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AVVELENAMENTI CHE
FARE?
Gli avvelenamenti, ormai,
non si manifestano solo con l'immediata moria di bottinatrici,
ma sempre più spesso anche con spopolamenti progressivi
o danni alla covata. E' indispensabile una capillare raccolta
di dati; a tal fine è stato elaborato un apposito
questionario.
(pdf 64 kb)
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I
pesticidi hanno sempre procurato danni alle api, ma da almeno tre
anni gli avvelenamenti sembrano aumentare vertiginosamente. A livello
mondiale". Parola di Claudio Porrini che, raccogliendo l'eredità
di Giorgio Celli, da più di vent'anni si occupa del rapporto
tra api e antiparassitari all'Università di Bologna. Ora
Porrini, uno degli organizzatori insieme all'Istituto Nazionale
di Apicoltura (INA) del Simposio Internazionale "Hazards of
pesticides to bees" che si è svolto a Bologna nel settembre
2002 [commissionatogli dall'Intenational commission of plant-bee
relationship (ICP-BR), un'organizzazione che si occupa dei delicati
equilibri ambientali delle api], ha contribuito a fondare un gruppo
nell'ambito dell'ICP-BR, denominato "Bee health group",
che si è riunito proprio a Bologna qualche settimana fa per
elaborare un piano comune di valutazione dei danni alle api.
Le api quindi muoiono
sempre di più. Ma quali sono le cause?
I motivi sono molteplici e sicuramente sono diversi nelle varie
parti del mondo.
In Italia il clima sfavorevole ha sicuramente inciso direttamente
sulla vita degli insetti e sulla produttività delle piante.
Le api, insomma, si sono trovate improvvisamente con meno cibo e
la maggiore umidità ha abbassato le difese immunitarie dell'alveare,
lasciando spazio al dilagare delle malattie.
Quindi l'uomo non è
responsabile?
Tutt'altro. Gli avvelenamenti ci sono sempre stati, soprattutto
in zone dove permane un'agricoltura poco evoluta e gestita in maniera
part-time. Questi agricoltori, poco informati dal punto di vista
tecnico, continuano ad usare in maniera errata gli antiparassitari,
magari trattando in fioritura o in giornate di vento, così
da contaminare le api per deriva. Su queste basi, clima e bassa
qualità dell'agricoltura, si stanno inserendo ora nuovi prodotti,
potenzialmente molto pericolosi.
Immagino si riferisca
al Gaucho, il prodotto per la concia del seme già sotto accusa
per la sua pericolosità e ora vietato in Francia…
Non si ha una certezza scientifica che il Gaucho sia la sola causa
di mortalità e perdita di api, perché le dosi immesse
nell'ambiente di imidacloprid, il principio attivo sotto accusa,
sono stabilite, seme per seme, dalla casa produttrice e sono molto
basse. Sui fiori e sulle foglie raccolti dopo il passaggio delle
seminatrici di mais, il gruppo di Ricerca dell'Università
di Udine (Dr Greatti) ha trovato circa 20 ppb (parti per bilione)
di imidacloprid. Poco, perché i primi effetti macroscopici
da noi osservati (calo dell'attività motoria e disorientamento)
si evidenziano con concentrazioni cinque volte maggiori che è
forse possibile raggiungere con l'uso dell'altra formulazione di
imidacloprid (direttamente impiegata dagli agricoltori): il Confidor.
E' plausibile che trattamenti errati e macchinari non tarati contribuiscano
a raggiungere, in certe situazioni, queste concentrazioni provocando
disorientamenti, mortalità e perdita di api.
L'imidacloprid è
l'unico nuovo prodotto altamente tossico?
Anche i pesticidi microincapsulati, che stanno avendo sempre più
successo in Italia, perché limitano i trattamenti in campo,
possono essere potenzialmente pericolosi.
Le microcapsule, che l'ape "considera" semplice polline,
possono rilasciare sostanze nocive all'interno dell'alveare. In
commercio vi sono microincapsulati pericolosi per le api e altri
molto meno. Tutto dipende dal materiale impiegato e dalla tecnica
di microincapsulazione. Anche i regolatori di crescita, i famosi
IGR, possono procurare danni alle api, soprattutto alla covata,
e lentamente causano spopolamenti che spesso gli apicoltori sottovalutano
o di cui non si accorgono.
Cosa si può fare
allora per arginare questi fenomeni?
Ottenere il più possibile informazioni attendibili mediante
una rete di monitoraggio sul modello di quella tedesca, attiva da
cinquant'anni. Una raccolta di dati continua, effettuata con l'aiuto
delle associazioni degli apicoltori e dei Servizi fitosanitari che
ci dia la situazione reale di quanto accade alle api nei campi.
Servono dati oggettivi per capire l'effettiva pericolosità
degli antiparassitari e per regolamentare le autorizzazioni.
Io e il mio gruppo, in collaborazione con l'INA, ci stiamo impegnando
su questo fronte.
Ma nell'immediato cosa
può fare l'apicoltore che vede le sue api morire?
Una prima raccolta di dati si può fare compilando uno dei
questionari che qualche mese fa sono stati pubblicati su Lapis e
che è possibile richiedere alla rivista.
E invito tutti gli apicoltori a dare notizia di quanto accade alle
loro api.
In troppi hanno paura a denunciare per la paura di inimicarsi il
vicino di casa agricoltore. Ma le api sono una risorsa per tutti.
Lorenzo Monaco
Dipartimento Scienze e
Tecnologie Agroambientali
Università di Bologna
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