CACCIATORI
DI MIELE
Prima dell'uomo
Le api, insetti sociali, apparvero molto prima dell'uomo; almeno 50
milioni di anni fa, come documentano i reperti fossili di Bolca. Alcuni
pezzi di ambra fossile, contenenti api da miele, ritrovati sul litorale
del Mar Baltico, risalgono a 40 milioni di anni fa.
De Rilly e Vayssieré descrissero minutamente un'ape pietrificata
rinvenuta in giacimenti di Aix-en-Provence.
"Quest'ape, la cui lunghezza totale è di 16 mm, ha
il corsaletto lungo 5 mm, l'addome 9 mm, l'ala superiore 10 mm e la
zampa del terzo paio 7 mm e mezzo.
Sul davanti della testa, sulla quale sembra vedersi un occhio ben
conservato, nettamente si vedono le antenne. Per quanto il resto del
corpo sia troppo schiacciato, si direbbe la testa triangolare di un'ape
con le mandibole rivolte in avanti. Il corsaletto, schiacciato, presenta
nel centro una forte depressione nera e sui bordi vi si osservano
due cercini, dei quali l'uno è di colore aranciato. L'ala sinistra
si trova magnificamente spiegata e presenta tutti i caratteri di quella
dell'ape mellifica... "
Nel 1915, F.Meuner descrisse un'ape geologica alla quale impose il
nome di Apis oligoceanica Meun. Ma alle api fossili sono stati dati
diversi noni. Statz, ad una di esse, impose il nome di Synapis kaschkei
Statz ed altri studiosi identificarono tre nuove specie di api estinte:
Synapis
dormitans, Synapis hezischawi e Apis melinopoides. Mah!
Si ritiene che le colonie di api mellifere furono le prime, tra gli
insetti sociali, ad evolversi in società dalla complessa organizzazione.
I rifugi utilizzati furono, da sempre, luoghi naturali: buchi nel
terreno, fratture nelle rocce, incavi negli alberi.
Il miele allora prodotto era difficilmente distinguibile da quello
attuale e, comunque, l'ape preistorica non era meno domestica di quanto
sia l'attuale. Quando si scoprì che l'alveare era una fonte
ricca di un prezioso alimento, molti mammiferi, insetti ed uccelli,
ben prima dell'uomo, ne divennero abili predatori.
L'orso, l'animale più ghiotto di miele, è un vero demolitore
di alveari. Anche le scimmie predano miele infilando nel centro dell'alveare
un bastone che ritraggono imbrattato di miele. In fondo, l'uomo saccheggiando
gli alveari non fece altro che imitare gli animali, semplicemente
perfezionando le loro tecniche.
I primi cacciatori di miele.
In base a recenti studi sembra che la raccolta del miele effettuata
dal popoli cacciatori-raccoglitori fosse una delle più importanti
attività umane fin dal termine delle ultime glaciazioni. Viene
da chiedersi se le api siano vissute anche durante le glaciazioni,
considerando che durante esse le Alpi, i Pirenei e l'Europa del Nord
venivano coperte da spesse calotte di ghiaccio e che il clima dell'Europa
centrale assomigliava a quello dell'attuale Siberia. A Sud dei Pirenei
il clima era di tipo temperato umido e le pianure e le valli si coprivano
di distese di boschi di caducifoglie. In tali condizioni le api prosperavano
ed, in effetti, si ritiene che la penisola iberica sia stata il rifugio
più adatto all'ape durante il ritorno dei periodi glaciali.
Non a caso la maggior parte delle incisioni con raffigurazioni di
api e di raccoglitori di miele è stata rinvenuta in Spagna.
Inizialmente la ricerca degli sciami e la raccolta del miele avvenivano
casualmente, come per qualsiasi altro prodotto idoneo alla sussistenza.
Gradatamente ai cacciatori improvvisati si sostituirono raccoglitori
veri e propri, specializzati in un mestiere tenuto in grande considerazione
ed appartenenti ad una casta rispettata. Le loro tecniche si sono
tramandate inalterate fino ad oggi.
Naturalmente gli attrezzi utilizzati si sono deteriorati: tutte le
notizie che abbiamo provengono dall'interpretazione di centinaia di
incisioni rupestri rinvenute in Europa, Africa ed Asia.
Le grotte di Altamira.
Le incisioni eseguite nelle grotte di Altamira (regione di Santander,
costa settentrionale della Spagna) risalgono ad un periodo compreso
tra il 18.000 e l'11.000 a.C.
In
una stanza laterale si trovano figure a forma di scudo nel centro
del soffitto che ricordano i favi e, su una parete, si intravedono
due o tre scale. Le scale, diversamente da quanto ci si possa aspettare,
sono disposte orizzontalmente; si ritiene che gli artisti del Paleolitico
non mirassero ad una rappresentazione narrativa e scenica ma, attraverso
associazioni spaziali a noi sconosciute, cercassero di evocare idee
o credenze magiche. Spesso la natura offriva suggerimenti interpretati
come un segno della presenza degli spiriti: sopra l'ingresso della
stanza pende una stalattite che, facilmente, ricorda uno sciarne d'api
pietrificato. E' possibile che l'artista, guidato da questa suggestione
abbia completato la scena dipingendo nella stanza i simboli di caccia
e raccolta del miele.
Nel Levante spagnolo.
Nella Spagna orientale si sono trovate abbondanti testimonianze di
arte rupestre risalenti ad un periodo compreso tra l'8.500 ed il 2.500
a.C.. Siamo in un arco di tempo che va dal Mesolitico al Neolitico
e sono evidenti le differenze con la precedente arte paleolitica:
le pitture si trovano su rocce riparate all'aperto, le figure sono
piccole e movimentate ed hanno precisi significati narrativi oltre
che rituali.
L'importanza delle api in questa parte della Spagna è testimoniata
dai numeri: su un totale di 7.000 figure studiate, 247 sono di insetti
e la maggior parte di essi possono essere ragionevolmente considerate
api. Normalmente esse sono rappresentate come piccole croci o punti,
ma si riscontrano anche figure più complesse. Inoltre le api
sono riprodotte in dimensioni maggiori rispetto alle altre, o perché
troppo piccole nella realtà per essere riprodotte o, più
probabilmente, perché messe in risalto per ragioni propiziatone.
Spesso le api sono raffigurate in sciami attorno a figure umane o
animali, senza alcuna relazione con la raccolta del miele.
Come essere allora certi che i puntini segnati si riferiscano proprio
alle api?
La
vegetazione, infatti, è rappresentata assai raramente e non
è, quindi, possibile sapere se le api rappresentate fuori dal
contesto stiano bottinando oppure no.
Bene, nel 1924, a La Arana, venne identificato un graffito riproducente
una scena di inequivocabile significato e di rara bellezza. Abbiamo
cercato di evidenziarne l'importanza riportandone un particolare in
copertina: le piccole macchie che circondano la figura umana, che
sale sulle liane con un contenitore in mano, possono essere considerate
api che volano attorno al proprio nido rappresentato dalla cavità
nella parete rocciosa.
Altre pitture rupestri, simili, sono state rintracciate in Sud Africa
ed in India.
La scena a più forte effetto narrativo è stata rinvenuta
a Cingle de la Eremita del Barranc Fondo (Castellon); nell'angolo
in basso, a sinistra, un gruppo di persone aspetta la spartizione
del miele; numerose persone si muovono sulla doppia scala che conduce
al nido e quelle più in alto sono circondate dalle api. La
scala oltre il nido si biforca: non è chiaro se si tratta di
due liane che ancorano la scala alla roccia o se, più semplicemente,
il quadrilatero scuro rappresenta un recipiente sorretto dalle due
liane. Questa scena riproduce una situazione che, in alcune parti
del mondo, forse si realizza ancora, tanto che...
Gli ultimi raccoglitori di miele.
...Solo una decina di anni or sono un fotografo francese, Eric Valli,
con la moglie Diane Summers, realizzarono immagini suggestive sulla
raccolta del miele da parte, forse dell'ultimo cacciatore di miele,
in Nepal.
Il racconto sulla vita di Mani Lal, questo il nome del cacciatore
nepalese, potrebbe essere anticipato di migliaia di anni e riferirsi
ad uno dei numerosi cacciatori di miele raffigurato nei graffiti paleolitici.
La stagione dei raccolti incomincia a maggio con la perlustrazione
delle valli alla ricerca dei grossi alveari (in Nepal vive un'ape
da miele che costruisce un unico favo largo fino a 120 cm ed alto
fíno a 180 cm). Si compone una squadra di otto-dieci persone
e, per alcune settimane, si vive nella foresta. Identificato un nido,
tre del gruppo, i più audaci, salgono in alto e srotolano verso
il basso la lunga corda di liane; Mani Lal scende fino al nido e,
ad un suo cenno silenzioso, i due rimasti calano dall'alto fasci di
foglie che, bruciando, liberano un fumo denso. Poi lasciano calare
rami di bambù con i quali Mani Lal stacca i favi e li depone
in cesti.
L'operazione dura più di un'ora e giù in basso, ai piedi
di una parete alta 50 metri, gli abitanti del villaggio, testa in
su, a bocca aperta, cercano di catturare le goccioline di miele che
cadono.
I raccolti di miele sono generalmente buoni: da 50 a 70 kg per alveare.
In 22 giorni di lavoro Mani Lai prese quaranta favi; altri ancora
vennero lasciati per poter avere altre famiglie nel successivo anno.
Il miele e la cera vengono poi barattati o venduti nei negozietti
locali. Nel 1983 il prezzo del miele era di 20 rupie al kg, circa
un dollaro USA.
Nessuno del figli di Mani Lai ha deciso di intraprendere l'attività
che, da generazioni, si tramandano in famiglia. Mani Lal: l'ultimo
cacciatore di miele?
In altre zone della terra si ha memoria di altre tecniche messe a
punto per la ricerca del miele: gli Aborigeni australiani, dopo aver
catturato alcune api, attaccavano un filo alle loro zampe per poterle
seguire, i cacciatori di miele americani ponevano su una tegola un
favo circondato da vertice bianca, marcando in modo visibile le api;
in Africa si è sviluppata un'interessante associazione tra
l'uomo ed un uccello ghiotto di miele, chiamato appunto uccello indicatore.
Questo guida i cacciatori fino ad un nido di api e, terminata la raccolta
di miele, i cacciatori lasciano all'uccello un favo colmo di miele. |