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Ceramica per il miele: tradizione e stile

Dalla ricerca appassionata sulle tradizioni e dalla memoria del passato una proposta di maggiore attenzione al valore del recipiente quale specchio e complemento alla qualità e valore del contenuto.

Sin da quando ho avuto le mie prime produzioni di miele, ormai trent'anni fa, ho sempre posto la massima cura alla sua ottimale presentazione confezionandolo in vasetti di vetro. Tutti gli operatori in apicoltura oggi riconoscono l'eccellenza della confezione in vetro.
La personalizzazione avviene attraverso l'etichetta che, oltre ad indicare tutte le diciture previste dalla legge, riporta anche il logo dell'azienda oppure le foto del fiore dal quale proviene il miele.
Da quando m'interesso del passato dell'apicoltura ho scoperto evoluzioni della tipologia dei contenitori atti alla migliore conservazione del nettare degli dei che mi hanno sorpreso ed incuriosito e su cui ho raccolto qualche testimonianza. Ed in effetti dobbiamo risalire all'evoluzione della tecnologia che consentì e facilitò la fattura di superfici di vetro di dimensione più grande, tale da poter predisporre apposite arnie da osservazione con pareti trasparenti.
Nei primi anni del 1700 Renato Antonio Ferchault, signore di Reamur, fisico, tecnico e naturalista, inventore del termometro, utilizzava arnie da lui progettate, con vetri per osservare e descrivere l'anatomia dell'ape, i suoi costumi, l'architettura dell'alveare.
Vorrei ricordare questo Grande che stabilì la teoria del calore e della sua diffusione, che ha perfezionato l'industria dell'acciaio e della porcellana ed ha esplorato il mondo dei molluschi e degli insetti.
Sono particolarmente interessanti per gli apicoltori i suoi sei volumi "Memories pour servire a l'istoire des insects" scritti tra il 1734 ed il 1742, nei quali egli completa la descrizione dell'anatomia dell'ape, descrive la teoria degli sciami e la vita delle regine. Era cura di questo scienziato, inoltre, diffondere le sue osservazioni, descrivendo e illustrando l'alveare da osservazione vetrato nelle pubblicazioni dell'epoca. I suoi scritti erano molto seguiti dall'alta borghesia e dalla nobiltà, tanto da farne frequente argomento di conversazione e d'attenzione dei salotti.
In molte ville di campagna ricche di giardini con piante esotiche e con fioriture abbondanti e multicolori per stupire gli ospiti, vennero quindi introdotti apiari con arnie in vetro per il diletto d'osservare i fenomeni descritti dal signore di Reamur.
La moda si diffuse moltissimo anche in Italia e si ebbe un tale successo che in molte, fra le maggiori città italiane, si dotarono i giardini pubblici di gazebo-padiglioni con le arnie trasparenti, affinché anche i cittadini potessero osservare le meraviglie dell'alveare.
Nell'800 l'Italia era meta di artisti e personalità sovente ospiti nelle ville con parco e relativo apiario più o meno razionale e dotato di alveari con vetri; con una certa frequenza si riproponeva il quesito di che tipo di miele producessero le api inserite in un giardino così rigoglioso e ricco di fioriture inconsuete e meravigliose. Alcuni fra i padroni di casa, per soddisfare tale curiosità, misero a punto una piacevole abitudine cerimoniale di commiato dal personaggio ospitato che consisteva nel dono del miele prodotto dalle api del giardino, confezionato in una ceramica decorata da motivi floreali con api; molto effetto con ben poca spesa.

Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele
Ceramiche da miele

In alcuni casi nelle letterine di saluto o scritto sui vasi c'era la dicitura "Miele d'Italia" oppure come nella fotografia n. 2 il nome della villa, affinché degustando il miele potessero tornare a mente i momenti piacevoli trascorsi in quel luogo.
L'utilizzo di vasi di coccio o di ceramica quale recipiente per il miele risale alla notte dei tempi e ve n'è testimonianza in tutte le civiltà antiche dagli egizi, ai greci, ai romani, fino ai cinesi, ma in questo caso l'importanza e la qualità del contenitore ci propone un salto di qualità che è attinente al miglior sposalizio tra ciò che è buono e ciò che è bello. Insomma una questione di made in italy legata al gusto, alla moda ed allo stile.
In quell'epoca, infatti, s'afferma una nuova forma d'apicoltura ben diversa da quella legata solo alla ruralità, ai chierici ed ai conventi: l'apicoltura dei gentili, tema di notevole spessore, ma che necessiterebbe di molto spazio e su cui spero di poter tornare.
Lo stile della ceramica era il fiorito che a seconda del committente e del ceramista vedeva realizzazioni di vario tipo con alcune opere anche di particolare pregio e valore.
Rispetto alle dimensioni dei recipienti non si poneva l'esigenza della corrispondenza ad un peso determinato, quale ad esempio la relazione per noi scontata ad una misura decimale di peso o volume. In compenso notevole cura veniva dedicata alla forma con la realizzazione di vasi dalla bocca larga e dagli spigoli arrotondati per raccogliere meglio il miele con il cucchiaio; le forme più indicate erano quindi le olle ed i piccoli orci. (foto n.3-5)
I contenitori per il miele che si diffusero all'epoca dell'apicoltura dei gentili erano, probabilmente, ispirati ad una tipologia di vasi preesistenti, realizzati normalmente in ceramica e presenti, quale elemento indispensabile, fin dalle più antiche farmacie. Le prime testimonianze di questa tipologia di vaso risalgono al 1500 e la denominazione comunemente utilizzata dagli speziali e farmacisti dell'epoca era "ALBARELLO" (foto n.4).
Frequentemente tali vasi riportavano la dizione "MEL ROSATUM" (foto n.7), corrispondente ad una specialità degli speziali per la cura di numerose malattie, la cui ricetta antichissima a base di miele e petali di rosa, subisce numerose varianti nei secoli e così anche le scritte sui vasi. La variante più semplice è quella della sola parola: "MIELE" (foto n.4-6).
Da questa tradizione derivano i due vasi, che quasi tutti abbiamo in casa, con la dicitura SALE e ZUCCHERO per non incorrere in errore ed evitare il rischio di ottenere il caffè salato ed il brodo dolce.
Una piccola menzione a parte meritano le due confezioni, una in alluminio e l'altra in cartone pressato e paraffinato all'interno, destinate ambedue alle cambuse dei transatlantici a fine 800 - inizio 900.
Le caratteristiche ricercate e necessarie erano, in questo caso, l'inossidabilità e l'infrangibilità del recipiente impiegato per la conservazione del prezioso dolcificante. Da notare come nel caso della scatola metallica sia sufficiente la rappresentazione dell'ape sul coperchio per indicare il contenuto di miele. Anche in questo modo quindi il miele d'Italia ha cominciato a viaggiare e ad essere apprezzato in tutto il mondo (foto n. 9).
Concludo con una mia personale riflessione: recentemente, su di una rivista di moda in un elenco di possibili comportamenti ricercati di stile e d'eleganza nelle relazioni, c'era quello di presentarsi ad un invito a cena da amici con un vasetto di miele italiano. Propongo di considerare per questa possibile forma di piacevole presente una confezione adeguata. Un vaso di ceramica, decorato secondo la migliore tradizione e maestria dei mastri artigiani italiani dell'800 e del 900, dopo il consumo del miele d'Italia, non verrà gettato e continuerà sempre a parlare di voi e del miele ai vostri amici.
Forse anche questo è un possibile modo per promuovere la qualità dei magnifici mieli d'Italia che potrebbe trovare un qualche interesse nei consumatori.

Fausto Ridolfi

(Da L'Apis n.8 - 2004)

31 Luglio, 2010 -