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DINAMICHE
DEL RACCOLTO
Fattori che
influiscono sulla raccolta e influenza della raccolta
sull'alveare
Un'occhiata dal davanti ai predellini
di volo, prima di cominciare a esaminare l'interno
degli alveari, costituisce spesso il tocco di eleganza
dell'apicoltore esperto.
L'orfanità di una famiglia comporta immediatamente
una forte riduzione dell'attività di volo,
(all'incirca dell'80% secondo Paul Zimmermann), il
riscontro tra questi due fattori rientra nel patrimonio
comune di osservazioni di un apicoltore, che, appunto,
osserverà il fenomeno già dal predellino
di volo.
Viceversa, sono di stimolo alla
raccolta di polline la covata (soprattutto le larve)
e la regina (anche indipendentemente dalla presenza
di covata). Free riferisce che è possibile
simulare la funzione della regina fornendo a piccole
famiglie orfane il feromone reale, che in effetti
viene consigliato per la stimolazione della raccolta
di polline o per l'impollinazione delle serre con
nuclei orfani.
Ad un aumento della covata le
api reagiscono con un aumento della raccolta di polline,
a un'asportazione della covata con un passaggio alla
raccolta di nettare.
Tuttavia anche la raccolta di nettare è stimolata
dalla presenza di una regina, così come della
covata, e mal si giustifica la pratica in uso in certe
zone di togliere la regina all'arrivo del flusso nettarifero
nell'intento di specializzare le famiglie nella raccolta.
Sempre secondo Free una nutrizione
con sciroppo zuccherino provoca un aumento di raccolta
di polline indipendentemente dai bisogni: questo perché
la ricezione del nettare da parte delle api di casa
e di conseguenza lo scarico da parte delle bottinatrici,
diventano più lenti.
Un'influenza meno conosciuta e meno utilizzata è
quella dei favi vuoti sulla produzione di miele. Il
lavoro di Rinderer e di altri studiosi negli Stati
Uniti ha mostrato come, tra colonie opportunamente
bilanciate tra loro, quelle a cui era stato dato molto
più spazio in termini di favi vuoti abbiano
potuto raccogliere fino al 41% in più di miele
in 15 giorni di forte flusso.
L'esperimento, effettuato anche
in laboratorio, ha mostrato come api confinate in
una gabbietta possono essere indotte a raccogliere
un maggior quantitativo di sciroppo esponendole all'aria
che è stata fatta passare su un favo vuoto.
Sono dunque coinvolte sostanze chimiche volatili presenti
nella cera? E che la sorprendente capacità
di uno sciame inarniato in soli fogli cerei di svilupparsi
e riempire spesso anche dei melari (cosa che spesso
dà all'apicoltore tradizionale l'erronea sensazione
che la sciamatura non provochi una perdita di miele)
dipenda in gran parte anche da questo fattore?
In quest'ottica risulta mal
riposto un eventuale risparmio basato sul dato che
occorrono 8 kg e mezzo di miele per la produzione
di un kg di cera.
Nello studio "Dinamica delle popolazioni d'api"
(Centro
Svizzero di Ricerche Apicole) sulla base di studi
di Farrar negli USA e Liebig in Germania si conclude
che in buone condizioni di flusso nettarifero la produzione
di miele è relativamente maggiore in famiglie
forti. Può dunque darsi che produrre miele
con cassettini da 7/8 telaini per indurre le api a
salire più velocemente a melario sia, appunto
in situazioni di forte flusso, un calcolo sbagliato.
Il vento gioca quasi sempre
un ruolo negativo. La velocità normale di volo
di un'ape è di circa 25 km l'ora, è
sufficiente un vento della medesima intensità,
cosa non infrequente, per far diminuire del 30% l'attività
delle api (Zimmermann). Questo oltre all'azione negativa
del vento sulla secrezione nettarifera.
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