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Il
caso di intossicazione botulinica (il mascarpone al botulino) ha
riportato alla ribalta il microrganismo responsabile di questa patologia
e gli alimenti che possono presentare dei rischi in questo campo:
tra questi anche il miele è stato più volte ricordato.
E' dalla fine degli anni settanta che se ne parla, ma tra l'allarmismo
dei giornalisti, la prudenza dei medici e le alzate di spalle o
la difesa incondizionata del prodotto da parte degli apicoltori,
il consumatore che volesse vederci chiaro non ha ancora capito niente.
In effetti la cosa non è semplice: un rischio esiste, ma
è limitato a una categoria molto particolare di consumatori
ed ha una frequenza bassissima. D'altra parte le conseguenze possono
essere anche molto gravi (la morte) e non può essere per
questo ignorato.
L'intossicazione
botulinica
L'agente
di questa intossicazione è Clostridium botulinum, microrganismo
strettamente anaerobio, tossigeno e sporigeno: questo vuol dire
che si sviluppa solo in assenza di ossigeno, produce una sostanza
con potente azione tossica e, in condizioni sfavorevoli, produce
forme di resistenza (spore) in grado di sopravvivere ai comuni mezzi
di disinfezione e sterilizzazione.
Si tratta di un microrganismo largamente diffuso nel suolo, nell'ambiente
acquatico, nell'intestino di molti uccelli e mammiferi e, conseguentemente,
in molte derrate alimentari. L'ingestione di spore non costituisce
normalmente un rischio per l'uomo. L'intossicazione è possibile
quando il microrganismo presente negli alimenti trova le condizioni
favorevoli allo sviluppo; in questo caso alla moltiplicazione del
Clostridium è associata la produzione delle potenti tossine
che, ingerite con gli alimenti, producono la pericolosa intossicazione.
Perché questo avvenga l'alimento contaminato deve offrire
particolari condizioni quali l'assenza di ossigeno, il pH superiore
a 4,6 e conservazione a temperatura ambiente. Inoltre, visto che
la tossina è termolabile, viene cioè distrutta dal
calore, l'alimento contaminato produce intossicazione solo se consumato
senza previa cottura. I veicoli di intossicazione più comuni
(più del 90 % dei casi) sono quindi le conserve vegetali
casalinghe sott'olio (peperoni, funghi, olive, fagiolini) e più
raramente la carne conservata (prosciutto) quasi sempre di produzione
artigianale o domestica. Gli alimenti conservati prodotti dall'industria
vengono sottoposti a sistemi di sterilizzazione o conservazione
molto efficienti e controllati, anche per prevenire questo pericolo;
il recente caso del mascarpone è rimasto senza una spiegazione
soddisfacente, tanto più che l'alimento incriminato non è
tra quelli considerati a rischio. La frequenza di questa intossicazione
è dell'ordine di 20 - 60 casi all'anno, in Italia. La tossina
agisce a livello nervoso e i sintomi dell'intossicazione sono nausea,
vomito, diarrea, secchezza delle fauci e/o della congiuntiva, disfagia,
midriasi, ptosi palpebrale, visione offuscata, ritenzione urinaria,
riduzione dei riflessi profondi, in assenza di febbre; subentra
ileo paralitico e paralisi respiratoria. La terapia si basa sulla
prontezza della diagnosi, che permette la somministrazione di una
antitossina e sull'assistenza alla respirazione, in assenza della
quale si può arrivare alla morte.
Botulismo
infantile
Il
botulismo infantile è una forma clinica di recente identificazione,
descritta per la prima volta nel 1976, dovuta allo sviluppo di Clostridium
botulinum nel lume intestinale e all'intossicazione provocata dalla
tossina che viene qui prodotta. Il quadro clinico è molto
ampio e va da forme quasi asintomatiche fino alla morte. Casi di
botulismo infantile sono stati segnalati inizialmente negli USA
e in seguito anche in molti altri paesi, Italia compresa. Vengono
colpiti esclusivamente bambini, con età compresa tra le due
settimane e i 6 mesi. Una parte dei casi di morte improvvisa di
lattanti senza cause apparenti (SIDS, Sudden Infant Death Syndrome)
è stata reinterpretata attraverso la sintomatologia e attribuita
a questa origine. L'ingestione di spore non è condizione
sufficiente allo sviluppo di questa patologia: tra le cause concomitanti
viene attribuita una particolare importanza alle caratteristiche
della flora intestinale, soprattutto quando modificata dall'uso
di antibiotici, alle anomalie della secrezione intestinale e alle
alterazioni della risposta immunitaria. Le stime della frequenza
di questa patologia indicano che per un bambino di meno di un anno
di età il rischio di contrarre questa malattia è dell'ordine
di 1 su 12.000. Spore di C. botulinum non sono mai state ritrovate
nei formulati lattei utilizzati per l'alimentazione dei bambini
colpiti; sono invece state isolate dalla polvere e dal terriccio
prelevati nelle abitazioni dei piccoli pazienti e, in alcuni casi,
nel miele utilizzato per dolcificare la tettarella. La possibile
origine ambientale delle spore sembrerebbe confermata anche dal
fatto che vi sia una maggiore incidenza di botulismo infantile in
bambini allattati al seno, rispetto a quelli nutriti artificialmente;
d'altra parte nei bambini allattati naturalmente l'infezione evolve
in maniera più benigna, grazie alla protezione offerta dagli
anticorpi materni; nei bambini alimentati artificialmente l'andamento
clinico assume più frequentemente un andamento grave e infausto.
La possibile origine alimentare delle spore sarebbe invece dimostrata
solo per il miele e per il corn syrup, mentre in tutti gli altri
alimenti per l'infanzia studiati non sarebbero mai state trovate
spore del microrganismo incriminato. Nelle fasi iniziali delle ricerche
su questa patologia il probabile veicolo di infezione è stato
identificato nel miele per circa il 35 % dei casi. Nei casi italiani
di botulismo infantile l'origine era invece diversa, poiché
il miele non era tra gli alimenti consumati dai piccoli pazienti.
Clostridium
botulinum nel miele
Il
fatto che il miele sia stato inizialmente identificato come possibile
fonte di infezione botulinica nei lattanti ha determinato numerose
indagini, svolte in diversi paesi, tese ad individuare la presenza
di spore di C. botulinum in questo prodotto. Tali indagini hanno
dato risultati variabili: le ricerche svolte nel nostro paese, su
mieli nostrani e di importazione non hanno mai messo in evidenza
spore di botulino. Risultati analoghi hanno ottenuto i ricercatori
tedeschi, australiani e giapponesi. Diversa invece la situazione
negli Stati Uniti dove invece la frequenza di ritrovamento del botulino
nel miele (statunitense e importato) sembra dell'ordine del 2 -
15 % a seconda delle ricerche, comunque con bassi livelli di contaminazione
(di alcune spore per grammo di prodotto). La differenza di risultati
potrebbe essere dovuta anche alle diverse metodologie impiegate,
ma comunque confermano una bassa incidenza della contaminazione.
L'origine delle spore nel miele non è nota: le sperimentazioni
svolte indicano che le api non sono in grado di eliminare le spore
che siano presenti nella materia zuccherina utilizzata per produrre
miele. D'altra parte non sembra che l'alveare possa essere l'origine
della contaminazione. Che l'origine sia l'ambiente di raccolta o
la manipolazione umana, la presenza di C. botulinum è comunque
occasionale e ridotta, ma il rischio non può essere ridotto
a zero con processi di sterilizzazione post-produzione compatibili
con la natura del miele. I trattamenti termici efficaci per l'inattivazione
di tali spore dovrebbero infatti raggiungere temperature troppo
elevate per garantire il rispetto degli standard qualitativi del
miele. Sul miele destinato a formulazioni speciali (bibite, alimenti
per l'infanzia) l'eliminazioni dei microrganismi può essere
ottenuta attraverso la filtrazione del miele diluito su membrana
sterilizzante (con pori così piccoli che tutti i microrganismi
sono trattenuti), ma questo processo non è applicabile al
miele tal quale.
Considerazioni
finali
Quanto
fin qui riportato non deve far pensare che il miele possa presentare
dei rischi per l'alimentazione umana in generale: è noto,
e le accurate indagini svolte in questo campo ultimamente lo confermano,
che il miele è un alimento salubre dal punto di vista microbiologico.
Le particolari caratteristiche del prodotto non permettono, in nessun
caso, lo sviluppo di alcun agente patogeno. I microrganismi non
sporigeni che possono contaminarlo nei diversi momenti della produzione
(raccolta nell'ambiente, stoccaggio nell'alveare, estrazione, lavorazione
e confezionamento) non hanno possibilità di sopravvivenza
e vengono inattivati nel giro di pochi giorni o alcune settimane.
I microrganismi sporigeni possono invece sopravvivere nel miele
per lunghi periodi, ma non trovano mai le condizioni per svilupparsi.
La presenza di spore nel miele resta quasi sempre a livelli bassi
o molto bassi e raramente raggiunge livelli che segnalano una lavorazione
in condizioni igieniche carenti. In nessun caso è stato segnalato,
aldilà del rischio del tutto particolare del botulismo infantile,
un possibile pericolo per il consumatore.
Per
quello che riguarda la relazione tra miele e botulismo infantile,
anche se il miele può occasionalmente contenere spore di
C. botulinum non sembra che questo prodotto possa essere considerato
il principale veicolo del microrganismo nei casi di botulismo infantile
e la sua eliminazione dalla dieta dei lattanti non potrà,
presumibilmente, eradicare questa patologia. D'altra parte il miele
non è indispensabile per l'alimentazione infantile e quindi
il rischio di veicolare il botulismo con il miele può facilmente
essere eliminato. Queste considerazioni hanno portato alla raccomandazione
diffusa dall'autorità sanitaria statunitense (FDA) di non
somministrare miele a bambini di meno di un anno di età.
E' vero che la frequenza della malattia è molto bassa, ma
le conseguenze dell'infezione possono essere così gravi che
i medici hanno l'obbligo morale di informare i genitori del rischio.
Gli apicoltori non possono far finta di non sapere dell'esistenza
del problema e hanno lo stesso obbligo morale dei medici, nel momento
in cui vendono e consigliano riguardo all'uso del prodotto. Negli
Stati Uniti, infatti le organizzazioni degli apicoltori diffondono
lo stesso avvertimento. In Europa, in conseguenza del fatto che
non sono noti casi di botulismo infantile mortale veicolati dal
miele, la tendenza è piuttosto quella di ignorare o minimizzare
l'avvertimento dei pediatri, per il timore che una informazione
negativa sul prodotto possa essere generalizzata e portare a diffidenza.
La preoccupazione è tutt'altro che ingiustificata, visto
il comportamento degli italiani in occasione degli allarmi alimentari
degli ultimi tempi (mucca pazza e mascarpone al botulino). Tanto
più che della bistecca e del dolce al mascarpone dopo un
po' non si può più fare a meno, ma del miele sì.
E' utopia pensare che un'informazione semplice ma corretta (Il miele
per i bambini? Cosa le ha consigliato il suo pediatra? Meglio cominciare
dopo lo svezzamento, durante i primissimi mesi l'intestino non è
ancora adatto a ricevere alimenti diversi dal latte materno), rinsaldando
il rapporto di fiducia tra produttore e consumatore, possa far aumentare
il consumo invece che diminuirlo?
Per una bibliografia completa sull'argomento si veda:
Piana M.L., Poda G., Cesaroni D., Gotti P.: "Miele - caratteristiche
microbiologiche" - Edagricole, Bologna.
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