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MIELE MINACCIATO DALLE CONTRAFFAZIONI MADE IN CHINA

Avvenire, 13 settembre 2003

Il miele cinese è stato messo al bando un anno fa dall'UE per gravi carenze igienico -sanitarie dei produttori e perché contenente un pericoloso antibiotico. Ma riesce comunque ad arrivare sulle nostre tavole.

Giobbe ammonisce, nell'Antico Testamento, che il malvagio non vedrà i torrenti di burro e di miele. Nel Cantico dei Cantici Salomone si rivolge alla propria sposa mistica, le cui labbra stillano un favo di miele. Nel Vangelo di Luca i discepoli offrono da mangiare a Gesù risorto pesce arrostito e miele.
Si potrebbe continuare a lungo. Ma non serve, visto il peso delle virtù di ciò che per i pagani era il nettare degli dèi. Eppure il più dolce e naturale degli alimenti è stato via via soppiantato negli ultimi decenni dall'onnipresente zucchero raffinato. Bevande, merendine, torte, paste di ogni tipo ne grondano.
Che il crescente sovrappeso dei bambini italiani, denunciato giorni fa persino dal ministro della Salute Sirchia, sia dovuto anche a questa sempre più squilibrata alimentazione pare probabile. "Talvolta oggi si sente parlare del miele come di un'alternativa allo zucchero raffinato, ma ciò è ben lontano dal vero - spiega il dottor Paolo Cataldi, nutrizionista ed esperto in terapia Mayr per la disintossicazione intestinale -. Il miele è un alimento naturale contenente almeno un centinaio di preziosi elementi aggiuntivi, oltre ai tre principali: saccarosio, glucosio e fruttosio. Lo zucchero raffinato ne contiene solo uno, il saccarosio.
In definitiva, lo zucchero è una sostanza chimica pura. E l'assenza degli altri cento elementi si fa sentire pesantemente nel suo uso prolungato, portando a carenze nutrizionali, in particolare di vitamine e sali minerali come il calcio. Il miele, ricco di tutte queste sostanze, è invece di grande pregio, naturalmente se di origine biologica".

Di miele naturale si sta trattando in questi giorni in Toscana, alla "Settimana del miele", in corso a Montalcino. E parte da lì un nuovo inquietante allarme contro la Cina, patria delle contraffazioni e delle adulterazioni. Stavolta non si tratta di griffe tessili, bensì di minaccia alla salute. Messo al bando un anno fa dall'Unione europea per gravi carenze igienico -sanitarie dei produttori e perché contenente un pericoloso antibiotico (il cloramfenicolo, vietato in Europa da anni), il miele cinese continua ad arrivare sulle nostre tavole attraverso le cosiddette "triangolazioni".
La Cina lo vende ai Paesi dell'Est europeo e questi lo esportano da noi. "Anche l'Australia, come alcuni Paesi asiatici - denuncia il presidente dell'Unione nazionale apicoltori italiani, Francesco Panella - si è prestata a commerci di contrabbando e pirateria internazionale per dare uno sbocco al miele cinese contaminato. Addirittura, un commerciante di miele australiano che aveva denunciato questi traffici è stato vittima di minacce e di un attentato. È probabile che sia entrata in azione la mafia cinese del miele, la cosiddetta Honey Connection".
Fino all'anno scorso l'Unione europea importava dal Paese asiatico la metà del proprio fabbisogno. In Italia, in particolare, si consumano ogni anno 230 mila quintali di miele. Ma, a causa del clima impazzito e delle ripercussioni sulla flora, gli ultimi anni hanno visto una produzione nazionale sempre più bassa, con conseguente impennata dei prezzi (il miele arriva oggi a costare nei supermercati 12 euro al chilo).
Quest'anno è prevista una produzione di soli 70 mila quintali. Colpa della siccità estiva, visto che a giugno si era già arrivati a 60 mila e si pensava di raggiungere lo standard dei 100-110 mila. Sempre meglio del disastroso 2002, con la produzione calata del 70%. Numeri che diventano ancora più impressionanti se si considera un altro pregiato prodotto delle api, la pappa reale, frutto della secrezione delle api nutrici e destinata all'alimentazione dell'ape regina e delle larve.
Gli italiani ne consumano ogni anno dai 300 ai 400 quintali, per un giro di affari di 25 milioni di euro. Eppure solo il 3 per cento viene prodotto dai nostri apicoltori, il resto dalla solita Cina. "La pappa reale - spiega ancora il dottor Cataldi - viene considerata spesso come un cibo energizzan te e un ricostituente naturale. È vero che essa per le api è un cibo di emergenza, che producono per nutrire le regine durante l'attività riproduttiva.
Ma proprio per questa ragione la pappa reale ha delle proprietà stimolanti che ne rendono il suo uso non sempre consigliabile a chi si sente esaurito. Molte di queste persone hanno più bisogno, infatti, di rilassamento e di depurazione che non di stimolazione". Ad ogni modo è proprio sulla pappa reale che molti produttori puntano per il futuro dell'apicoltura italiana. La pappa reale potrebbe infatti rappresentare per gli apicoltori, sempre più esposti alle incognite del clima, un importante reddito di sostegno: l'investimento richiesto è minimo e la pappa reale può essere prodotta anche con clima avverso, a differenza del miele.
È nata così un'Associazione che raggruppa 80 aziende e darà vita presto a un Consorzio di tutela per fronteggiare la pappa reale di indubbia provenienza venduta a basso costo. Come per il miele, anche qui l'insidia si nasconde nell'etichettatura. "Aspettiamo dall'Ue il riconoscimento del nostro miele vergine integrale come Stg (Specialità tradizionale garantita) - auspica Panella -. Un bene per gli apicoltori e per i consumatori che invito a leggere attentamente le etichette e ad acquistare soltanto i mieli che indicano con precisione il Paese e il territorio da cui provengono e non si nascondono dietro la fraudolenta ed equivoca dizione "miscela di mieli"".