mieli d'italia

HOME PAGE SITO 2001-2010
Apicoltura | Indirizzi utili | Miele e prodotti alveare | Servizi

Questa pagina è estratta dal vecchio sito di mieliditalia.it.
Per navigare all'interno del vecchio sito utilizza i link di colore marrone.
Se vuoi navigare nel nuovo sito utilizza i link di colore arancio o VAI AL SITO NUOVO


biologia
VAI ALL'INDICE DEGLI ARTICOLI
Spazio dedicato alla conoscenza della biologia dell'alveare per confrontarsi e discutere sulla gestione degli apiari

LA "FORMULA RUINI": CONTROLLARE
LA SCIAMATURA PER PRODURRE MIELE
Un modo esemplare di utilizzare nella pratica la conoscenza biologica.

La "formula Ruini" è un modo esemplare di applicare nella pratica la conoscenza biologica, oltre che l'osservazione e l'esperienza.

Onelio Ruini, fondatore dell'UNAAPI, ha sviluppato questa "formula" diversi decenni fa, avendo la propria sede aziendale vicino a Reggio Emilia e trasferendo ogni anno le api nelle prealpi novaresi per sfruttare la fioritura dell'acacia. Per far arrivare le api all'acacia abbastanza forti da riempire i melari, ma non così forti da sciamare, Ruini ha lavorato così: in primo luogo aveva presente quella che nelle prealpi novaresi era all'incirca la data di inizio abituale della fioritura. A questo punto, la base su cui ragionare era per lui: che un uovo, per arrivare a essere una bottinatrice, impiega circa quaranta giorni (21 per sfarfallare,15/20 come ape di casa) e inoltre che un favo di covata, una volta sfarfallata, si trasforma in 3 favi coperti di api.

Per cui 40 giorni prima del raccolto dell'acacia pareggiava le famiglie su 4 favi di covata, con una popolazione di circa 9 favi di api, lasciandole crescere di un favo di covata ogni 10 giorni. Questo comportava all'inizio indebolire o rinforzare a seconda dei casi e calibrare in seguito lo sviluppo fino all'arrivo sulla fioritura.

Quanto è applicabile in altri contesti questa formula?
La prima importante premessa è che Ruini lavorava con regine poco inclini alla sciamatura, anzi, che le selezionava in questo senso, eliminando per esempio quelle di famiglie che manifestavano questa tendenza. In questo era facilitato a sua volta da una certa selezione operata in questa direzione dall'intera apicoltura emiliana-romagnola. Le famiglie reagivano cioè bene alla gradualità del metodo.
Un cambiamento di un certo rilievo subentrato negli ultimi decenni è che, mentre inizialmente le api venivano nutrite prima della fioritura dell'acacia, ultimamente si è invece necessario smelarle.

Negli ultimi due anni (2001 e 2002) Francesco Ruini ha inoltre riferito di sciamature al di fuori di ogni aspettativa, tanto da indurlo a ritoccare la formula e a partire, 40 giorni prima dell'acacia, con 3 anziché 4 favi di covata, rischiando se mai di riempire un po' meno i melari, piuttosto che perdere il raccolto.

Gli elementi che compongono il quadro sono dunque: un geniale uso della conoscenza delle api, una pratica di selezione inserita in un contesto di cultura apistica locale che la supporta, la scelta aziendale di effettuare nomadismo sull'acacia, la flessibilità per aggiornare il metodo a seconda dei cambiamenti intervenuti, il numero degli alveari (diverse centinaia) che impone una standardizzazione per evitare un numero eccessivo di interventi.

Vignetta Controllo sciamatura - Paolo Faccioli


Scarica il testo di questo articolo in formato pdf (9 kb)


U.N.A.API. Str. Tassarolo 22
15067 Novi Ligure (AL)

ultima modifica: 31.07.2010 -