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QUANTO
DEVONO ESSERE FORTI I NOSTRI ALVEARI?
(per un'apicoltura che renda …)
Una vecchia ma attualissima provocazione di Steve
Taber
Questo articolo sarà
di critica severa. So bene che a nessuno piace essere
criticato. In realtà non criticherò
nessuno in particolare, ma tanti in generale. In particolare,
questo articolo è di critica dell'Università
e dei ricercatori dell'USDA rispetto a qualcosa che
non si preoccupano di studiare.
E non mi limito a loro, nessun altro ricercatore al
mondo potrà tirarsi fuori.
Il problema è che i ricercatori studiano le
cose che VOI dite loro di studiare. Attualmente la
maggior parte dei ricercatori del centro dell'USDA
a Baton Rouge studiano le api africanizzate e gli
acari. Lo stesso al centro di Weslaco, in Texas. Il
centro di Tucson si occupa un po' di questi due problemi,
e un po' di impollinazione. A Beltsville e a Tucson,
da parte di Martha Gilliam, studiano soprattutto patologie.
Tutti questi argomenti meritano un certo studio, ma
il più importante problema apistico che voi
- sì, proprio voi- vi trovate ad affrontare
è la popolazione d'api nei vostri alveari.
Nessuno, almeno che io sappia, è interessato
a studiare questo aspetto e nemmeno pensa che costituisca
un problema. Guardate in questa prospettiva e comincerete
a capire di che cosa mi sto preoccupando e perché
spingo a una discussione su questo argomento.
Perché teniamo le api?
Farò una lista di possibilità: le piccoline
ti piacciono e ti piace vederle volare dentro e fuori
dalla cassa dove le hai sistemate (due dei miei bambini
rientrano in questa categoria). Oppure vuoi studiarle
su base scientifica o altro (ho molti amici in questa
categoria). Quasi tutti, però, le tengono per
ricavarne denaro, e il denaro dalle api si ricava
in quattro modi principali: producendo miele, fornendo
impollinazione, vendendo api regine o sciami.
C.L.Farrar, il mio insegnante principale all'Università,
era lo studioso numero uno di popolazioni d'api e
scoprì, più di cinquant'anni fa, che
man mano che la popolazione di una famiglia aumenta,
anche la produzione di miele per ape aumenta. Proviamo
a esprimerlo diversamente.
Prendiamo, per esempio, 60.000 api e mettiamole tutte
in un unico alveare. Diamo loro tutto lo spazio di
cui hanno bisogno e un buon flusso nettarifero. Dividiamole
in due alveari, 30.000 api ciascuno, ognuno con una
regina, oppure mettiamoli in tre alveari, ognuno di
20.000 api. Ricordate, hanno lo spazio di cui hanno
bisogno e un buon flusso nettarifero.
Se l'alveare con 60.000 api produce 150 libbre lorde,
60 libbre dovranno essere lasciate alle api come scorte
invernali. Ciò significa che il tuo ricavato
sarà di 90 libbre. I due alveari di 30.000
api ciascuno avranno un raccolto di 50 libbre ciascuno,
per un totale di 100 libbre, appena sufficienti perché
ciascuno abbia le sue scorte invernali.
Le tre famiglie di 20.000 api l'una raccoglieranno
30 libbre ciascuna, una quantità che non basterà
a nessuna di loro per passare senza aiuto l'inverno.
Farrar si spinse anche oltre. Misurò il raccolto
lordo di popolazioni di 60.000 api, 55.000, 52.000,
50.000 e così via. Più elevata era la
popolazione, maggiore il raccolto di miele per ape.
Questa informazione fu pubblicata sul Journal of Agricultural
Research nel lontano 1930.
Nessuno si è mai preoccupato di valutare l'effetto
della maggiore o minore popolosità sull'efficienza
dell'impollinazione. Se guardate in letteratura, libri
come quello di S.E. McGregor e simili vi daranno suggerimenti
tipo "due colonie forti per acro", oppure
"le api devono avere abbastanza forza da coprire
cinque telaini standard".
Il punto determinante è che è la proporzione
di api in relazione alla covata a fare la differenza
nel numero d'api disponibili alla bottinatura e all'impollinazione.
Quando le popolazioni sono di meno di 20.000 api,
la maggior parte delle api adulte rimane a casa e
prendersi cura della covata. Anche quando metti 40.000
api in un alveare (e quasi tutti gli apicoltori tendono
a pensare che 40.000 api siano in realtà 60.000)
metà della popolazione adulta rimane a casa
ad accudire la covata. Quello che ho appena affermato
è molto facile da verificare, se volete provare
che ho sbagliato.
Tutti sanno che quando le api lasciano l'alveare,
fissano la sua collocazione così da sapere
dove vivono e da fare ritorno al proprio alveare.
Ci sono, è vero, diverse eccezioni. Ci sono
api che si perdono e che finiscono nell' alveare sbagliato.
Perciò, se vuoi verificare questa teoria delle
popolazioni, tienilo a mente.
Il vero scopo di questo esercizio che vi suggerisco
è di mostrarvi quante sono le api bottinatrici
in un alveare. E una volta completata la prova, avrete
la scelta tra rimettere insieme le due componenti,
o lasciare che l'alveare spostato si allevi una nuova
regina. E mi piacerebbe sapere i risultati ottenuti
da ognuno di voi.
In primo luogo, dovete avere una famiglia forte, isolata
dalle altre almeno da un bel po' di cespugli e altri
punti di riferimento, così che le api tornino
esattamente indietro nel posto dove è collocata
la famiglia. Poi, con grande attenzione, magari facendovi
aiutare, prendete l'alveare disturbandolo il meno
possibile e spostatelo di almeno 30 piedi (circa 9
metri, n.d.r.) rispetto alla collocazione originaria.
Nella collocazione originaria, sistemate un alveare
con telaini che assomigli il più possibile
a quello che avete spostato. Poi tornate all'alveare
originario che avevate spostato, trovate la regina,
prendete un telaio di covata, scuotete via tutte le
api e sistemate il telaio di covata con la regina
nel posto originario in cui erano prima di spostarli.
Adesso, nella nuova collocazione dell'alveare, osservate
l'attività all'ingresso. Guardate soprattutto
le api che ventilano all'ingresso con i loro culetti
sollevati, che indicano come stiano avvertendo le
api dove è casa loro. Se ne vedete qualcuna,
le api più giovani in grado di volare saranno
attratte dalla nuova collocazione e voi volete che
tutte le api che abbiano bottinato tornino nella vecchia
sistemazione. Vorrete provare che il vostro Steve
non solo ha torto, ma è anche stupido.
Dopo due o tre giorni, andate da entrambe le componenti,
quella spostata e quella "finta" e azzardate
un parere o valutate la forza della popolazione di
ognuna rispetto all'altra. Non aspettate troppo per
questa stima della popolazione, perché le api
più vecchie, tra quelle in grado di volare
dell'alveare "finto", moriranno a un ritmo
di circa 1200 al giorno e quelle della parte spostata
aumenteranno di circa 1200 al giorno.
Naturalmente, è chiaro che se vendete pacchi
d'api più api riuscite ad allevare in ogni
alveare, più guadagnerete. Il mio primo dirigente,
quando cominciai a lavorare per l'USDA, fu Warren
Whitcomb al centro di ricerche di Baton Rouge. Anche
lui aveva studiato il problema fin dagli anni 30 scoprendo
che se scuoti o togli 2 libbre e ½ d'api (circa
1 kg e 200 , ndr) ogni dieci giorni da un alveare,
puoi produrre la maggior parte delle api nella stagione
in cui si comprano pacchi d'api.
Due libbre e mezza sono circa 7 0 8 mila api e tu
le asporti quando la popolazione d'api è di
circa 35.000, lasciando una popolazione di circa 25.000.
Egli trovò che la dimensione più efficiente
per allevare più api doveva essere di non meno
di 25.000 api e non più di 35.000. I venditori
di pacchi d'api fanno tutto a occhio, non contano
mai quante api lasciano o prelevano.
Ma tornando alla mia paternale iniziale, quel lavoro
fu fatto 50 anni fa da Farrar ed è tempo di
verificare quanto questi personaggi di cinquant'anni
fa fossero accurati.
Grosse popolazioni d'api non sono determinanti per
allevare buone regine, o almeno io la penso così,
ma anche qui, chi ci ha dedicato una ricerca? Il miglior
lavoro è quello della Dottoressa Christine
Peng, ora all'Università di California, che
ha trovato che bastano 350 api dell' età giusta
per allevare una regina.
Da American Bee Journal,
novembre 1990
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