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foto reportage reportage dal mondo dell'apicoltura
ARGENTINA: APICOLTURA NELLA PAMPA
A cura di Etienne Bruneau Traduzione di Silvana Curti

Un viaggio nell'apicoltura argentina, apicoltori lontani ma con i nostri stessi problemi.

Immaginate una provincia senza confini, lievemente ondulata, i cui fondi sono occupati da laghi senza fiumi. I prati e le colture si susseguono a perdita d'occhio e l'orizzonte è interrotto solo dalle "Caldenie", Prosopis caldenia, arbusto simbolo della Pampa. L'apicoltura nella Pampa è molto recente, una decina di anni, ed in pieno sviluppo. In seguito ai problemi di inondazioni e di urbanizzazione avvenuti nella provincia di Buenos Aires, gli apiari si sono progressivamente spostati verso ovest. Anche se questa regione si trova a 13.000 chilometri dall'Europa, è incredibile constatare come i problemi cui vanno incontro i giovani apicoltori siano molto vicini ai nostri.
reportage argentinaA Sud dell'equatore i punti di riferimento si invertono. Così, conversando con un apicoltore Argentino, non vi dovrete stupire se vi parla di raccolto in dicembre, di formazione di nuclei in ottobre o ancora di invernamento in febbraio. Un piccolo calendario delle stagioni è un preliminare ben utile se si vuole comprendere come si articola una stagione apistica nel sud.
L'Argentina è un immenso paese che si estende dal 22 di latitudine sud (a nord del tropico del Capricorno), al 55 di latitudine sud. Le condizioni climatiche variano molto in funzione della zona in cui ci si trova. La Pampa è una regione naturale, situata nel cuore del paese all'altezza di Buenos Aires, e comprende la provincia di Buenos Aires ed in gran parte le provincie della Pampa, di Cordoba e di Santa Fe'. Parleremo in particolare dell'apicoltura nella provincia della Pampa, in prossimità di Santa Rosa, centro amministrativo della provincia, situata nella Pampa semiarida. Le precipitazioni medie qui sono dell'ordine di 650 mm di acqua per anno. Le piogge, generalmente di forte intensità soprattutto in estate, si concentrano al di fuori del periodo invernale. Più ci si allontana dal mare, più le precipitazioni diminuiscono (da 1000 a 200 mm di acqua). Si passa così progressivamente dalla Pampa umida alla Pampa secca. Nella regione di Santa Rosa, la temperatura media varia tra 7 C (Luglio) e 24 C (Gennaio) con degli estremi che vanno da 15 C a 40 C. Gli scarti di temperatura tra il giorno e la notte possono essere significativi.

Una flora di prati
La provincia della Pampa è principalmente ricoperta da prati (permanenti e temporanei) e da colture di frumento, ma anche di girasole, erba medica, mais... Gli alberi sono molto rari nella campagna. In prossimità delle abitazioni sono state realizzate molte piantagioni (eucalipti, frassini,...). Sui bordi delle strade e sulle bordure degli appezzamenti si trovano principalmente delle caldenie, ma non è raro vedere dei salici gialli, degli olmi, degli ontani ed altri arbusti presenti anche nelle nostre regioni. Le rosacee, molto comuni nelle nostre zone, sono invece praticamente assenti. Ad ovest della provincia si trova una zona chiamata "Monte", che ha conservato una caratteristica originale. Qui si vedono ancora vaste distese ricoperte da specie tipiche della regione: caldenie (Prosopis caldenia), piquillin (Condalia microphila), Jarvilla macho (Larrea cuneifolia) che circondano grandi laghi salati. Questo tipo di vegetazione, appena cento anni or sono, ricopriva ancora spazi molto estesi nella Pampa. Il paesaggio tradizionale è molto simile a quello di una savana alberata.
reportage argentinaLa flora di prato farebbe invidia a qualsiasi apicoltore europeo. Qui si trova una varietà florale importante come quella dei nostri vecchi prati da sfalcio. E' ricca di crucifere, meliloto, erba medica, trifoglio, tarassaco, centauree, cardo... La flora realmente visitata dalle api non è ancora stata studiata. Gli apicoltori hanno le loro idee, ma devono essere intrapresi studi più approfonditi per cernire meglio le piante che contribuiscono direttamente ai raccolti. In un tale ambiente, è ovvio che la maggioranza dei mieli sia rappresentato dai millefiori. Le melate sembrano assenti: nei mieli non se ne trova infatti alcuna traccia. Le fioriture, come si può immaginare, sono continue; non esistono "buchi" di raccolto. Trattandosi di una flora principalmente erbacea, le riserve di acqua nei primi centimetri di suolo sono molto importanti. Le prime piogge dopo l'inverno permettono le prime fioriture e l'evaporazione gioca un ruolo essenziale. Questo spiega come, malgrado le precipitazioni che si registrano, in gennaio e febbraio il raccolto diminuisce fortemente (a seconda delle annate).

Apicoltura all'americana
L'apicoltura è praticata principalmente a fini economici (reddito principale o complementare). Per tale motivo tutti gli investimenti vengono attentamente ponderati: il sovradimensionamento è molto raro. La conduzione apistica si ispira fortemente alla conduzione degli alveari americana. Gli apicoltori hanno optato tutti per lo stesso materiale, reportage argentinagli alveari Langstroth. Rinnovano regolarmente le loro regine. Le api allevate hanno le caratteristiche delle api commercializzate negli Stati Uniti (ape prolifica ottenuta da ape italiana e carnica). I criteri di selezione si basano prima di tutto sulla produttività (fecondità, capacità di bottinatura,...) e sulla resistenza alla peste americana. La mansuetudine è meno ricercata. Molti apicoltori producono pacchi d'api o nuclei. Alcuni praticano il nomadismo ed il servizio di impollinazione. Il raccolto medio registrato nella regione di Santa Rosa è dell'ordine di 40 50 kg per alveare. Gli apicoltori più all'avanguardia producono anche 80 90 Kg per alveare con un massimo di 150 Kg per le migliori colonie. A fine settembre (inizio primavera) le colonie sono normalmente su 3 4 telaini di covata. Le più forti ne hanno già sei.
Di seguito sono presentati due metodi di conduzione degli alveari che assicurano delle buone produzioni.

Metodo seguito da Luis Fortunato
Apicoltore professionista di Santa Rosa, con più di 1.000 colonie, porta avanti una conduzione molto avanzata che è stata ripresa da molti apicoltori di questa regione. L'invernamento avviene su 2 corpi con una griglia escludi regina che mantiene la stessa nel corpo più basso. Tra il 10 e il 20 di ottobre le colonie hanno normalmente da 8 a 9 telaini di covata. Si scelgono i sei telaini più belli senza polline e senza celle da fuco; si aggiungono 4 telaini già costruiti di buona qualità; si posiziona questo corpo al di sopra della griglia. Si rimpiazzano i telaini tolti con fogli cerei. Si rialza di un corpo con favi costruiti interponendo un foglio di giornale. In questo periodo si effettua il controllo della sciamatura.
Verso il 20 di novembre, si visitano le colonie e si pone, sotto al corpo più alto, un nuovo corpo con favi costruiti (eventualmente con fogli cerei se la forza della colonia lo permette). Tra il 15 e il 20 dicembre vengono prelevati tre corpi (pieni), che vengono sostituiti con due (tre) nuovi corpi. Nel primo si metteranno 3 fogli cerei, mentre il secondo sarà interamente costruito. Verso il 20 di gennaio, si ripete questa operazione unicamente con telaini costruiti.
Tra il 10 e il 15 di febbraio si leva un corpo per riportare la colonia su due corpi e si formano dei nuclei.
Per fare questo si prelevano tre telaini di covata che si posizionano al di sopra della griglia escludi regina. Dopo 20 minuti, si introduce al di sotto della griglia un diaframma separatore e si depone una cella reale nel nucleo così formato. L'indomani, si rimette un melario pieno di miele sotto il piatto separatore.
Questo metodo è concepito per effettuare solo una visita ogni 20 giorni; richiede però molto materiale. Tale tecnica è stata leggermente modificata da apicoltori meno importanti che, non disponendo di materiale sufficiente, sono costretti a raccogliere il miele più frequentemente; devono inoltre visitare il corpo in basso per togliere i telaini contenenti miele per evitare un blocco di deposizione.

Metodo seguito da Daniele Trento
Questo apicoltore, che pratica il nomadismo e vende pacchi d'api e nuclei, possiede 600 colonie condotte secondo una tecnica leggermente diversa;.
Il 1 settembre, dopo aver invernato le sue colonie su un corpo, transuma nella vallata del rio Negro, situato ad una giornata di strada da Santa Rosa. L'obiettivo è di assicurare l'impollinazione degli alberi da frutto (per le colonie sufficientemente sviluppate) e di stimolare le sue colonie più deboli. Alla fine del mese predispone dei pacchi d'api per livellare le famiglie. Dalle colonie più forti preleva due telaini di covata, un telaino di riserva ed un quarto telaino. Completa il nucleo così formato con dei fogli cerei. Lascia poi la giovane colonia ad una crescita naturale.
Verso il 10 di ottobre parte per la regione del "Monte" per approfittare delle fioriture là presenti. Pone un melario (3/4 del corpo) senza griglia escludi regina. Nelle colonie forti preleva un favo per evitare la sciamatura. Con i telaini raccolti costruisce nuovi nuclei. La seconda settimana aggiunge una o due alzate in funzione della popolazione. Verso il 10 novembre, prima del suo ritorno verso la regione di santa Rosa, raccoglie un miele dolce e fruttato a cristallizzazione fine. Una alzata contiene circa 14 15 kg di miele.
Verso il 15 novembre comincia il raccolto su cardo, trifoglio, centaurea ed eucalipti. In questo momento la regina è tenuta nel corpo basso.
reportage argentinaIl 15 dicembre raccoglie da 1,5 a 2 alzate che vengono rimpiazzate con due nuove o tre se le prime due erano state riempite bene.
Nella seconda quindicina di gennaio, raccoglie le alzate e le rimpiazza con due nuove, composte da telaini costruiti.
Verso la metà di febbraio riporta le famiglie su un corpo e costituisce dei nuclei su sei tealini (4 di covata + 1 di scorte + 1 telaino nutritore). I nuclei vengono poi disposti per la fecondazione. Essi invernano con sciroppo di zucchero (2 parti di zucchero per 1 parte di acqua) e un telaino di miele. Fino a quest'anno ha realizzato un nucleo a partire da due colonie, ma ora conta di ottenere a fine stagione un nucleo per alveare.
Per poter avere dei tealini di scorte, in stagione, si prende cura di piazzare alcuni corpi con telaini grandi per costituire una serie di scorte per i nuclei.

Un miele banalizzato
La maggior parte degli apicoltori si limita a produrre miele. Attualmente questo prodotto non è assolutamente valorizzato ed é venduto in gran parte agli esportatori. Molti apicoltori si limitano a fornire dei melari ad altri apicoltori che dispongono di una mieleria più importante, nella quale tutti i mieli vengono miscelati, diventando così non più identificabili. Inoltre, come abbiamo precedentemente detto, le smielature non sono realizzate in funzione di raccolti specifici, bensì dello stato di riempimento dei melari. Se si desidera valorizzare questa produzione resta da fare molto lavoro. Gli apicoltori sono naturalmente interessati a quei passi che permetterebbero loro di non vendere più il miele come prodotto di bassa gamma, bensì come un prodotto di qualità. Chiedono che l'origine geografica dei mieli venga menzionata e si dichiarano pronti ad investire quanto occorre per migliorare la qualità se ciò porterà ad una valorizzazione economica del miele. I loro mieli sono di di qualità molto buona, se confrontati con altri mieli commercializzati sul mercato mondiale (umidità sempre inferiore al 18%, corrette condizioni di stoccaggio,...).
Per fare salire il prezzo di vendita del miele, da 0.8 a 1.3 $ US, molti si sono lanciati nella produzione di mieli rispondenti ai criteri biologici. Beneficiano di un ambiente molto favorevole per questo tipo di produzione. Abbiamo incontrato un apicoltore biologico che possiede un apiario di 300 colonie nella sua azienda di oltre cento ettari, di cui molti ricoperti da una vegetazione arbustiva mellifera.

Patologie
Dal punto di vista patologico, i problemi sono principalmente legati alla varroasi (Varroa jacobsoni) contrastata per lo più con prodotti di produzione artigianale e senza alcun controllo di efficacia.
Il rischio di comparsa di resistenza al fluvalinate o ad altri prodotti acaricidi utilizzati è reale e dovrà essere valutato sul campo. Anche la peste americana (Bacillus larvae) è presente, ma non è tuttavia generalizzata. Molti apicoltori utilizzano, a volte senza esserne coscienti, dei nutrimenti stimolanti contenenti antibiotici.
reportage argentinaIl nosema (Nosema apis) è a volte presente, ma poco conosciuto. Alcuni apicoltori hanno segnalato casi di acariosi (Acarapis woodi): i rischi di infestazione esistono, ma non sembrano frequenti in questa regione dell'Argentina.
Durante una discussione con apicoltori argentini, si sono raccolti gli stessi pareri degli apicoltori europei in merito alla tecnica di conduzione degli alveari, all'allevamento, alla lotta contro le malattie, agli impianti di apiari. Le loro aspettative in materia di valorizzazione del lavoro e dei prodotti sono identiche a quelle degli apicoltori europei. Sono molto dinamici ed aperti. Sarebbe certamente molto interessante mettere in pratica una piattaforma di scambio di informazioni tra apicoltori europei ed argentini per contribuire a valorizzare i mieli di qualità.
Una migliore conoscenza dell'apicoltura di questi grossi produttori mondiali di miele non può che avere una ricaduta positiva per tutti noi.


ultima modifica: 31 Luglio, 2010