|
|
AMRITA: UN'AZIENDA APISTICA DEL SUD
a
cura di Giorgio Della Valle
Partiamo all'alba da un grosso paese nell'entroterra barese e già
il caldo di quelle ore preannuncia l'ennesima giornata torrida.
Lentamente attraversiamo la Murgia, segnata dalla siccità
che da mesi sta affliggendo una vasta area meridionale, passando
per Altamura e Matera e raggiungendo l'Oasi naturale di San Giuliano
sul lago artificiale omonimo, a pochi chilometri a sud di Matera.
Lasciamo
la strada asfaltata e ne prendiamo una sterrata circondata da querce,
eucalipti e pini d'Aleppo. Il percorso tortuoso rallenta la marcia
e ci permette di ammirare l'incantevole paesaggio, circondato da
colline verdeggianti, incredibilmente non segnate dal desolante
grigiore lasciato dagli incendi. Raggiungiamo la prima postazione:
una trentina di alveari posti al limitare di un vasto appezzamento
che un pesante trattore a cingoli sta lentamente erpicando e a poca
distanza da un esteso bosco di eucalipti.
Siamo alla fine di luglio, alcune famiglie sono sul secondo melario,
ci aspettiamo un intenso movimento di api, ma restiamo delusi; solo
in alcuni casi il primo melario è stato quasi colmato, il
secondo è intatto e lo scarso volo delle bottinatrici lo
attesta. Lo scorso anno, in questa stessa postazione, la produzione
fu abbondante (15-20 kg per alveare); Pasquale, l'amico apicoltore
che mi sta mostrando i suoi apiari ritiene che la mancanza di pioggia
stia dimezzando il raccolto rispetto allo scorso anno in tutti gli
apiari. Le api sono molto nervose, scatto qualche foto e ripartiamo.
Costeggiamo il lago di San Giuliano dall'alto, in lontananza, tra
la foschia, scorgiamo i profili dei paesi arroccati sulla cima delle
colline, Gròttole, Miglionico, ci avviciniamo al lago, camminando
su terreni coperti da un'erba bassa e coriacea, tocchiamo l'acqua,
calda, cercando di non sprofondare nel fango; raggiungiamo la diga
e ci dirigiamo verso Matera per la seconda tappa. Il paesaggio cambia,
entriamo in una azienda agricola estesissima, di circa mille ettari,
che il proprietario ha saggiamente rimboschito in numerose parti.
E raggiungiamo la prima postazione, di una cinquantina di alveari,
posta qui per la raccolta sul timo. La seconda postazione è
situata ai margini di una misteriosa gravina, resa ancora più
affascinante dalle numerose grotte divenute abitazioni in epoche
remote (nel paleolitico, oppure nel secolo scorso per briganti?).
Purtroppo, anche qui, le peggiori previsioni trovano conferma: scarso
movimento e melari non ricolmi.
È
ormai mezzogiorno, il caldo è torrido, ci fermiamo presso
la masseria, di un bianco abbacinante, per questioni di normale
amministrazione e ci dirigiamo a Laterza. In un bar del paese ci
gustiamo una bevanda ed in un famoso forno compriamo pane di grano
duro e frise di ottima qualità. Ritorniamo in sede e, strada
facendo, mi chiedo come mai l'apicoltura pugliese sia poco rinomata.
Abbozzo delle risposte, ma tutte da verificare e concludo che un
articolo su una giovane azienda apistica possa forse interessare
apicoltori di altre zone d'Italia.
Incominciamo dalla storia. Il titolare, Pasquale Tricarico, la fonda
tre anni fa, iniziando con una trentina di alveari e dopo un tirocinio
di un paio d'anni in un'azienda apistica locale. Acquista negli
anni successivi nuclei da apicoltori del Centro Italia, trova un
socio con cui effettuare le operazioni di nomadismo e, grazie alla
Legge 608/96, il cosiddetto "prestito d'onore", ottiene
un prestito di 10 milioni per le spese di gestione iniziali e di
50 milioni per l'acquisto dei materiali (di questi ultimi 30 sono
a fondo perduto e 20 sono da restituire in 5 anni). Con questo finanziamento
attrezza il laboratorio apistico, acquista un mezzo di trasporto
(un fuoristrada Nissan Patrol necessario per raggiungere zone inadatte
ad un camion ed un rimorchio a quattro ruote in grado di trasportare
36 alveari senza melario), per le operazioni di nomadismo, acquista
nuovi nuclei ed inizia l'attività in modo semiprofessionale,
dedicando cioè ad essa parte del proprio lavoro, avendo interessi
in altri settori lavorativi.
Attualmente l'azienda dispone di 140 famiglie di api ed è
in espansione. In queste condizioni climatiche le api non interrompono
mai l'attività di raccolta e la deposizioni di uova è
continua; un apicoltore del nord si potrebbe chiedere immediatamente
con quali mezzi e strategie si tiene sotto controlla la varroa.
La risposta non potrebbe essere più semplice: trattamento
con Apilife var alla fine di settembre e trattamento con acido ossalico
alla fine di novembre. L'azienda non ha mai avuto problemi con la
varroa. La zona in cui ha sede l'azienda, l'entroterra barese, caratterizzata
da estese piantagioni di ulivi e di viti e con poca vegetazione
spontanea, è inadatta alla presenza produttiva di alveari
nel periodo estivo e la pratica del nomadismo è una via obbligata
per apicoltori medio grandi. Attualmente in questa azienda gli alveari
vengono spostati con un ritmo decisamente sostenuto: si inizia a
febbraio con il mandorlo per finire ad ottobre con il millefiori
autunnale. L'aspetto più interessante di questa realtà
produttiva è la notevole varietà delle fioriture che
garantisce la produzione di numerosi tipi di miele monoflora, ma
anche la possibilità di dislocare gli alveari in zone lontane
da fonti di inquinamento e garantire al miele prodotto una elevata
qualità. Ma
tutto ciò ha un costo elevato dovuto alle spese ed ai tempi
di viaggio ed è probabile che in futuro l'azienda organizzi
il nomadismo in modo differente: dislocare gli apiari in zone strategiche
(individuate nei comprensori di Ginosa, Montescaglioso, Ruvo di
Puglia e la sede centrale, cioè Palo del Colle) e da lì
effettuare trasferimenti su distanze più modeste.
Il titolare sta da tempo seguendo l'iter per la certificazione biologica;
recentemente sono stati effettuati i controlli da parte di una struttura
delegata al rilascio delle certificazioni e l'unico elemento mancante
per ottenere l'iscrizione all'albo delle aziende biologiche è
legato alla possibilità di far lavorare la propria cera presso
un'azienda certificata. Sembra sia un problema di non facile soluzione.
In attesa che si concluda questa lunga procedura la vendita del
miele avviene al dettaglio direttamente in sede, ma in prospettiva
sono previste forme differenziate quali vendite presso fiere locali,
presso farmacie ed erboristerie e all'ingrosso presso rivenditori
locali e non solo.
Il laboratorio apistico
Il
laboratorio apistico è stato ottenuto da un'abitazione civile
preesistente con piccoli adattamenti.
Ha una superficie di circa 80 metri quadri e dispone, inoltre, di
un atrio interno in cui depositare il materiale e di un garage isolato
in cui posteggiare al coperto il rimorchio. All'arrivo il rimorchio
con i melari viene lasciato in un cortile recintato annesso al laboratorio
ed i melari vengono disposti nel locale adibito alla smielatura
attrezzato con un banco disopercolatore e con due smielatori elettrici
di rispettivamente 15 e 24 telaini. Il miele estratto viene successivamente
trasportato con secchi nel locale adiacente attrezzato con 6 maturatori
da 17 quintali totali e quindi invasettato. I vasetti vengono poi
predisposti per la vendita e stoccati in un terzo locale adiacente.
In un piccolo ufficio, che dà direttamente sulla strada,
avviene la vendita al dettaglio del miele.
FIORITURE
Come accennato nell'articolo la zona è di estremo interesse
apistico grazie alla regolare successione, in un'area modesta, di
numerose fioriture interessanti per le api. Si incomincia nei mesi
di febbraio marzo con la fioritura del mandorlo, nella zona intorno
a Palo del Colle, ma si effettua nomadismo presso un'azienda con
una estesa (40 ettari) piantagione di mandorli a Ruvo di Puglia.
La produzione di questo miele è modesta. L'operazione è
finalizzata alla sviluppo delle famiglie.
Nel mese di aprile fiorisce il ciliegio e lo spostamento degli alveari
avviene verso la premurgia barese. A Turi vengono portati 80 alveari
per il servizio di impollinazione. La produzione di questo miele
è legata alle condizioni ambientali. La produzione dello
scorso anno è stata di 5 kg per alveare, quest'anno di soli
3 kg per alveare. In aprile maggio fioriscono gli agrumi ed anche
in questo caso 80 alveari vengono portati a Ginosa in un'azienda
con un agrumeto di 20 ettari. In questa località verrà
realizzato un apiario stanziale. La produzione lo scorso anno è
stata di 15 kg per alveare, ma quest'anno molto scarsa a causa della
fioritura ridotta per la diffusa siccità. Nello stesso periodo,
ma fino giugno sulla Murgia si produce un millefiori nel Parco naturale
dell'Alta Murgia Barese. 40 alveari lo scorso anno hanno prodotto
in media 20 kg ciascuno. Interessante la fioritura del castagno
nel mese di giugno nella zona di Melfi. Lo scorso anno 15 alveari
portati sperimentalmente produssero in media 10 kg ciascuno. Nel
mese di giugno fiorisce anche il rovo: cespugli spontanei dislocati
prevalentemente sulle sponde dei torrenti. Quest'anno la fioritura
è stata scarsa, mentre lo scorso anno si sono prodotti in
media 15 kg per alveare. Contemporaneamente al rovo, ma perdurando
fino alla fine di luglio, fiorisce il timo. Nell'azienda citata
di Matera vengono portati su questa fioritura 70 alveari. Lo scorso
anno la produzioni fu 20 kg per alveare. L'eucalipto inizia a fiorire
nel mese di giugno e prosegue fino ad agosto. 50 alveari vengono
portati nell'Oasi naturale di San Giuliano. Ad eccezione di quest'anno
la produzione è normalmente elevata: circa 20 25 kg per alveare.
Nel periodo luglio agosto, nella zona di Troia, vicino a Foggia
si sfrutta la fioritura di vaste coltivazioni di girasole. Sempre
lo scorso anno la produzione fu di 20 25 kg per alveare. Infine
nei mesi di settembre ottobre si raccoglie un millefiori autunnale.
|