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biologia
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Spazio dedicato alla conoscenza della biologia dell'alveare per confrontarsi e discutere sulla gestione degli apiari

DI QUALI CAMBIAMENTI CI ACCORGIAMO NEI NOSTRI ALVEARI?
Sciamature incontrollabili, sostituzioni, certe patologie, sono fatti nuovi osservabili in modo costante?

"Le api non raccolgono più il miele"…"E' come se fosse stata sganciata una bomba atomica e non ce l'avessero detto…" queste sono due tra le espressioni usate dagli apicoltori per commentare l'andamento stagionale e i comportamenti imprevedibili delle api nel 2002, "la peggiore annata a memoria d'uomo".

Anche l'annata precedente, in diverse zone d'Italia, non era andata affatto bene, tanto che la rivista L'Apis se n'era uscita con un titolo "2001- annus horribilis".
Al di là dei raccolti scarsi, ci interessano le segnalazioni riguardanti gli alveari .

E' nel momento in cui sciamano in modo inusuale da due anni alveari accuratamente selezionati da decenni proprio sulla base della loro scarsa attitudine alla sciamatura, che è forse il caso di cominciare a chiedersi se il comportamento delle api non stia subendo dei cambiamenti più che occasionali. E di osservare più a stretto e in modo più obiettivo le nostre api. Negli ultimi due anni in varie zone della Toscana, dove spesso il tipo d'ape impone una tecnica di controllo della sciamatura meno graduale e più radicale che non in Emilia, persino l'asportazione in un solo colpo di quattro telai di covata più le api (che di solito basta e avanza) non è stata sufficiente, ma ha dovuto essere seguita, oltre che da ulteriori salassi, anche dall'eliminazione di celle reali per un certo periodo di tempo.
Sostituzioni più frequenti del solito di regine anche giovani sono un altro comportamento che è stato da più parti segnalato.

Se si guarda a razze d'api tipiche dell'Africa o dell'India, esposte per esempio a un alternarsi di piogge violente e di siccità che ne elimina la maggior parte delle famiglie, il comportamento di forte sciamatura corrisponde proprio a una strategia di sopravvivenza della specie (unitamente alla facilità ad abbandonare la dimora). Un alternarsi di periodi secchi e nubifragi è quanto ha cominciato a manifestarsi anche da noi (sia pure in forme meno estreme), e corrisponde a una linea di tendenza per il futuro (vedi per esempio "La Repubblica" del 10.8.2002).

C'è quindi da chiedersi: questi comportamenti sono effettivamente diventati frequenti nelle nostre api?
Sarebbe opportuno che questo sito venisse utilizzato dagli apicoltori per offrire testimonianze su questo punto, naturalmente con uno spirito obiettivo e statistico, più che per il gusto del fatto eccezionale.

C'è anche da indagare, posto che sia vero che questi comportamenti stiano effettivamente prendendo piede e non siano solo episodi, a cosa stiano reagendo le api, se a fattori meteorologici, di inquinamento, o altro.
Un'interpretazione popolare dei momenti di grande sciamatura, soprattutto quando ci sono sciamature che si verificano in stagione produttiva o a fine estate, è che possa essere una reazione alla varroa. Un'ipotesi che andrebbe suffragata da un'osservazione più stretta e accurata.

Si è inoltre andata diffondendo in varie parti d'Italia una forma di patologia della covata (vedi L'Apis n° 8, ottobre 2002, vedi anche foto e questionario d'indagine tra i "documenti" del Forum della Commissione Sanitaria - su questo sito). Su una diagnosi precisa esistono ancora delle perplessità. Ma se dovesse trattarsi di peste europea (diagnosi presuntiva espressa dall'Istituto Nazionale di Apicoltura), è interessante che essa si sia manifestata in Italia, dove la sua incidenza era sempre stata trascurabile, e sull'ape italiana, normalmente considerata meno suscettibile a questa patologia. E che questo sia avvenuto sia in regioni calde che fredde, e in una varietà di situazioni spesso diverse da quelle tradizionalmente indicate come tipiche nella letteratura su questa patologia.

La malattia, inizialmente sottovalutata per il suo manifestarsi leggero e episodico, ha cominciato a colpire massicciamente e repentinamente e a trascinarsi anche in piena stagione produttiva o a riapparire in autunno e alla fine dell'inverno. Colpendo sia allevatori tradizionali che biologici, sia in zone di nomadismo che in zone dove prevale l'apicoltura stanziale.


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U.N.A.API. Str. Tassarolo 22
15067 Novi Ligure (AL)

ultima modifica: 31.07.2010 -