
Che brutto
mondo se sparissero le api
il Tirreno — 23 ottobre 2008 pagina 21 sezione:
SPETTACOLO
Spara a zero sull’Italia, bollando il Bel
paese come una terra di incolti senza la minima preparazione per
comprendere quella che considera la più alta delle sensibilità
umane, quella ambientale.
Lui è Giorgio Celli, eclettico personaggio che da anni calca
le scene dalla vita culturale e politica italiana. Professore emerito
alla Facoltà di scienze agrarie all’Università di
Bologna, entomologo, scrittore, conduttore televisivo e parlamentare
europeo per i Verdi nella legislatura dal 1999 al 2004, Celli è
una figura a tutto tondo.
E non risparmia critiche sferzanti all’intero ordito sociale. A
partire dal ministero per la Sanità , che Celli accusa di
aver emesso un decreto “salva api” che considera «un’autentica
buffonata». Il suo interesse per l’ecosistema da dove deriva,
è legato alla sua infanzia? «Fin da bambino sono stato
affascinato dalla natura. Sono curioso e ho sempre voluto capire
il perchè dei fenomeni, questa indagine porta alla curiosità
scientifica». Parliamo delle api, perchè ha cominciato
a studiarne i comportamenti e perché anche oggi rappresentano
la branca fondamentale delle sue analisi? «Perchè sono
dotate di grandi performance intellettuali, hanno profonde capacità
cognitive.
Le farfalle sono belle, ma stupide. Invece l’organizzazione di vita
delle api è considerata, fin dall’Antica Grecia, un modello
di convivenza sociale pacifica ». La frase di Einstein, secondo
cui se le api scomparissero agli uomini resterebbero pochi anni
di vita, è vera o è semplicemente un monito per la
nostra specie? «Si tratta di un ammonimento, che però
va tenuto in particolare considerazione. La scomparsa delle api
porterebbe carestie di dimensioni mondiali. Basta pensare al caso
che ha investito l’Irlanda a metà dell’Ottocento, quando
a causa di una malattia della patata è morto di fame più
di un milione di persone. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se
le api sparissero».
In verità adesso le api dovrebbero essere più tutelate,
dopo che il mese scorso il governo ha bloccato l’uso dei neonicotinoidi,
i pesticidi additati da apicoltori e ambientalisti come la causa
principale delle morie registrate negli ultimi anni. «Il decreto
del ministero della Sanità è una buffonata pazzesca.
E’ stato fatto con la leggerezza e l’assenza di sorveglianza che
da sempre contraddistinguono la politica italiana. Si proibiscono
i neonicotinoidi per la concia dei semi del mais, ma non quelli
da nebulizzare sui frutti. E’ una decisione assurda e superficiale.
E poi nessuno ha previsto controlli, quindi so per certo che molti
dei principi attivi messi al bando si possono comprare senza problemi.
Anzi avverto gli apicoltori che questo decreto si rivolterà
contro di loro, perchè la prossima estate le api continueranno
a morire e tutti diranno che la causa non era da addebitare ai neurotossici,
che quindi saranno riammessi dalla legge. Eppure i neonicotinoidi
sono davvero letali per le api, e quindi per la vita degli esseri
umani, come dimostrerò senza ombra di dubbio in uno studio
che sto portando avanti per l’Università di Bologna e per
il centro “Agricoltura e ambiente”, e che pubblicherò la
prossima primavera».
Anni fa c’era una generalizzata euforia per gli Ogm, visti come
panacea di tutti i mali , dalla fame nel mondo alle pandemie, passando
attraverso il miglioramento delle produzioni agricole. Adesso questa
fede sconfinata è a una battuta di arresto, perchè?
«Le biotecnologie sono completamente fallite. Gli Ogm non
servono contro le erbe infestanti e nemmeno per aumentare le produzioni
agricole. E’ stato dimostrato come addirittura, per evitare che
gli insetti diventino resistenti, la produttività del mais
Ogm risulta minore. La biotecnologia non serve neppure nel settore
farmaceutico, basta ricordare il caso del “Golden rice”, il riso
che doveva garantire apporti vitaminici alle popolazioni povere.
Ecco, per avere la razione vitaminica necessaria, una persona avrebbe
dovuto mangiarne tre chili al giorno. Così sarebbe diventata
obesa e mi chiedo se avrebbe avuto i soldi per comprrae queste quantità
di riso.
Non sono contro le biotecnologie in generale, ma contro una loro
aplicazione allargata all’agricoltura». Perchè dopo
il 2004, con la fine della sua esperienza di europarlamentare, ha
abbandonato la politica? «Sono rimasto deluso. Il Parlamento
europeo non ha potere deliberativo, noi facevamo proposte concrete
che poi il Consiglio dei ministri d’Europa non teneva neppure di
conto, addirittura ribaltava le nostre valutazioni. Anche in questo
caso voglio citare un esempio, quello della petroliera Prestige
che nel 2002 ha sversato a largo della Galizia. Bene, noi avevamo
deciso che entro il 2005 le petroliere dovevano avere la doppia
paratia, e il Consiglio dei Minstri europeo ha prolungato questa
indicazione fino al 2010. Ecco perchè non faccio più
politica, e poi sono più utile fuori per portare avanti battaglie
concrete sul campo». Se avesse potere esecutivo, quali sarebbero
le tre decisioni che prenderebbe subito? «Vorrei valorizzare
i prodotti locali, come il lardo di Colonnata o il parmigiano reggiano,
anche grazie a finanziamenti dello Stato.
Risolverei il problema dei pesticidi che uccidono le api e poi vorrei
risollevare le sorti degli agricoltori, che stanno scomparendo perchè
lo Stato li ha abbandonati invece di incentivare una cultura agricola».
La sua sensibilità ambientale come si ripercuote nella vita
che conduce tutti i giorni? «Non sono vegetariano, ma mangio
poca carne come ha sempre detto Veronesi. Spengo le luci se non
sono necessarie, vado in macchina lo stretto indispensabile e faccio
la raccolta differenziata. Faccio quello che dovrebbero fare tutti,
se non si ostinassero a pensare che l’ecologia è qualcosa
che spetta agli altri». Come considera l’Italia dal punto
di vista della sensibilità ambientale? «Dove non c’è
cultura, non c’è neppure sensibilità ambientale.
Questo è un paese di incolti. Gli italiani leggono un libro
all’anno, meno dei portoghesi, e guardano una televisione che propone
trasmissioni scandalose. E poi questo paese ha un popolo di incivili,
come dimostra l’invasione di rifiuti a Napoli». Qual è
la sua Arcadia , il luogo ideale in cui vorrebbe vivere? «Io
non voglio un luogo immaginario, so dove vorrei vivere. A Lugano,
in Svizzera. La gente è tranquilla e non si interessa agli
affari degli altri, la sanità funziona e i turisti sono trattati
con rispetto e attenzione. La gente rispetta le leggi dello Stato.
E’ vero che la Svizzera ricicla il denaro sporco, ma noi lo produciamo
e quindi non siamo migliori».
Anna Cecchini
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