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LA
"FORMULA RUINI": CONTROLLARE
LA SCIAMATURA PER PRODURRE MIELE
Un modo esemplare
di utilizzare nella pratica la conoscenza biologica.
La "formula Ruini"
è un modo esemplare di applicare nella pratica
la conoscenza biologica, oltre che l'osservazione
e l'esperienza.
Onelio Ruini, fondatore dell'UNAAPI,
ha sviluppato questa "formula" diversi decenni
fa, avendo la propria sede aziendale vicino a Reggio
Emilia e trasferendo ogni anno le api nelle prealpi
novaresi per sfruttare la fioritura dell'acacia. Per
far arrivare le api all'acacia abbastanza forti da
riempire i melari, ma non così forti da sciamare,
Ruini ha lavorato così: in primo luogo aveva
presente quella che nelle prealpi novaresi era all'incirca
la data di inizio abituale della fioritura. A questo
punto, la base su cui ragionare era per lui: che un
uovo, per arrivare a essere una bottinatrice, impiega
circa quaranta giorni (21 per sfarfallare,15/20 come
ape di casa) e inoltre che un favo di covata, una
volta sfarfallata, si trasforma in 3 favi coperti
di api.
Per cui 40 giorni prima del
raccolto dell'acacia pareggiava le famiglie su 4 favi
di covata, con una popolazione di circa 9 favi di
api, lasciandole crescere di un favo di covata ogni
10 giorni. Questo comportava all'inizio indebolire
o rinforzare a seconda dei casi e calibrare in seguito
lo sviluppo fino all'arrivo sulla fioritura.
Quanto è applicabile
in altri contesti questa formula?
La prima importante premessa è che Ruini lavorava
con regine poco inclini alla sciamatura, anzi, che
le selezionava in questo senso, eliminando per esempio
quelle di famiglie che manifestavano questa tendenza.
In questo era facilitato a sua volta da una certa
selezione operata in questa direzione dall'intera
apicoltura emiliana-romagnola. Le famiglie reagivano
cioè bene alla gradualità del metodo.
Un cambiamento di un certo rilievo subentrato negli
ultimi decenni è che, mentre inizialmente le
api venivano nutrite prima della fioritura dell'acacia,
ultimamente si è invece necessario smelarle.
Negli ultimi due anni (2001
e 2002) Francesco Ruini ha inoltre riferito di sciamature
al di fuori di ogni aspettativa, tanto da indurlo
a ritoccare la formula e a partire, 40 giorni prima
dell'acacia, con 3 anziché 4 favi di covata,
rischiando se mai di riempire un po' meno i melari,
piuttosto che perdere il raccolto.
Gli elementi che compongono
il quadro sono dunque: un geniale uso della conoscenza
delle api, una pratica di selezione inserita in un
contesto di cultura apistica locale che la supporta,
la scelta aziendale di effettuare nomadismo sull'acacia,
la flessibilità per aggiornare il metodo a
seconda dei cambiamenti intervenuti, il numero degli
alveari (diverse centinaia) che impone una standardizzazione
per evitare un numero eccessivo di interventi.

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