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biologia
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Spazio dedicato alla conoscenza della biologia dell'alveare per confrontarsi e discutere sulla gestione degli apiari

COME LE API SI DIFENDONO DALLE MALATTIE
Di quali fattori dobbiamo tener conto se vogliamo che le api si possano aiutare da sé?

Una larva infettata dalla peste americana può contenere 2 miliardi e mezzo di spore. 10 spore possono bastare a infettare una larva. "Solo" 50 milioni di spore (dei due miliardi e mezzo che infettano una larva) bastano a infettare una intera famiglia d'api. Le spore possono resistere fino a 35 anni nei favi vecchi, e ci vogliono parecchi minuti nell'acqua a 100 gradi per poterle distruggere…
Se tutti questi dati si incrociassero così come sono, in teoria non avremmo più una famiglia d'api.

Questo significa che possiamo utilizzare così com'è sui prossimi alveari la leva con cui abbiamo appena fatto filare la larva sospetta? O che possiamo utilizzare con tutta tranquillità i telaini da melario di una famiglia scopertasi appestata?
In realtà questi dati devono ben servire a darci un'idea della quantità di materiale infetto con cui stiamo giocherellando.

La ragione per cui tutti questi dati non si incrociano così automaticamente insieme è che ci sono delle modalità precise con cui una malattia si propaga (per esempio attraverso la nutrizione delle larve di una certa età) e che le api hanno dei meccanismi naturali di difesa. Ovviamente questi meccanismi possono agire se il rapporto tra quantità di agenti patogeni e i meccanismi stessi ha comunque un certo equilibrio. Ma ci sono famiglie che più di altre hanno in dotazione i meccanismi di difesa.

Per la peste americana se ne contano almeno quattro:

  • il cosiddetto comportamento igienico, che in realtà è a sua volta composto di due comportamenti indipendenti tra loro: uno consiste nello scoprire le larve morte all'interno di una cella e disopercolarle, l'altro nel ripulirle. Ognuno di questi comportamenti dipende da un gene diverso, questi due geni possono non trovarsi contemporaneamente in una stessa popolazione di api; tuttavia occorrono entrambi perché si dia resistenza; inoltre essi sono recessivi. Il comportamento igienico viene influenzato da fattori ambientali quali dall'intensità del flusso nettarifero, che può stimolare la rimozione di covata morta per ricavare spazio. Il comportamento igienico non è comunque automaticamente associabile con la resistenza alla peste.
  • una resistenza fisiologica delle larve: nelle prime tre ore di vita tutte le larve a cui sia stato somministrato cibo contaminato periscono. Dopo 69 ore di vita tutte resistono. Nella fascia intermedia alcune periscono mentre altre si rivelano, appunto, resistenti.
  • la qualità filtrante del proventricolo. Le operaie di ceppi resistenti sembrano in grado di eliminare attraverso la valvola proventricolare circa l'80% delle spore presenti nel cibo. Il proventricolo ha la funzione di svuotare la borsa melaria dalle particelle solide, quali appunto le spore, che vengono indirizzate verso l'intestino per essere espulse tramite la defecazione all'esterno dell'arnia.
  • a qualità del cibo fornito alle larve, che può contenere in quantità più o meno significativa dei fattori antimicrobici in grado di inibire la germinazione delle spore e di ridurre il numero delle forme vegetative.

Conoscere l'esistenza e il funzionamento di questi meccanismi potrebbe indurci a un cambiamento di strategia rispetto alle malattie delle nostre api. Se, forse, fossimo stati prima più propensi a "salvare" le famiglie con farmaci - chimici o naturali in questo senso non fa molta differenza - o procedure come la messa a sciame, ora potremmo, anziché tenere in circolazione famiglie probabilmente suscettibili alla malattia, dare un contributo alla loro eliminazione e quindi a un processo di selezione. Questo richiede ovviamente un atteggiamento lungimirante, un investimento anche nel futuro.

  • Quali altri meccanismi di difesa agiscono ancora, a livello della singola ape o del comportamento sociale della famiglia?
    Il Centro Svizzero di ricerche apicole ce ne dà una ancor più esauriente disamina:
  • l'impermeabilità della cuticola che ricopre sia le larve che le api adulte, che, per esempio, è impenetrabile dagli agenti della peste
  • delle proteine antibatteriche contenute nel sangue, capaci di neutralizzare dei microrganismi dannosi
  • l'immunità cellulare, una reazione delle cellule sanguigne al fine di rendere inoffensivi gli agenti infettivi
  • il meccanismo della cicatrizzazione
  • la diversità tra ape "giovane" (prima dello farfallamento) e ape adulta. Come abbiamo visto nell'esempio citato sopra della peste americana la diversificazione di stadi di sviluppo limita la gamma di azione aggressiva degli agenti patogeni. Essi possono colpire o l'ape "giovane" (talvolta appunto in una fase ristretta) o l'ape adulta
  • la differenza tra i sessi e le due forme femminili, per cui ci sono agenti patogeni che colpiscono solo o soprattutto i maschi piuttosto che le operaie o le operaie piuttosto che la regina
  • il rinnovo della popolazione, per cui in primavera-estate, in cui avvengono circa 8 rinnovi, certi agenti patogeni come il nosema o l'amebiasi, non hanno il tempo di svilupparsi
  • la sciamatura, che permette alle api di abbandonare agenti patogeni nella vecchia covata rinnovando i favi altrove
  • gli effetti antibatterici del miele, del polline, del nutrimento larvale e della propoli

Rispetto alle malattie si pone forse il problema se l'apicoltore possa continuare ad andare contro corrente rispetto al prodursi di una selezione naturale (come attraverso alcune delle pratiche fin qui adottate), oppure fare lui per primo quello che la natura farebbe comunque.


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