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biologia
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Spazio dedicato alla conoscenza della biologia dell'alveare per confrontarsi e discutere sulla gestione degli apiari

APE-VARROA-APICOLTURA-AMBIENTE
Il rompicapo delle variabili

Caro Marco,
è un po' che non ti si vede (per me personalmente, è dal convegno dell'ARSIA in cui parlasti di miele toscano) e ogni tanto mi capita di incontrare qualcun altro che rimpiange, come me, di non avere più spesso occasioni per incontrarti.
L'ultima volta è stato proprio qualche giorno fa, al convegno annuale della commissione sanitaria dell'Unaapi, dove a un certo punto si è formato un piccolo capannello di persone interessate ad aspetti di meno immediata applicabilità pratica.
Ci si interrogava soprattutto se sia cambiato il ritmo di riproduzione della varroa, e quali meccanismi reali stanno dietro alla parola reinfestazione. Eravamo colpiti dalla velocità inaspettata con cui la farmacoresistenza al rispolverato fluvalinate si è manifestata, ma anche come sempre più spesso compaiono quantità imprevedibili di acari anche dopo svariati trattamenti di altro tipo.
E' lì che Sergio Massi, dell'INA, ha ricordato che questi temi tu li avevi iniziati ad affrontare (ed è lì che si è anche detto: peccato non vederti più spesso). Ha parlato in particolare di un lavoro bibliografico sullo sviluppo della varroa, ma anche di uno studio sugli spostamenti delle api sul territorio e i flussi di scambio tra apiari, che avresti firmato insieme a qualcun'altro, e che, per come me l'ha riferito Massi, ho trovato veramente affascinante.
Non ho nemmeno fatto un tentativo per guardare prima su internet, preferendo chiedere personalmente a te come trovarlo, ma anche se hai altri suggerimenti, così da avere anche l'occasione di manifestarti la mia/nostra gratitudine per il tuo ricercare.
Un saluto cordiale
Paolo Faccioli

Caro Paolo, gli interrogativi che poni sono i soliti e ormai bisognerebbe rassegnarsi a convivere con un simile rompicoglioni. In fin dei conti la varroa fa meno danni di berlusconi e dei suoi lacchè.
Venendo poi al tuo messaggio, in realtà le variabili sono molteplici; magari ci fosse un punto critico soltanto!
Quando si ha a che fare con un processo biologico in cui si inserisce la manipolazione umana (quindi una variabile "impazzita" da un punto di vita evolutivo) si deve fare i conti con una logica che sfugge al nostro "bieco" utilitarismo che guarda il mondo secondo la logica della semplificazione dei processi e della sequenza lineare "causa-effetto".
Fra l'altro abbiamo a che fare con due "saponette", ape e varroa, che da molto più tempo di noi sono sul palcoscenico dell'evoluzione ed hanno avuto modo di mettere a punto sistemi di adattamento molto evoluti (non complessi, evoluti). Probabilmente la varroa, per quanto "monofaga", come tutti gli artropodi mostra una duttilità superiore alle aspettative, non a caso è riuscita ad inserirsi in maniera stabile nel sistema artificiale "alveare".
D'altra parte se le api fin dall'origine son cambiate morfologicamente meno di quanto sia cambiato l'uomo, vuol dire che possiedono altri sistemi adattativi che individuerei in ambito comportamentale: fisiologico ed etologico. Non a caso negli ultimi 30.000 anni i pascoli son mutati radicalmente, ma le api continuano a prosperare.
Ciò vuol dire, ad esempio, che la loro modalità di alimentazione è molto "plastica" tanto che i limiti di distribuzione sono solo di tipo climatico ed anche quelli non è che influiscano più di tanto.
Poi, in questa miscela, aggiungici anche l'apicoltura, intesa come pratica che altera la biologia di una specie ed in particolare la nostra ape (anzi: le nostre api! Direi che ogni apicoltore ha famiglie eterogeneee fra loro e diverse da quelle degli altri).
Non è per fare il difficile, ma come l'Italia è terreno minato per la meteorologia, altrettanto si deve dire per quanto riguarda i comportamenti sia umani che biologici in generale. La frammentazione geomorfologica, climatica, genetica, colturale e culturale è la nostra ricchezza, ma gli spazi sono tanto ristretti che la contaminazione fra ambienti contigui è continua: un blob che muta ininterrottamente, fluisce da tutte le parti ed in cui tutte le variabili confliggono. Insomma: è un casino.
Per fare un paragone è quel che accade a noi. L'italiano non è altro che un popolo di tribù bastarde, così come il maggioritario non è altro che l'obbligo a formare uno, anzi due "popoli" di bastardi riuniti in tribù, sottotribù e clan! E le tanto conclamate radici cristiane non son altro che una dittatura basata su credenze eterogenee e convinzioni preesistenti omologate dal potere dominante a suo pro.
L'omogeneità si ottiene solo con la dittatura, o con la religione di stato o con lo stato di religione; in altre parole solo in condizione omogenee si possono formulare e strutturare modelli comportamentali riproducibili. In Italia, almeno fino ad ieri, no. Così è anche per le api.
Per quanto si riducano gli elementi in gioco (e ce ne sono ancora!), prova a fare le somme: varroa sottoposta alla selezione:
dell'ambiente + delle api +dei trattamenti

ape sottoposta alla selezione:
dell'ambiente + della varroa + dei trattamenti + della selezione umana + delle tecniche di allevamento

Se vai a fare i "conti" ti accorgi che è più facile fare un modello meteo a 30 giorni o beccare il superenalotto che poter dire qualcosa di affidabile sul futuro del rapporto varroa-ape-uomo.
In realtà la cosa si è sempre saputa e (mi pare nell'84) a Firenze prefigurai che solo il lavoro su pacchi d'api poteva in qualche maniera aiutare a rendere programmabile (e quindi sostenibile) l'apicoltura italiana. Non mi pare che le cose siano cambiate.
Per quanto riguarda le tue richieste, scandalizzati pure, ma io non ho tenuto niente del mio "passato": quel che c'è, se c'è ancora, è in qualche pubblicazione e te, credo, ti riferisca a queste, fra l'altro niente altro che idee, ipotesi, sghiribizzi:

ACCORTI M., 1992 - Observations on the drifting behaviour of bees. - Ecology, Ethology & Evolution, Special Issue 2: 33 36.
ACCORTI M., LUTI F., 1994 - Problemi nel controllo della varroasi: reinfestazione, resistenza ed efficacia degli acaricidi.- Apicoltura 9: 147 161.

Non tutti i dati che ho raccolto nel tempo sono mai stati pubblicati, perché ben pochi li ho potuti sottopporre a verifica sperimentale. Ciò non toglie che certe osservazioni più volte ripetute, per quanto indiziarie, alla fine abbiano il valore di "prova".
In pratica andai a verificare uno degli assiomi dell'apicoltura: la fedeltà delle api al nido e di conseguenza al pascolo. Balle! Son delle troie che battono tutti i marciapiedi. Inoltre, quando c'è flusso forte, si vendono al miglior offerente, intendendo il primo alveare che trovano: basta che "bussino coi piedi" ed entrano dappertutto.
Il secondo punto è il saccheggio: più sono forti più saccheggiano, più saccheggiano più si reinfestano. Ma essendo una fase analoga alla "grande raccolta", più derivano e più distribuiscono le reinfestazione! Quindi più miele si fa, più rischio si corre!
Un altro punto non pubblicato riguarda una serie di indagini sugli sciami selvatici: non si ha idea di quanto "sommerso" (senza allusioni :-)))) ) ci sia a nostra insaputa.

E direi che questa è una delle carte migliori che le api si tengono di riserva per la propria sopravvivenza. Fu molto divertente andare in giro per prenderle per la gola e, a occhio, facevano anche parecchia strada (scoprire l'evasione e il lavoro nero è facile: chi lo fa è un ingordo).
Tieni presente che molte di queste osservazioni le ho fatte in città!
Come conclusione "logica" di quanto sopra, considerando che più le celle sono"grandi" più spazio ha la varroa per riprodursi: lo sciame naturale che non rinnova la cera ma fornisce getti continui ma fa poco miele è la miglior forma di difesa per le api!.
Dunque torniamo al bugno!
Ma gli sciami naturali rompono le palle perché te curi il tuo alveare, mentre attorno le cose vanno "secondo natura" con la sciamatura dei selvatici che riportano vicino a zero la loro infestazione ma trasportano in giro varroe pioniere per una maggiore diffusione della parassitosi e lasciano una colonia debole da saccheggiare (reinfestazione) .
Ah.. altra chicca indiziaria: da quasi 15 anni i rilievi della mortalità settimanale delle varroe salta agli occhi che i telaini sono più affollati il lunedì rispetto agli altri giorni. Ti dice nulla? Ebbene la maggior parte dei semiprof e dilettanti è nel fine settimana che va a far le visite e innesca i saccheggi!
Come vedi, e non è certo tutto, le variabili in gioco sono fin troppe per sperare di trovare una soluzione in tempi brevi. Un prodotto specifico sarà difficile da trovare sia perché fra ape e varroa non è che ci sia una differenza enorme, sia per le implicazioni ambientali e riproduttive che sono sfavorevoli ai trattamenti, sia per la disomogeneità delle tecniche apistiche, sia per la distribuzione sul territorio, sia per la duttilità autoselettiva della varroa nei confronti delle molecole chimiche.
Ricordo che ai tempi dell'Amitraz, dopo appena sei mesi ci volevano già due trattamenti e dopo un anno non bastavano nemmeno più! Avevi voglia a dire "Fermi! Attenti!", ma come le api avevano la varroa così anche gli apicoltori avevano i loro parassiti: c'erano i venditori di fumo(geni) (le Wannamarchi apistiche ......) che c'ingrassavano vendendo illusioni!
In tutta sincerità non credo nella soluzione in un prodotto di sintesi né in una soluzione biotecnologica; non che io abbia pregiudizi - quando ce vo' ce vo' - ma entrambe non terrebbero mai conto della duttilità della varroa, mentre credo che se mai c'è una possibilità andrebbe cercata fra le patologie naturali dell`acaro (un virus, un nematode, un batterio, magari le emorroidi!) la cui naturale tendenza è quella di adeguarsi alle variazioni del soggetto parassitizzato. Naturalmente sempre che anche l'ape non ci vada di mezzo!
Per far questo ci vuole tempo, competenze e tanti tanti investimenti: tutte cose che in apicoltura non ci sono. Ma, almeno per quanto ne so, non è che negli altri paesi le cose siano più avanti. Hanno solo la fortuna di essere più omogenei, anzi meno basardi di noi.
Insomma meno variabili ci sono e meno difficile è gestire un problema.
Sperando di averti contaminato con più dubbi di quanti ne avevi - il dubbio è vita - un buon anno a te con la richiesta di estenderlo a tutti gli apicoltori toscani
ciao ciao
Marco Accorti