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circolari unaapi
 

Circolare n° 1 del 27 febbraio 2004

1) Contaminazione del miele.
Sono crescenti le segnalazioni d'individuazione, nelle varie fasi di lavorazione e commercializzazione, di partite di miele contaminato con residui di antibiotici; diverse sono le sostanze rinvenute in quantitativi anche significativi (terramicina, streptomicina, sulfatiozolo, tilosyna, nitrofurano ecc..) così come sono varie le origini di provenienza.
L'U.N.A.API. invita tutte le realtà associative apistiche ed i singoli apicoltori a valutare con tutta l'attenzione che merita la gravità e l'entità del fenomeno e ad implementare le procedure produttive e tutte le misure di vigilanza e d'attenzione affinché, quantomeno, non sia coinvolto in nessuna misura il miele di qualità di produzione nazionale.

2) Circolare AGEA Calamita 2002
L'AGEA ha, finalmente, emesso circolare attutiva del programma di aiuti del MIPAf per la calamità in apicoltura del 2002. Il testo è consultabile sui principali siti apistici.
La scadenza di presentazione delle domande è a tempi stretti chiediamo pertanto ad associazioni ed enti di attivarsi.
L'U.N.A.API.:
- Si è mobilitata insieme ad apicoltori, associazioni ed enti, dall'estate 2002 in poi, per ottenere il riconoscimento dello stato di calamità che ha colpito l'apicoltura in quell'anno;
- Ha salutato con soddisfazione, a seguito delle azioni mediatiche intraprese, il riconoscimento della calamità 2002 da parte delle istituzioni e gli impegni assunti;
- Ha seguito passo, passo tutti i tentativi per dare attuazione a quanto promesso dal Ministro Alemanno sulle azioni a sostegno degli apicoltori causa avversità naturali anno 2002;
- Ritiene positivo che si sia giunti, finalmente, all'emanazione di una circolare applicativa predisposta dall'AGEA;
- Giudica inaccettabili diversi punti contenuti nella circolare applicativa AGEA.

L'U.N.A.API. ha ragione di ritenere che si sia perseguito l'obiettivo di non spendere quanto promesso e disponibile.
La circolare AGEA infatti propone svariati aspetti che impediscono agli apicoltori d'avvalersi dei fondi formalmente disponibili:
1. Prevede una tempistica inusuale per la presentazione delle domande e tale da determinare, in particolare in mesi di grande impegno di campo per gli apicoltori, una prima sostanziale "scrematura"dei possibili beneficiari;
2. Riconosce, senza fornire motivazione alcuna, il danno solo alle aziende commerciali che possiedono un numero minimo di alveari censiti pari a n.105 dimenticando che l'apicoltura è, per eccellenza, attività integrativa del reddito rurale ed agricolo, e che la definizione di "produttore apistico che esercita l'attività a fini economici" è caratterizzata dall'aver acquisito una specifica posizione IVA non legata o riferita ad un numero preciso e definito di alveari;
3. "Dimentica" che in alcune regioni in montagna e collina gli alveari necessari per definire la prevalenza professionale dell'apicoltore non sono 105 ma bensì 60;
4. Non specifica se tale limite dei 105 alveari riguarda la sola annualità 2002 od anche le tre pregresse poste quale riferimento;
5. Vincola la domanda alla verifica di censimento degli alveari alle AUSL, quando tale obbligo non è uniformemente praticato in tutte le regioni italiane;
6. "Dimentica" sia le aziende con recente crescita del numero di alveari allevati sia quelle da poco insediate, penalizzando particolarmente i giovani e le aziende con recenti investimenti;
7. Non definisce procedure certe ed univoche per il computo del fatturato medio di riferimento;
8. Impone alle Regioni la verifica di conformità della documentazione probatoria quando nel contempo accetta anche l'eventualità di un'autocertificazione del produttore resa ai sensi del D.P.R. 445 del 28.12.2000, attestante la rispondenza del fatturato alla reale produzione degli anni di riferimento.
L'U.N.A.API. constata con dispiacere che non si sono volute accettare proposte migliorative e ritiene che tale atteggiamento possa essere spiegato solo con la volontà di realizzare formalmente l'aiuto promesso ma non renderlo possibile nella pratica.
L'U.N.A.API., nell'invitare comunque tutti gli apicoltori ad attivarsi per presentare le domande, esprime la speranza che il Ministro Gianni Alemanno, l'AGEA e le Regioni possano radicalmente rivedere le procedure adottate.

3) Riconoscimento delle associazioni apistiche.
Rispetto alle novità (contraddittorie) in divenire sulla nuova definizione delle Organizzazioni di Prodotto agricole ed alla totale mancanza d'iniziativa del MIPAF in merito alle problematiche associative specifiche apistiche segnaliamo, con apprezzamento, l'iniziativa assunta da due regioni:
- L'assessore regionale all'Agricoltura del Piemonte Ugo Cavallera, in data 29 dicembre 2003, ha inviato una lettera per l'apertura di una discussione alla Conferenza Stato Regioni e l'attivazione di uno specifico gruppo di lavoro. Nello scritto, dopo aver costatato che le nuove O.P. sono tenute al vincolo dell'effettiva commercializzazione del 75% del prodotto degli aderenti, propone invece che le azioni previste dal Regolamento 1221/97 debbano essere sviluppate da associazioni che rappresentino la maggioranza degli apicoltori nei territori di riferimento. Propone pertanto di prevedere nell'ambito della delega del governo la definizione di criteri per il riconoscimento di due tipologie di associazioni apistiche: da un lato le O.P. e dall'altro le Associazioni Apistiche riconosciute ai fini dell'attuazione del regolamento 1221/97. Tale provvedimento consentirebbe di attuare quanto prescritto dal Reg. 1221/97, cioè attuazione dei programmi in collaborazione con associazioni apistiche territoriali e nazionali, oltre a consentire un'applicazione del Regolamento 1221/97 uniforme, con criteri comuni fra le varie regioni.
- L'assessore all'agricoltura della regione Lombardia, On. Viviana Beccalossi, ha posto quale criterio per il riconoscimento delle associazioni apistiche ai fini dell'attuazione del Regolamento 1221/97 nella regione a partire dal 2004, oltre alla consistenza del fatturato degli aderenti, un numero minimo di 50 aderenti con partita IVA che conducano quantomeno 105 alveari in pianura e 60 alveari in collina e montagna.

Fa piacere constatare che il federalismo è inteso non da tutti come assoluta de responsabilizzazione e conseguente mancanza d'iniziativa sugli adempimenti comuni salvo, poi, lamentarsi su quanto viene deliberato centralmente.

L'U.N.A.API. ritiene che quanto prescritto dal regolamento 1221/97, collaborazione con le associazioni apistiche, necessiti la definizione di criteri comuni tra le regioni (il Regolamento, infatti, si attua con un piano nazionale comune) dei requisiti dei partner associativi per l'attuazione delle azioni. Ritiene che tali requisiti debbano garantire l'effettiva rappresentanza degli apicoltori e che non siano in alcun modo, invece, connessi alla commercializzazione di prodotto.
L'U.N.A.API. ricorda che le azioni previste dal Regolamento 1221/97 esulano completamente dalla commercializzazione ed auspica che si possa giungere, finalmente, ad una decisione che tenga conto delle specificità di mercato dell'apicoltura e che svincoli totalmente il riconoscimento delle associazioni apistiche dall'obbligo, tipo economia pianificata sovietica, di svolgere la commercializzazione del miele dei soci.

4) Deroga nutrizione in apicoltura secondo il metodo di produzione biologico
Il MIPAF ha in dicembre inviato alle regioni una circolare sull'autorizzazione alla deroga per la nutrizione artificiale con sostanza zuccherine d'origine biologica agli alveari.
L'U.N.A.API. ha seguito i lavori di elaborazione di tale provvedimento ed esprime l'auspicio è che tale circolare possa essere confermata dal decreto legge sull'agricoltura biologica in via d'emanazione da parte del ministro dell'agricoltura On. Gianni Alemanno.

5) Regolamento 1221/97
Da parte della Commissione europea è in atto la valutazione del regolamento europeo e la definizione di un nuovo provvedimento per gli anni a venire. Alcuni testi sono consultabili sul sito www.mieliditalia.it.
L'U.N.A.API. in piena sintonia con il gruppo miele del COPA COGECA ha avanzato al MIPAF diverse proposte d'integrazione e modifica.
Sul testo in via di definizione si segnala, in particolare, l'aspetto positivo del possibile finanziamento dell'acquisto di famiglie d'api e l'aspetto negativo conseguente all'esclusione di finanziamento di analisi del miele.

6) Stato degli allevamenti apistici
Non sufficiente efficienza dei trattamenti tampone con timolo, ceppi di varroa resistenti al chumafos, gravi carenze di nutrizione (in particolare proteica) in fase di preinvernamento, nosemiasi, inverno rigido queste alcune delle cause che, in varie regioni, fanno registrare gravi perdite del patrimonio d'alveari e provocano una forte domanda d'acquisto di famiglie d'api cui non corrisponde sufficiente offerta.
La Commissione Sanitaria U.N.A.API., avanza nell'ambito dei vari momenti di lavoro, fra cui il convegno all'Apimel di Piacenza, la proposta di concentrare prove e sperimentazioni su alcuni protocolli sperimentali comuni, con uno sforzo particolare per individuare le priorità e l'attenzione alla confrontabilità dei lavori ed alla necessità di fornire indicazioni.
L'U.N.A.API. nel registrare la gravità della situazione invita associazioni, enti ed apicoltori singoli ad un maggiore sforzo di lavoro comune per trovare le soluzioni che consentano la sopravvivenza dell'apicoltura produttiva.

Distinti saluti
Francesco Panella
Presidente U.N.A.API.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010 -