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I
parte
Per un raggio di circa mille km intorno a Sidney, nello stato del
North South Wales (NSW), tra canguri, eucalipti, api e non molto
altro, ho seguito l'attività di una delle maggiori aziende
apistiche australiane: l'azienda Brown.
Dal
NSW proviene circa il 45% della produzione apistica.
In Australia si contano circa 650.000 alveari regolarmente denunciati,
con una produzione annua di oltre trentacinquemila tonnellate di
miele. Accanto a questo, gli altri prodotti di interesse economico
sono la cera, le regine, i pacchi d'api e l'utilissimo servizio
di impollinazione.
L'apicoltura incide sull'economia con un apporto di oltre 65 milioni
di dollari l'anno.
L'azienda da me visitata possiede circa 3.500 alveari per la produzione
di miele e 5.000 nuclei da fecondazione; i titolari, padre e figlio,
hanno sette collaboratori filippini super specializzati.
Le poche imprese di queste dimensioni hanno un mercato quasi esclusivamente
rivolto all'esportazione; d'altronde più di metà del
miele prodotto in Australia viene esportato, molto in Germania e
Regno Unito; i pacchi d'api vengono tutti esportati in Canada, Corea,
paesi Arabi, Francia; la domanda interna di regine è di circa
160.000 unità per anno, ma la produzione è di gran
lunga superiore. Il prezzo del miele si aggira sul dollaro e mezzo,
il pacco d'api va dai 95 ai 120 dollari a seconda del peso e della
destinazione; il prezzo medio locale per le regine è intorno
agli 8.50 dollari.
Questo
paese è un paradiso per l'apicoltura, data l'enorme estensione
di foreste, gli inverni miti, le numerosissime varietà di
eucalipti che forniscono nettare e polline per quasi tutto l'anno.
Nel NSW la stagione produttiva va da agosto a giugno, ma spostandosi
si potrebbe anche vivere senza "inverno". Si tratta di
paradiso anche perché fino ad ora non si è vista la
varroa e le api godono di un'eccellente situazione di sanità.
Ho seguito l'attività in diversi momenti della stagione facendomi
così un quadro abbastanza chiaro delle tecniche, dei programmi
di produzione e dell'effettiva resa.
I costi incisivi sono il trasporto e la manodopera: il carburante
costa meno che in Italia, ma le distanze sono "un tantino"
maggiori. Lo stipendio dei collaboratori si aggira sui due milioni
al mese, veramente meritati visto che ogni ragazzo sa arrangiarsi
nei trasporti, bilanciare le famiglie, fare traslarvi, ingabbiettare
regine, produrre pacchi, smielare, cucinare, lavare, aggiustare
motori, tagliare i capelli, cacciare e pescare.
I ragazzi, mediamente giovani (25-35 anni), mancano per mesi all'anno
da casa, dove solitamente li aspetta una numerosa famiglia.
Forse
è il caso di dire che fare nomadismo, almeno per un'apicoltura
di buone dimensioni, significa non solo spostare alveari, ma anche
spostarsi tutti di casa. Il gruppo dispone di cucina mobile, di
letti mobili (sacco a pelo e materassino avvolti da pesanti teli
protettivi) e soprattutto di mentalità mobile.
In Australia il trasloco non è un momento traumatico come
in genere per noi italiani; le case sono molto essenziali e si trovano
in affitto anche per brevi periodi e a costi molto bassi.
Pur essendomi mossa in una delle aeree più popolate del paese
mi è capitato di viaggiare per ore senza incontrare nessuno,
perciò torna realmente molto utile saper fare un po' di tutto.
Ho partecipato a due traslochi, lo spostamento era motivato soprattutto
dalla ricerca di abbondante polline per l'allevamento di regine.
Nell'azienda Brown, per stagione, si producono alcune decine di
migliaia di regine; da ogni alveare si ricavano circa tre pacchi
d'api e una media di circa 60 kg di miele.
La produzione media nel paese si aggira sugli ottanta chili per
arnia, anche se la variazione di anno in anno può essere
grande: nelle zone migliori si arriva a produrre 150 180 kg contro
i 25 30 delle zone più povere. Mi entusiasmo subito vedendo
l'organizzazione per la produzione di pacchi d'api.
I pacchi sono studiati per fare viaggi in aereo senza andare incontro
ad inconvenienti quali le colature di sciroppo, la mancanza di ossigenazione,
l'avvicinamento di un pacco all'altro.
Fissata la data della spedizione, un paio di giorni prima si parte
in gruppo. Gli apiari sono di circa cento alveari, in un paio d'ore
si fanno circa cento pacchi da un chilo e mezzo in ogni apiario.
Una persona è impegnata solo per fare fumo per tenere tranquille
le api. Le api vengono tolte dai melari; melario e nido hanno la
stessa misura e tra l'uno e l'altro c'è l'escludiregina.
I pacchi per il Canada sono da due chili e con due regine ciascuno.
In caso di pioggia si fa finta di niente: sopra alla maschera si
indossa una tuta di tela cerata. Le regine preparate da qualche
giorno nella banca, vengono ingabbiettate la mattina prima di partire
o man mano che si producono i pacchi.
Alla
sera del secondo giorno sul truck (mega camioncione) è pronto
il carico che, la mattina successiva, arriverà all'aeroporto
di Sidney. Ad ogni spedizione partono due o tre pallets di pacchi,
circa 450 per pallet.
All'aeroporto li trasferiamo su appositi bancali, disponendoli in
modo da consentire la ventilazione. Alcune compagnie aeree esigono
una rete che copra il tutto, nonostante siano stati perfettamente
ripuliti da ogni ape la sera prima con l'aiuto di un aspirapolvere.
Prima destinazione Singapore. Non resisto alla tentazione di seguirli
almeno una volta per vedere cosa accade e perché non ho mai
capito bene dove sia Singapore. In questo efficientissimo aeroporto
vengono trasferiti in una stanza a temperatura controllata, in attesa
della definitiva destinazione: due pallets sulla strada delle Americhe,
l'altro verso il Medio Oriente.
Alla mia seconda visita in Australia decido di mettermi alle costole
dei ragazzi che si occupano dell'allevamento di regine. La razza
d'ape è detta Italiana, molto simile alla ligustica, più
bionda e particolarmente docile. In quantità minore allevano
carnica e caucasica.
L'avventura regine inizia quando mi siedo accanto alla ragazza filippina,
che generalmente si occupa dei traslarvi, con la mia lampada e il
mio picking e vedo che nel tempo in cui io preparo una stecca, lei
ne ha preparate tre; allora, diffidente, penso che avrà raccolto
larve grasse come prosciuttini, perciò le controllo e scopro
che le larve sono proprio giuste, adagiate su un bel letto di pappa
reale, nonostante il traslarvo venga effettuato a secco.
Non mi rimane pertanto che abbassare la cresta e ricominciare.
II
parte
Terminata l'acacia e l'ansia della produzione primaverile di regine
proseguo il discorso lasciato a metà sull'esperienza apistica
in Australia.
L'azienda presso cui sono stata ospite possiede circa 5000 nuclei
da fecondazione, i principali responsabili dell'allevamento regine
sono un ragazzo filippino e la moglie. La casa in cui alloggiamo
ha un ampio giardino dove sono posizionate le madri e gli starters.
C'è una stanza spaziosa e luminosa dove facciamo i traslarvi.
In Australia si distingue tra il produttore e l'allevatore.
Gli
allevatori lavorano sulla selezione in luoghi isolati, vendono ai
produttori le madri a partire da 80 dollari.
Io e Marilyn facciamo i traslarvi, finalmente sono diventata quasi
veloce come lei, meno male perchè ogni volta si tratta di
700 1000 traslarvi. Una persona inserisce le stecche pronte negli
starters e alimenta con sciroppo quando serve. Dopo 24 48 ore raccogliamo
le celle accettate, eliminando quelle che non abbondano di pappa
reale, e le spostiamo nei finishers. C'è un'intera postazione
di finishers, più di un centinaio, e in ognuno non vengono
introdotte più di 18 celle da opercolare.
Ogni 6 7 giorni sulle famiglie d'allevamento si compie un'operazione
detta "lifting of brood", ovvero si inseriscono due telai
di covata fresca con api per garantire un continuo rinnovo di giovani
produttrici di pappa reale.
Generalmente non manca polline e in quanto al nettare la situazione
varia molto a seconda della siccità, perciò l'uso
di sciroppo è estremamente variabile.
Si fa molta attenzione alla disponibilità di polline; nei
momenti di abbondanza viene raccolto per poi essere restituito alle
api, in caso di carenza, sotto forma di un impasto insieme a sciroppo,
soia e talora lieviti; inoltre se occorre, si fa la transumanza
dell'intero impianto di allevamento.
Al decimo undicesimo giorno dal traslarvo si raccolgono le celle
e si parte a levar regine. Non è consuetudine marcarle.
A volte per la spedizione di pacchi d'api servono centinaia di regine
in brevissimo tempo, in tal caso si lavora in gruppo nella raccolta
delle regine prima di iniziare a far pacchi.
I nuclei da fecondazione sono di varie misure: tripli, quadrupli
o addirittura a sei uscite, messi a terra in ordine sparso in mezzo
a cespugli, distanti circa un metro l'uno dall'altro. Sono circa
150 200 per ogni stazione di fecondazione, a seconda degli spazi.
Prima della raccolta regine si prepara qualche pacco d'api nel caso
i nucleoli debbano essere rinforzati. Le celle vengono riposte al
sicuro in melarietti su cui appoggiano le stecche e dentro ai quali
vengono scrollate api che mantengono la temperatura idonea, si possono
mantenere fino al giorno successivo anche con temperature notturne
fredde.
Prima facciamo il giro di raccolta regine, segnando i nucleoli poveri
di api, che verranno poi integrati durante il giro di inserimento
celle.
Se le regine devono essere utilizzate subito vengono messe nelle
gabbiette in legno da spedizione, altrimenti nelle gabbiette da
banca regine.
La
banca regine australiana (che è poi americana) funziona benissimo,
120 regine inserite in una famiglia ben pasciuta di api e di alimentazione
vivono benissimo per almeno tre settimane.
Quando togliamo le regine dalla banca si capisce dal loro addome
ben rigonfio quanto siano ben nutrite e accudite.
Anche quando si fanno i pacchi viene caricata sul furgone "l'arnia
banca" e le regine vengono travasate di volta in volta nelle
gabbiette di legno appena prima di essere inserite nel pacco.
Sono abbastanza numerosi i piccoli produttori di regine che soddisfano
la domanda locale, non sono invece molti i grossi produttori che
sono poi, oltre che esportatori di regine, anche esportatori di
pacchi.
Gli australiani parlano di regina italiana, in effetti l'ape non
è animale originario di questa terra, ragione per cui in
certi parchi il Corpo Forestale stenta a concedere il permesso di
dislocare alveari; l'ape mellifera pare sia arrivata nel 1822 dal
nostro continente, probabilmente dall'Italia, anche se i coloni
europei già si portavano il miele da casa.
Considerato che in Australia non ci sono né varroa, né
acariosi, né peste americana, l'AQIS, organismo che si occupa
del servizio di Quarantena nei casi di importazione di animali,
ha mantenuto sempre posizioni molto rigide, nel senso che consente
l'importazione di api regine che devono però essere tenute
in quarantena dal medesimo organismo di controllo. In questo periodo
vengono fatti molti trattamenti ai quali spesso le api non sopravvivono.
Se superano la quarantena l'apicoltore può fare i traslarvi
e può tenere solo le figlie di queste, tutta l'operazione
è molto costosa per l'apicoltore. Ultimamente, dato che gli
apicoltori ritengono necessario introdurre sangue nuovo, e secondo
il mio modesto parere è davvero necessario, si sono organizzati
per importare seme e utilizzarlo immediatamente con l'ausilio della
fecondazione artificiale.
La legge vieta di portare in Australia api, api regine, cera non
sterilizzata, equipaggiamento apistico usato e polline, miele e
pappa reale se non con i dovuti permessi, certificati sanitari e
sotto rigida sorveglianza.
L'AQIS è molto attivo anche nei controlli di possibili arrivi
di api esotiche via mare, dalle isole. Infatti è accaduto
che uno sciame arrivò da qualche isola, venne identificato,
distrutto e una vasta zona fu tenuta in quarantena evitando ogni
vendita e uscita di api da quest'area per molto tempo. Considerando
che l'apicoltura ha un certo peso sull'economia, e sapendo bene
quanto sia pesante il piccolo parassita, questa severità
è più che plausibile.
Tanto più ora che la varroa è arrivata in Nuova Zelanda,
attualmente è isolata a nord dell'isola e il governo ha stanziato
circa 8 milioni di dollari per aiutare gli apicoltori ad attivarsi
e a cooperare.
Tornando al viaggio, posso dire che l'esperienza australiana mi
ha insegnato molto.
Quasi ovunque c'è da imparare, il problema è saper
ascoltare.
Curiosità
Mi
vien da raccontare questo episodio perché lo trovo curioso
ed insolito per la mentalità italiana.
Parecchie api australiane arrivano in Europa da qualche anno. La
Francia, soprattutto ultimamente dopo la catastrofe gaucho, sta
acquistando molti pacchi, così la Germania e altri paesi.
Soddisfazioni degli europei per le api ma non tanto per le regine
che sono risultate non adatte, troppo "da carne".
Uno zelante apicoltore australiano che da anni si sta coltivando
mercati esteri facendo visita ai clienti e passando del tempo insieme
a loro a guardar api, si trovava in Europa: si sa gli apicoltori
sono simili in tutto il mondo, si lasciano tentare. Portare legalmente
regine in Australia sarebbe stato possibile, ma con una lunga trafila,
costi elevati e poi l'autorità tiene sotto sequestro le regine
straniere e consente di usare solo le figlie.
Mr. X aveva bisogno di una soluzione rapida per fornire regine giuste
con la stagione in arrivo, perciò dopo aver fatto analizzare
da un laboratorio europeo le api di provenienza dalle famiglie con
le regine prescelte, per cercare acariosi e altre malattie non presenti
oltreoceano, scrupolo che forse molti italiani non avrebbero adoperato,
si è messo qualche regina nel taschino, e via.
Ahimè
i controlli australiani non scherzano, l'hanno beccato.
Per circa un anno le autorità sanitarie hanno girato nei
suoi apiari a curiosare, far prelievi e così via, prestazioni
generosamente retribuite.
La concorrenza, ripeto che gli apicoltori si assomigliano dappertutto,
ha fatto si che la notizia facesse scandalo, con articoli su giornali
di divulgazione nazionale, nei quali si insultava l'incoscienza
di quest'apicoltore; qualcuno, peccatore o santo che sia, è
nato per scagliar pietre.
Dopo tanto vociare si doveva arrivare ad un processo, e qui la cosa
curiosa: tenuto conto dell'input positivo dato da Mr. X all'apicoltura
australiana con l'apertura e il mantenimento di mercati esteri,
tenuto conto dell'onestà di questo cittadino che il giorno
del processo era accompagnato da papà, mamma e figli, nonostante
lo scandalo della notizia, si è deciso di dare il minimo
della pena: duecento ore di lavori socialmente utili, per l'esattezza
servizio di volontariato presso un ospedale.
Non sarebbe male per noi apicoltori italiani quando ci comportiamo
male, ci aiuterebbe anche a ricordare che non esistono solo le api.
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