|
|
|
ESPERIENZA
E CONSIDERAZIONI SULLA TRASFORMAZIONE DELLA CERA
|
La
"bonifica" della struttura portante dell'alveare: un percorso
impegnativo ma possibile, con l'impegno di tutti i soggetti coinvolti
basato su "patti chiari".
Le api, la covata, il miele, il polline, sono
tutti elementi che passano nell'alveare, vi transitano lasciando
la loro "impronta". Vi lasciano la propria traccia, l'esuvia
di ogni ape che nasce, l'acidità del nutrimento, il colore
del polline, il profumo del miele.
Il
profumo... ci pensate? Per togliere alla cera il profumo del miele
occorre riscaldarla a temperature tanto elevate da rovinarla. Nella
normale lavorazione, sterilizzazione e trasformazione in fogli cerei,
il profumo originario rimane, per quanto ridotto e magari modificato,
fino alla fine.
E pensare che il profumo è qualcosa di così "lieve"
nella sua essenza, aldilà della sua intensità.
Ora, pensiamo a cosa può rimanere di una sostanza chimica,
inesistente in natura, immessa nell'alveare, che penetra impregnando
la cera, la covata, il legno dei telai e dell'arnia.
Il fluvalinate usato gli scorsi anni come varroacida, fu pubblicizzato
come uno dei prodotti più persistenti, creato per resistere
decenni nel terreno. A parte l'azzardo di immettere nell'ambiente
un prodotto tanto inquinante, figuriamoci in un ambiente così
protetto come la cera quanto, questo e gli altri principi attivi
utilizzati nella lotta alla varroa, possono rimanere e, soprattutto
per quanto tempo, potranno essere reperibili attraverso analisi
di laboratorio.
In termini apistici, per ripulire l'alveare dai residui degli insetticidi
utilizzati in apicoltura convenzionale, occorre sostituire tutto
il materiale contaminato.
Al
fine di spiegare quanto può essere fuorviante non distinguere
adeguatamente tra inquinato e non (o presunto tale) racconterò
quanto successo, una decina di anni or sono, ad una famosa e seria
cooperativa siciliana di agricoltori bio.
Su una partita d'uva da tavola spedita nell'Italia settentrionale
furono trovati residui di sostanze chimiche non ammesse. Vennero
ricercati tali residui nelle piante e nel terreno senza risultato
e alla fine si trovò che i residui erano nel legno delle
cassette usate per la raccolta!
Tralasciando l'arnia (sperando che il problema di una ricontaminazione
dal legno della stessa non si presenti) occorre organizzare il cambio
dei favi dell'alveare con telai dotati di fogli cerei incontaminati.
Tale sostituzione deve essere il più veloce possibile al
fine di evitare una migrazione dai favi inquinati ai nuovi favi
tramite particelle di cera traslata dalle api e dipende oltre che
dalle capacità dell'operatore, dalla disponibilità
di raccolto.
Un altro fattore determinante è la disponibilità di
cera esente da residui. In considerazione della ridotta quantità
di cera nuova, prodotta durante l'opercolatura dei favi di miele,
e sapendo che alla stessa viene addizionata cera proveniente dal
nido e quindi contaminata, la stessa cera di opercolo dimostrerà
una quantità di residui dipendente dalle modalità
di conduzione delle colonie.
L'operatore
deve effettuare una netta divisione della cera di produzione aziendale:
da una parte esclusivamente opercolo; dall'altra, favi da nido e
da melario, abbozzi diversi, ponti e quant'altro.
E' necessario disporre di una sceratrice per tipologia di prodotto,
altrimenti conviene distruggere o in ogni modo non lavorare in azienda
la cera inquinata.
Partendo da una situazione "normalmente" inquinata, operando,
con attenzione e naturalmente utilizzando solo metodi biologici
per il controllo delle malattie, probabilmente in 4 o 5 anni si
dovrebbe riuscire ad arrivare ad una cera di opercolo con un quantitativo
di residui estremamente basso.
Per velocizzare il tempo di conversione occorrerebbe reperire all'esterno
cera esente da residui.
L'ulteriore problema è che anche la cera pulita ha un punto
critico, dimostratosi negli ultimi anni disastroso: la trasformazione
in fogli cerei.
Diverse aziende apistiche hanno avuto l'amara sorpresa di constatare
che la loro cera, durante la trasformazione si era arricchita di
residui in maniera impressionante!
L'Istituto
Nazionale di Apicoltura ha condotto un lavoro individuando con precisione
punti critici e conseguenti criteri per ottenere risultati ottimali:
in pratica, per effettuare una trasformazione senza il rischio di
arricchire la cera con p.a. presenti nelle partite precedenti occorre
che il trasformatore LAVI GLI IMPIANTI!
Certo, è la scoperta dell'acqua calda, eppure ci troviamo
di fronte ad abitudini radicate.
In genere il trasformatore al massimo raschiava il cosiddetto forno
(vasca sterilizzatrice) con una spatola e via.
Ho impiegato degli anni per far capire al trasformatore che non
volevo il "rimbocco" (operazione nella quale la cera debordante
dagli spazi di stampaggio all'uscita dei rulli è sostituita
con altra) e che preferivo perdere 20 kg per partita anziché
subire la miscelazione della mia cera con quella di chiunque altro!
Ma è così difficile pulire i macchinari?
E' così impossibile eliminare le tracce di cera e quindi
anche i residui che in essa risiedono?
E poi, l'aumento sconsiderato dei p.a. inquinanti è spiegabile
con la quantità limitata di cera che rimane nel condotto
di uno o due rubinetti o è, più che altro, il risultato
di una sottovalutazione del problema?
Oppure è solo questione di tempo (da una a due ore lavorative)
che l'operatore non vuole dedicare alla pulizia?
Nel novembre 2001 mi sono trovato a gestire la trasformazione di
un consistente quantitativo di cera in pani, di cui una parte per
conto di CONAPI. Tale cera, essendo totalmente priva di residui
di inquinanti (analisi effettuata in due diversi laboratori) era
destinata all'utilizzo in apicoltura biologica.
La
scelta del trasformatore adeguato all'operazione è stata
effettuata in base alla rispondenza dello stesso ai requisiti richiesti:
- Certificazione del processo produttivo.
- Linea dedicata per apicoltura biologica o sicuro rispetto spazio/temporale.
- Accurata pulizia degli impianti con soda.
- Ulteriore ripulitura delle vasche e dei canali accessibili tramite
solvente.
- Magazzino o spazio dedicato alla partita in oggetto.
- Presenza di un nostro addetto durante le fasi di lavorazione.
La ditta Solfrini Giorgio di Cesena rispondeva a tutti i requisiti
richiesti; vi era, inoltre, l'occasione di inaugurare la nuova linea
differenziata per l'apicoltura biologica (la ditta è certificata).Prima
dell'inizio della trasformazione, dalle parti, è stato firmato
il contratto di lavorazione contoterzi.
Questa tipologia di contratto è normale per qualsiasi attività,
industriale o commerciale; ma in agricoltura evidentemente non se
ne considera l'esigenza.
Va comunque sottolineato che al di là del contratto (obbligatorio
per l'Organismo di Controllo della mia azienda), l'operazione di
lavorazione in conto terzi, è regolata da apposita normativa
del codice civile!
Gli impianti di lavorazione della ditta sono così fatti:
Un forno sterilizzatore, dotato di vasca bassa e larga con capacità
di circa 450 kg. Doppia linea di pescaggio, ognuna dotata di pompa
propria, doppia vasca di decantazione, ultima vaschetta di livello
unica.
La vasca del forno sterilizzatore è unica per le due linee,
come la vasca di livello finale. Il fattore positivo della vasca
è dato dall'accessibilità per la pulizia, quello negativo
ovviamente dal fatto che è unica per le due tipologie di
prodotto.
Al termine d'ogni partita di cera e d'ogni giornata lavorativa,
viene effettuata la pulizia completa degli impianti.
Prima di procedere all'immissione della partita di cera destinata
a coprire la prima delle circa quattordici giornate lavorative occorse
per la lavorazione del lotto, tramite un panno imbevuto di trementina
è stata verificata la residualità sulle pareti della
vasca, considerata poi non necessaria data la limitatezza del materiale
raccolto.
Il risultato ottenuto (i fogli cerei sono usciti puliti come la
matrice) dimostra la possibilità di trasformare cera priva
di residui senza rischio di contaminazione.
Voglio però sottolineare che al di là della adeguatezza
dell'impianto diviso in linee separate (condizione ottimale per
la rispondenza alla normativa sulla trasformazione del prodotto
da agricoltura biologica) la parte fondamentale è giocata
come sempre dalla serietà e dalla co(no)scienza dell'operatore.
Conclusioni
Il livello di inquinamento raggiunto nei prodotti dell'alveare è
arrivato a limiti insostenibili nella cera, anche di opercolo, e
nel propoli tanto che in varie partite sono stati rilevati alcuni
mg/kg di pesticidi. La conversione da apicoltura convenzionale a
biologica richiede un duro lavoro ed attenzioni particolari. E'
necessario conoscere il livello di inquinamento della propria cera
prima e dopo la trasformazione. Occorre siglare un contratto di
lavorazione conto terzi. La trasformazione della cera è un
punto critico superabile.
ANGELO DETTORI
1 marzo 2002
La proposta di un contratto per la trasformazione,
cui attenersi:
CONTRATTO DI PREPARAZIONE PRODOTTI
IN CONTO TERZI
Tra il Sig. ......................nato
a ........................ il .................... titolare dell'azienda
..................................... ........................................................
assoggettata al controllo ai sensi del Reg.CEE2092/91 e successive
modifiche ed integrazioni da parte dell'Organismo di Controllo ................................................................,
identificato con codice operatore ...............................................
di seguito indicato come "il produttore" .
E il Sig ............................nato a.............................il
.............................titolare o legale rappresentante della
ditta .....................................................
( q trasformazione; q condizionamento ; q confezionamento ; q etichettatura
; q conservazione )
di prodotti del comparto ................................................
, partita IVA...................................... assoggettato
al controllo ai sensi del Reg CEE 2092/91 e successive modifiche
ed integrazioni da parte dell'Organismo ...........................................
identificato con codice operatore............................................
di seguito identificato come "il preparatore" si stipula
quanto segue:
1. Il preparatore assume l'incarico
per la trasformazione della cera consegnatagli dall'azienda del
produttore medesimo.
2. Il produttore garantisce che alla
partita è stato prelevato campione rappresentativo e che
il risultato è quello presentato in accompagnamento della
partita stessa.
3. Prima dell'inizio della trasformazione
verranno effettuati prelievi a campione i quali saranno testimoni
dello stato del prodotto alla consegna, in caso di riscontro anomalie
o di non rispondenza delle analisi del prodotto trasformato.
4. Il preparatore si impegna a mantenere
gli impianti in stato di perfetta pulizia e igiene nonché
privi di qualsiasi residuo di sostanze estranee di qualsiasi origine
e ad evitare qualunque contatto o commistione fra la partita del
produttore ed altre partite in transito dagli impianti.
5. Il preparatore si assume tutte
le responsabilità nei confronti dell'Organismo e delle Autorità
di controllo relativamente a quanto accade nel corso del processo
di preparazione, dalla consegna del prodotto sfuso sino alla riconsegna
del prodotto preparato o trasformato.
6. Il preparatore si assume tutte
le responsabilità nel custodire i prodotti consegnati dal
produttore, presso le aree abilitate.
7. Il preparatore si impegna a consentire
l'accesso del personale incaricato dei controlli (a cui il produttore
è assoggettato ai sensi del Reg.CEE 2092/91 e succ. modifiche)
ai luoghi di immagazzinaggio, di preparazione, nonché ai
registri ed ai documenti giustificativi necessari ai fini dell'ispezione,
nonché a fornire tutte le informazioni necessarie per l'ispezione
medesima.
8. Il preparatore si impegna nei confronti
dell'Organismo di Controllo a ché tutte le fasi di preparazione
si svolgano in osservanza alle disposizioni ed alle misure precauzionali
dettate dall'Organismo e dall'Autorità di Controllo, nonché
di dare avviso della data esatta di inizio lavorazione con almeno
48 ore di anticipo.
9. Il preparatore si impegna ad emettere
fattura di lavorazione nei confronti del produttore indicando la
natura della lavorazione, il numero di confezioni prodotte nei quali
lo stesso viene riconsegnato, nonché le indicazioni relative
al lotto di preparazione corrispondente a quello riportato nel Contrassegno
accompagnamento merci destinate alla preparazione, di cui una copia
sarà allegata alla fattura.
10. Il preparatore si impegna a confezionare
il prodotto entro gg. ................ dalla consegna.
11. Il corrispettivo pattuito fra
le parti è di euro. ................. per ogni kg indipendentemente
dalla quantità.
12 Per tutto quanto non previsto valgono
le norme del Codice Civile.
IL PRODUTTORE ..............................................................................................IL
PREPARATORE
|
|
ultima modifica:11 Aprile, 2004
-
|
|
|