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ESCLUDIREGINA:
USARLI, NON USARLI, O VALUTARE LE CIRCOSTANZE?
Quando attrezzo
e biologia si incrociano
Ancora
una volta, a chi chiede una formula facile, una semplificazione
che tolga tutti i dubbi, proporremo invece alcune
riflessioni che stimolino l'osservazione e la capacità
di valutare con intelligenza la questione nelle proprie
circostanze.
Iniziamo a esaminare un po' da vicino i pro e i contro.
Sicuramente, per chi toglie i melari con il soffiatore
o con l'apiscampo, l'uso dell'escludiregina può
essere d'aiuto. Per evitare di soffiare via delle
regine nel primo caso, nel secondo caso per evitare
di trovare il melario ancora pieno d'api. Il problema
è: questi incidenti avvengono, nella tua situazione,
con frequenza significativa o trascurabile?
Ugualmente fastidioso essere costretti a cercare una
regina che, in assenza della griglia, possa trovarsi
sia nel nido che nel melario.
I fautori dell'escludiregina
sembrano temere che il miele possa facilmente prendere
un cattivo sapore dalle celle di covata in cui è
stato eventualmente depositato. Questo pericolo è
stato sicuramente sopravvalutato. Ci sono apicoltori
che addirittura disopercolano la covata rimasta nel
melario e la lasciano cadere nel miele, e che tuttavia
hanno vinto dei premi di qualità. Questo ovviamente
presuppone che questo potenziale difetto sia diluito
in una grossa quantità di miele. E che il miele
venga comunque filtrato o decantato dalle larve.
Altri apicoltori si limitano a mettere da parte i
pochi telaini da melario dove è apparsa covata,
e a fonderli senza smelarli, per non rinunciare ai
vantaggi che ha il NON usare l'escludiregina. Ovviamente
in questo caso l'apicoltore deve aver riscontrato
una frequenza molto bassa del fenomeno della covata
nel melario.
Un vantaggio dell'uso dell'escludiregina
è dato dal fatto che i telaini da melario vengono,
al momento dello stivaggio in magazzino, attaccati
poco o nulla dalla tarma della cera. Essa è
infatti attirata soprattutto dalle sostanze proteiche-polline
e esuvie di larve. In questo caso l'uso dell'escludiregina
deve però essere rigoroso e senza eccezioni.
Basta una piccola superficie per attirare la tarma,
che poi divorerà, se non trattata, cera e legno.
La ragione principale per cui
molti apicoltori non usano l'escludiregina non è
tanto il risparmio della spesa di questo materiale
o il lavoro in più che comporta, ma il fatto
che l'escludiregina costituisce un notevole intralcio
alle api nel momento in cui si presuppone che possano
salire a melario. Chi poi avesse provato a mettere
tutto d'un colpo l'escludiregina con un melario composto
tutto di fogli cerei da costruire, avrà nella
maggioranza dei casi assistito a una sciamatura senza
che le api avessero minimamente degnato di considerazione
l'UFO atterrato sul loro nido. Il passaggio delle
api nel melario viene assicurato da parte di molti
apicoltori evitando l'uso dell'escludiregina soltanto
all'inizio. Una volta decisamente appropriatesi dello
spazio sovrastante, è possibile allora inserire
l'attrezzo, essendosi assicurati che la regina sia
nel nido. Ovviamente questo processo va aiutato con
l'aggiunta di fogli cerei da costruire nel nido e
asportazione (più o meno graduale a seconda
dei casi) di favi di covata: perché in ogni
modo se aspettiamo, per mettere il melario, che lo
sviluppo del nido sia completo, quello che otterremo
sarà molto probabilmente una sciamatura. (Naturalmente
stiamo parlando della prima posa stagionale dei melari).
L'articolo 8.4 della normativa
sul biologico dice: "è vietato l'impiego
di favi che contengano covate per l'estrazione di
miele".
Questo significa che un apicoltore biologico è
condannato a usare l'escludiregina anche se ritiene
che appesantisca la sua pratica apistica?
Non necessariamente. Una delle osservazioni che sono
state fatte è che in presenza di un flusso
nettarifero abbondante e costante è molto raro
trovare covata nei melari. Questo stesso flusso fa
da escludiregina naturale. Diversa è la situazione
in quelle aree in cui gli alti e bassi, le pause e
i periodi di mediocre importazione inducono le regine
a salire a melario. Anche in questo caso è
cruciale la capacità di osservazione e di conoscenza
della propria zona da parte dell'apicoltore.
Inoltre, in quei momenti in cui, a causa delle caratteristiche
del flusso nettarifero, le api fossero indotte, piuttosto
che salire a melario, a intasare il nido togliendo
alla regina spazio per la covata, l'escludiregina
amplificherebbe questo comportamento. L'apicoltore
dovrebbe agire allora inserendo fogli cerei da costruire
nel nido, ovviamente tra covata e covata. Se si trattasse
invece di una sovrabbondanza di nettare rispetto alla
capienza dell'arnia, occorrerebbe essere generosi
coi melari anziché aspettare che siano completamente
pieni. Nel caso del nettare di castagno, che sembra
stimolare la deposizione a causa dell'alta presenza
di polline, questo modo di procedere si rivela particolarmente
utile, perché si utilizza al meglio insieme
lo spazio- nido e lo spazio-melario.
E se siamo in una zona dove
dopo il castagno (per continuare coll'esempio iniziato)
non ci fosse altro raccolto apprezzabile? Avremmo
allora tante "bocche da sfamare" inoperose
e non avremmo un particolare interesse a produrle.
Diversa potrebbe essere una situazione del genere
a fine estate, perché in questo caso avrei
un maggior numero di api di tipo "invernale"
che "sfonderebbero" primavera.
Per finire, ci sono apicoltori che, anziché
l'escludiregina hanno provato a usare un foglio di
nylon rettangolare posto sopra i telaini tra nido
e melario, più stretto però dell'ampiezza
dell'arnia. Essi riferiscono buoni risultati nell'impedire
in questo modo alla regina di salire (il presupposto
sarebbe che la regina salga a melario dal centro e
mai dai bordi). Questo sistema è stato perfezionato,
quando si è osservato un rallentamento nell'asciugatura
del miele, sostituendo al nylon una retina fine. Il
vantaggio (a parte il risparmio) è dato dalla
presenza di un più facile flusso delle api
tra sotto e sopra.
L'escludiregina richiede
più lavoro, e in questo lavoro devo includere
la sua pulizia dai resti di propoli e cera. Questa
pulizia è difficile d'inverno, quando rischio
di forzare le maglie della griglia. Uno dei metodi
meno brigosi è usare la sceratrice solare,
altrimenti anche lasciare gli escludiregina sulla
lamiera dei tetti nelle calde giornate di fine estate.
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