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APICOLTURA
IN BIELORUSSIA
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L'Apis
n.2 - 2003
Un viaggio umanitario in un villaggio
non distante dalla centrale nucleare di Chernobyl ha consentito
ad un nostro collaboratore una prima conoscenza della locale apicoltura.
Faccio
parte del Comitato Girotondo (www.comitato-girotondo.org)
che nulla ha a che fare con i girotondi politici, ma che si occupa
di ospitare in Italia bambini provenienti dalle zone contaminate
dall'esplosione di Chernobyl e di progetti umanitari in Bielorussia.
Abbiamo un gemellaggio con un villaggio a circa 100 km dalla purtroppo
famosa centrale nucleare, nel quale abbiamo rifatto i bagni della
scuola e portato 3 pullman carichi di aiuti umanitari. In uno di
questi viaggi, essendo zone prevalentemente agricole, sono venuto
in contatto con gli apicoltori e con la locale apicoltura.
Ho conosciuto Andrei, un apicoltore di 65 anni, che con la moglie
porta avanti una ventina di alveari. Gli apicoltori di tutto il
mondo trovano, sempre, una loro lingua per comunicare; tra le cose
caratteristiche che ho notato sono stati gli alveari che all'interno
hanno, grosso modo, dimensioni simili alle nostre, ma che viste
da fuori sono così voluminose che in
un primo momento le ho confuse con delle conigliere; hanno, infatti,
un notevole strato in legno di coibentazione per il freddo. Gli
apicoltori possono praticamente sfruttare una sola fioritura e,
solo in certi casi, producono miele di grano saraceno.
Mi ha colpito l'attrezzatura di smielatura, costituita da uno smielatore
in lamiera zincata e un contenitore da latte per fare decantare
il miele; il tutto in uno stanzino di 4 mq e limitrofo alla stalla.
Per i trattamenti contro la varroa mi ha fatto vedere alcune strisce
di plastica (credo fossero le stesse da alcuni anni...), che maneggiava
con una certa disinvoltura. Comunque si lamentava che le api muoiono
più di una volta. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente,
e mi ha fatto riflettere, è stato il prezzo al quale viene
venduto il miele.
In questi luoghi uno stipendio medio varia dai 25 ai 50 e al mese;
questo significa che, nonostante il costo della vita sia più
basso che da noi, sono stipendi da fame.
Il pane costa sui 0,25 e/kg e il miele viene venduto dai 7.000 ai
10.000 rubli/kg al consumatore finale, pari a circa 3,5-5 e/kg.
Sono stato anche nella capitale Minsk; in una struttura molto grande
è organizzato un mercato al coperto. Oltre a esservi lo spazio
per la frutta, carne e uova, è presente un settore completamente
dedicato agli apicoltori.
Qui ho conosciuto Sasha, un altro apicoltore, che mi ha confermato
che un chilo di miele ha il valore di due chili di carne facendomi
presente che, qualche tempo fa, valeva anche tre kg. carne.
I barattoli di miele esposti sul banco erano privi di qualsiasi
tipo di etichetta.
L'effetto
delle radiazioni è ancora presente e probabilmente lo sarà
per diversi decenni. Questo fa sì che il miele proveniente
dalla regione di Gomel non riesce ad essere commercializzato perché
contaminato.
Il fine ultimo dei nostri interventi in Bielorussia è di
fornire un tangibile segno di speranza alla popolazione di quelle
terre: vogliamo "costruire insieme" per aprire, insieme,
varchi di ottimismo. Ma riflessione e la domanda che mi viene da
fare è che il miele radioattivo ha un maggiore valore di
mercato oppure…
A voi ogni ulteriore commento...
Luca Allais
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ultima modifica:20 Aprile, 2004
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