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DOSSIER
ANTIBIOTICI
LA ZONA GRIGIA
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Da
due anni, alcuni risultati analici propongono il problema della
presenza di antibiotici in certi mieli. Ancora una volta, l'immagine
di questo prodotto naturale è minacciata. Ma qual è
la situazione reale sul campo? La presenza di antibiotici nel miele
è autorizzata? Nel quadro d'azione del COPA-COGECA, abbiamo
incontrato Xavier PAVARD, veterinario incaricato della legislazione
sulla sanità pubblica veterinaria della Commissione Europea.
Qual è la situazione del miele in
relazione agli altri prodotti alimentari?
La grande maggioranza dei prodotti alimentari è soggetta
alle esigenze sanitarie imposte dall'Unione Europea ai Paesi esportatori.
Queste regolamentazioni sono completate da criteri relativi alla
presenza di residui negli alimenti. Vengono imposti piani di controllo
dei residui di prodotti generalmente utilizzati nel contesto produttivo
o legati ad una forma di inquinamento ambientale. In materia di
miele, è richiesto solo questo piano di controllo. Per la
messa in opera di un piano del genere, sono necessarie tre condizioni:
- è necessaria la volontà delle autorità competenti;
- queste devono disporre di laboratori sufficientemente equipaggiati;
- si devono fissare dei limiti massimi di residuo per i diversi
principi attivi che si rischia di ritrovare nei prodotti d'importazione.
Se una tale esigenza viene formulata nei confronti dei Paesi che
esportano, certo non bisogna ignorare che anche nei Paesi dell'Unione,
l'igiene alimentare viene regolamentata e non si può raccogliere
e confezionare miele in un posto qualsiasi. Un piano di controllo
dei residui con un campionamento chiaramente definito viene, infine,
imposto a tutti gli Stati europei con l'obbligo di pubblicarne i
risultati. Bisogna dire che tale obbligo viene raramente rispettato.
Nonostante questo, i controlli esistono.
Antibiotici,
l'imprecisione
In tale contesto, com'è
che le informazioni relative agli antibiotici nel miele sono così
rare e poco diffuse?
La
ragione è molto semplice: i prodotti ricercati sono sia prodotti
che dispongono di un'autorizzazione di immissione sul mercato e
per i quali è stato fissato un limite massimo di residui
(LMR) (amitraz, coumaphos…), sia prodotti ripresi in una lista di
sostanze proibite (p. es.: ormoni nella carne). Dal momento che
per nessun antibiotico è stata presentata una richiesta d'autorizzazione
all'impiego in apicoltura, non è stato definito nessun LMR.
Gli antibiotici, inoltre, non rientrano nella lista delle sostanze
interdette, poiché sono autorizzati per altri prodotti, come
il latte e la carne. In tal caso siamo in una zona grigia, in una
zona d'ombra. C'è un vuoto giuridico.
Siccome non sono autorizzati, possiamo anche considerarli proibiti,
ma non possiamo proibire ad un Paese terzo di inviarci un miele
contenente antibiotici senza "buone argomentazioni" (rischio
medico), se non si vuole venir meno alle regole del commercio internazionale.
Inoltre, dato che gli antibiotici non figurano in una lista di sostanze
per le quali la ricerca è obbligatoria, i Paesi europei possono
tranquillamente non effettuare alcuna analisi.
Analogamente, possono fissare un LMR sul loro territorio, cosa che
costituisce ostacolo alla libera circolazione dei prodotti sul mercato
europeo. Bisogna anche segnalare che il piano di controllo riguarda
solo i mieli prodotti nei diversi Paesi CE. Solo alcuni Paesi (p.
es. Gran Bretagna e Grecia) analizzano analogamente i residui del
miele di importazione venduto sul loro territorio. Ma la Commissione
non lo pretende. Non esiste attualmente alcun piano di controllo
degli antibiotici alle frontiere dell'Unione, poiché tale
prodotto non è indicato in nessuna lista. Ciò spiega
la mancanza di dati a disposizione relativamente al miele di importazione.
Le analisi vengono generalmente effettuate dagli importatori su
richiesta dei distributori.
Possibilità
per una regolarizzazione
Come il problema degli antibiotici
nel miele è giunto a porsi all'attenzione?
Le
infrazioni registrate derivano da analisi realizzate da parte dei
condizionatori che hanno evidenziato la presenza di dosi importanti
di antibiotico in partite di mieli d'importazione (p. es. dalla
Romania). Certi Paesi che vendono miele nell'Unione hanno definito
un loro LMR per gli antibiotici nel loro piano di controllo. Va
da sé che, in caso di controllo attestante il superamento
della soglia, il lotto può essere rifiutato e rinviato al
Paese d'origine.
Alla luce di tale situazione, si ha l'impressione che si possa fare
qualsiasi cosa.
Ciò che sta succedendo non è accettabile per gli apicoltori
europei che devono teoricamente rispettare una soglia 0, mentre
altri apicoltori possono vendere mieli contaminati dagli antibiotici.
Che cosa si conta di fare per eliminare tale disparità?
Per ora, non esiste uniformità per i LMR proposti dai diversi
Paesi terzi. Ognuno sceglie la propria soglia, purché apparentemente
accettabile. In generale, si collocano sui 100 ppb (parte per miliardo).
La proposta dei confezionatori - FEEDEM - di fissare la soglia europea
a 100 ppb non rappresenta affatto, quindi, un miglioramento in rapporto
alla situazione attuale del mercato.
Entro termini brevissimi è prevista una revisione globale
della legislazione attuale. In un certo senso, il miele è
un caso che fa scuola; è un prodotto consumato così
come è stato prodotto, senza alcuna aggiunta e la cui filiera
è assai semplice. Rispecchia, anche, bene l'ambiente del
Paese produttore. Potrebbe, dunque, essere adottato come modello.
A partire dall'anno prossimo, i diversi piani di controllo del miele
proposti dai Paesi terzi potranno essere confrontati tanto relativamente
alle soglie quanto relativamente alla loro capacità analitica
dei residui (affidabilità delle analisi e livello di rilevazione).
Si potrebbero realizzare delle raccomandazioni ai Paesi terzi in
base a queste informazioni, a seguito di un dialogo sia con i rappresentanti
degli apicoltori per tener conto della situazione sul campo (tipo
di antibiotici indispensabili e livello di residuo ragionevole a
seguito di un impiego razionale), sia con i laboratori di analisi
per utilizzare le tecniche più adatte e per fissare la soglia
di
rilevazione cui attestarsi. Sebbene, da un punto di vista medico,
per certe famiglie di antibiotici i rischi non siano eccessivi,
non si può più accettare, oggi, un impiego di antibiotici
per stimolare le colonie come pure a titolo preventivo. Bisognerebbe
limitare la loro utilizzazione ad un quadro patologico strettamente
definito.
Non possiamo ignorare che, nel caso del miele, siamo in presenza
di criteri etici molto forti (miele = prodotto naturale) su cui
non possiamo chiudere gli occhi. In un secondo tempo, quando la
legislazione europea verrà rivista, tali soglie diventeranno
obbligatorie. Saranno naturalmente applicate all'interno dell'Unione.
Se vogliamo preservare l'immagine positiva del miele, dobbiamo assolutamente
mettere in atto tutto quanto è possibile per limitare al
massimo l'impiego di antibiotici negli apiari e se, nel Sud dell'Europa,
tale impiego sarà necessario in certi casi, lo si dovrà
fare in modo tale da non generare residui.
Etienne Bruneau
Tratto da Abeille e Cie
n. 85 - 6/2001
Traduzione di F. Barbero
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ultima modifica:17 Ottobre, 2002
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