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biologia
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Spazio dedicato alla conoscenza della biologia dell'alveare per confrontarsi e discutere sulla gestione degli apiari

SELEZIONE MASSALE E VISIONE ECOLOGICA: UN INVESTIMENTO A LUNGO TERMINE
E' possibile pensare un'apicoltura che vada oltre l'interesse immediato?

Vale la pena dedicare una parte della nostra attenzione e impegno per versare la nostra goccia nel mare del miglioramento genetico?
Basterebbe pensare a una regione come l'Emilia Romagna per notare come una lunga tradizione di allevamento a fini produttivi ha stabilizzato certe caratteristiche pregiate agli occhi dell'apicoltore, come produttività, mansuetudine, scarsa tendenza alla sciamatura.

Un altro esempio di come le intenzioni degli apicoltori influenzino il carattere delle api lo troviamo nelle peripezie dell'Apis Mellifica Carnica. La carnica del sud-est dell'Austria e della Slovenia divenne popolare nella seconda metà del XIX secolo, quando i mercanti di api ne facevano incetta per l'esportazione. Gli apicoltori di questa area avevano di conseguenza messo in secondo piano la produzione di miele per privilegiare quella di sciami, selezionando così le famiglie con più forte tendenza sciamatoria. Fu per questo che si assistette, parallelamente, a una riduzione di dimensioni delle arnie rustiche: più infatti un'arnia è piccola, più sciama. Così, da una razza di per sé non particolarmente portata alla sciamatura, si sviluppò un ceppo locale con una tendenza a sciamare incontrollabile. Gli apicoltori dell'Europa Centrale e dell'Europa Occidentale dapprima apprezzarono questa caratteristica, nel momento in cui essi stessi stavano cercando di aumentare i loro apiari. Ma quando si cominciò a preoccuparsi di più della produzione di miele, la carnica cominciò ad acquisire una cattiva reputazione, al punto che Svizzera e Germania proibirono l'importazione di api. A questo punto in seno all'apicoltura evoluta dell'Austria iniziò un processo di selezione sulla base della produttività e della scarsa tendenza alla sciamatura, un processo durato qualche decennio che portò a una rinascita dell'allevamento della carnica.

Stiamo parlando di miglioramento genetico non in quanto attività altamente specializzata, attuata su base genealogica col controllo dell'accoppiamento, ma come attitudine che ogni apicoltore può scegliere di assumere, contribuendo insieme agli altri alla creazione di una "cultura apistica" del suo territorio.

Scegliere di eliminare senza ritrosie tutte quelle regine le cui api presentano caratteri indesiderabili è la base di questa attitudine. Esagerata aggressività, scarsa produttività, tendenza incontrollabile alla sciamatura, saranno alcune delle ovvie caratteristiche sulla base delle quali attuare l'eliminazione dei soggetti - dal nostro punto di vista di apicoltori - peggiori. Questa operazione avrà anche effetti immediati come la più facile e standardizzata gestione di un apiario più equilibrato. Selezionare a partire da una caratteristica di sensibilità alle malattie, con attenzione particolare alla peste americana, richiederà l'abbandono delle pratiche di terapia (con sulfatiazolo, terramicina o prodotti "naturali") o recupero (messa a sciame).

L'effetto a lungo termine avverrà su un intero territorio, e sarà di particolare supporto agli allevatori di regine locali (ma avrà un'ovvia ricaduta su qualsiasi forma, anche la più semplice e meno professionale, di riproduzione), nel momento in cui fuchi di regine con caratteristiche indesiderate cesseranno di partecipare alla fecondazione.
Un passo oltre può consistere nella selezione a partire dalle famiglie che hanno presentato un insieme ragguardevole di comportamenti desiderati.

Rifarsi a un unico criterio può infatti dare delle spiacevoli sorprese.
Un allevatore francese, Marc Gatineau, amava ricordare un aneddoto: un suo amico riteneva di aver selezionato delle regine strepitose, le cui api riempivano una quantità di melari impressionante, e di essersi affidato a un unico criterio: il rendimento in miele. Fornitosi di una di queste decantate regine e inseritala in un nucleo, Gatineau si accorse che effettivamente le api di questa regina formavano velocemente scorte abbondanti, mentre era costretto a nutrire gli altri nuclei: arrivò infine alla conclusione, che poi verificò, che il suo amico aveva in realtà selezionato delle ottime saccheggiatrici!

Un altro aneddoto che mostra gli effetti di una selezione troppo a senso unico riguarda il famoso apicoltore americano Ed Brown, il quale usava chiedere ai colleghi che avessero trovato delle famiglie malate di peste americana, di non bruciarle, ma di portargliele. Andava allestendo apiari di famiglie malate, alcune delle quali poi morivano e venivano saccheggiate dalle altre. Voleva appurare se esistesse davvero una resistenza alla peste americana! (e probabilmente godette della benevola condiscendenza dell'Ufficiale Sanitario…). Sulla base delle sopravvissute, venne avviata un'indagine sulla genetica della resistenza alla peste. Il problema era che le linee selezionate erano le più "igieniche" mai viste, ma anche tra le più scadenti quanto a raccolto! Così tanto che - racconta il dr. Eischen del Texas University System - "alcune di loro facevano fatica a nutrirsi persino in pieno flusso nettarifero, altre erano esageratamente aggressive".

Inoltre, insieme ai criteri che fanno comodo all'apicoltore, occorre non perdere mai di vista un più ampio livello, quello della strategia di sopravvivenza delle api come specie.
Su "L'Apis" n° 1/2003 il prof. Marco Accorti stigmatizza il progetto del ricercatore americano Eric Engelhard: un'ape senza veleno (ovviamente incapace di difendersi ma quanto appetibile per tutti gli apicoltori allergici!) come abbastanza tipico di un divaricarsi tra gli interessi dell'allevatore e quelli dell'ape, un conflitto che si è già prodotto altre volte nella storia del rapporto uomo-ape.

Hans Wille, ricercatore dell'Istituto di Ricerche Apicole di Liebefeld (Svizzera), ha mostrato nel suo studio "Strategie di sopravvivenza delle colonie di api" come ogni colonia di un apiario abbia un ritmo di sviluppo fatto di alti e bassi, nella produzione di api, che non necessariamente coincidono con gli alti e i bassi di altre colonie. E commenta: "Quando ci occupiamo di famiglie singole, linee pure o incroci, ci si presentano in gran numero variazioni caotiche, sconcertanti per il ricercatore e l'esperto, che compaiono da una regione all'altra e da un apiario all'altro, ma anche all'interno dello stesso apiario: Fino ad ora ci si è rifiutati di studiare le cause vere di questa diversità, limitandoci a vedere insufficienze della selezione e dell'allevamento. Negli ultimi rapporti di Kirchhain, Maul segnala le fluttuazioni imbarazzanti negli esami della discendenza. Si ha l'impressione che più si va avanti nella selezione, più si manifesta questa diversità Per quale motivo sostenere l'ipotesi dell'eliminazione di queste variazioni ritenute indesiderabili, tramite raffinati programmi di allevamento? E se dovessimo riuscirci, favoriremmo l'ape o la condurremmo alle soglie della rovina? Non è forse questa diversità sbalorditiva nei comportamenti, nelle caratteristiche e nelle reazioni che ha consentito all'ape di sopravvivere fino ai giorni nostri?"

Vignetta selezione massale - Paolo Faccioli

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15067 Novi Ligure (AL)

ultima modifica: 31.07.2010 -