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APISTAN:
UNA VECCHIA CONOSCENZA
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Da
alcune zone giunge notizia che l'Apistan, viene riproposto come
prodotto nella lotta alla varroa. La firma produttrice delle strisce
ne consiglierebbe l'utilizzo, se abbiamo capito bene, ad anni alterni.
Alcuni, memori delle stragi d'api a metà anni novanta, potrebbero
interpretare, in effetti, tale proposta quale furbesca operazione
di marketing dei produttori e venditori di sciami artificiali per
vivacizzare, ulteriormente il mercato ed i prezzi delle famiglie
d'api. Ma questa , così come altre interpretazioni maliziose
non sono alla base della discussione su un possibile riutilizzo
di fluvalinate.La resistenza della varroa agli acaricidi è
oggi , infatti, verificabile con un test di laboratorio messo a
punto dall'Università di Udine. La varroa è messa
a contatto con concentrazioni note di principio attivo; il metodo
è così sensibile d'accertare livelli di resistenza
percentualmente molto limitati. Pare che in assenza di principio
attivo gli acari resistenti abbiano capacità riproduttive
più limitate e che quindi vi sia, ogni anno, una significativa
regressione della resistenza. Tale regressione della resistenza,
vale sottolinearlo, si attua solo e se su un territorio determinato
nessuno usa quella molecola e se vengono utilizzate molecole diverse
dai piretroidi per debellare la varroa . Uno studio, effettuato
su popolazioni di varroa della regione Friuli Venezia Giulia avrebbe
accertato la regressione della resistenza (è in corso di
pubblicazione il lavoro che documenta tali risultati).
L'UNAAPI in merito al riutilizzo di apistan propone quali elementi
da ponderare attentamente:
Lo studio sulla regressione della resistenza ha valore solo ed unicamente
per il territorio ove e stato effettuato ovvero non è tale
da poter affermare che nel territorio nazionale ci sia stata, con
sicurezza, una remissione della resistenza. Potremmo supporlo, laddove
avessimo elementi certi che, in effetti, nessuno abbia utilizzato
fluvalinate e/o piretroidi negli ultimi anni in italia. La supposizione,
in definitiva, conterrebbe non pochi elementi d'azzardo.
Qualora una resistenza si manifesta può regredire, a determinate
condizioni, velocemente ed altrettanto velocemente rimanifestarsi.
Il fluvalinate ha notevole persistenza ; la molecola lascia residui
stabili in quantità apprezzabile nella cera. E una molecola
non utilizzabile da chi pratica l'apicoltura biologica.
D'altra parte è utile soffermarsi su
alcuni aspetti positivi quali:
Apistan è uno dei pochi prodotti autorizzati per la lotta
alla varroa
In caso di alta infestazione e di insufficiente efficacia di altri
preparati può essere preso in considerazione quale arma,
con efficacia temporanea nell'ambito, però, di una logica
di più interventi annui contro la varroa.
Chi decidesse di avvalersi di Apistan può
considerare, quindi, le seguenti avvertenze d'uso:
Può, forse, avere senso, "una tantum", quale prodotto
"tampone"
Bisogna essere relativamente certi che nessuno l'abbia usato, in
quell'areale, negli ultimi anni; qualora non si abbia tale informazione
il rischio d'inefficacia è più rilevante.
Non si può essere sicuri sui livelli d'efficacia se non dopo
l'utilizzo
Alcuni anni successivi all'utilizzo, con certezza, si verificherà
un'efficacia insufficente
Potrà, forse, essere riutilizzato con un minimo di probabilità,
di non ripetere disastri, solo dopo svariati anni dall'utilizzo
"una tantum"
Devono essere somministrate le strisce di Apistan il tempo strettamente
necessario, lontano dal raccolto di miele.
Non può più, assolutamente, essere usato alla vecchia
maniera quale unico intervento annuale ma deve tassativamente essere
considerato quale "Tampone" da usare in rotazione ed alternanza
con altri principi attivi non appartenenti alla famiglia dei priretroidi.
Ottimale , forse, sarebbe laddove possibile, applicare un trattamento
di ossalico sgocciolato subito dopo quello di Apistan
In conclusione un arma che potrebbe essere
riconsiderata se non fosse che le condizioni per il suo utilizzo
sono tali e tante da renderne assai difficile la speranza e la possibilità
di un uso oculato e di un risultato efficace.
Commissione Sanitaria UNAAPI
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