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HOME API AGRICOLTURA AMBIENTE Notizie - Api e pesticidi Inchiesta di Le Monde: gli oscuri maneggi che danno il via libera all'uso di molecole in agricoltura

Inchiesta di Le Monde: gli oscuri maneggi che danno il via libera all'uso di molecole in agricoltura

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9 agosto 2012 inglese 18x12 spagnola 18x12

lemonde_apeIl giornalista Stéphane Foucart ha dedicato, su Le Monde Planéte del 9 luglio, un approfondito resoconto su oscuri maneggi, assai dubbie "triangolazioni" di competenze, conflitti di interesse, porte girevoli, che contraddistinguono "l'imparziale determinazione d'accettabilità del rischio per api e insetti impollinatori" e quindi la conseguente approvazione europea all''uso di molecole nell'ambiente.

Cui è seguita una breve integrazione sull'incredibile censura imposta a un ricercatore pubblico francese.

Dati rilievo e qualità della fonte e dell'inchiesta giornalistica, l'Unaapi ha predisposto la traduzione dei due articoli, disponibili di seguito.

 



1)

 Traduzione a cura di Unaapi dell'articolo di Stéphane Foucart

 

 

 

09.07.2012

Api: il fallimento della valutazione dei pesticidi 

Dipende dell’incompetenza o piuttosto dell’accumulo di conflitti di interesse?

Non è possibile saperlo. Ma oramai è emersa prepotentemente la domanda cruciale: come è possibile che, negli ultimi venti anni, siano stati utilizzati test, notoriamente inadeguati, per la valutazione del rischio per le api dell’ultima generazione di insetticidi? A seguito dell’autorizzazione, nei primi anni 1990, tutti (Gaucho, Regent ...) hanno provocato intense polemiche, per essere poi  ritirati, almeno parzialmente, dal mercato ...L'ultimo, il Cruiser per la colza, è stata bandito dalla Francia, decisione contestata dal suo produttore, la Syngenta.

Questo fallimento è ancor più preoccupante se si considera che vari di questi test di valutazione sono stati aggiornati nel 2010, assai di recente. La loro messa in discussione non proviene da un rapporto di Greenpeace o di Friends of the Earth, ma un parere della stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha emesso un documento assai imbarazzante. Pubblicato alla fine di maggio questo report di valutazione tecnica, di 275 pagine, è passato quasi totalmente inosservato...

Le "gravi carenze"

Che cosa ha provocato una tale valutazione? Stimolata dalla Commissione europea, l'EFSA ha incaricato un gruppo di quindici scienziati (alcuni esterni all'agenzia) di riconsiderare le procedure standard adottate per la valutazione dai rischi dei pesticidi sulle api. Conclusione: questi protocolli sono stati concepiti per valutare gli effetti avversi di pesticidi irrorati e sono inappropriati per gli insetticidi detti "sistemici" – usati per la concia dei semi o per il trattamento dei terreni - che permeano l'insieme delle piante nel corso della loro vita.

Nell’insieme, spiega il rapporto, "le esposizioni prolungate e intermittenti non sono valutate in laboratorio", come pure "l'esposizione per inalazione e quella delle larve". I calcoli d’esposizione degli insetti sono sistematicamente parziali: non tengono conto dell’acqua essudata dalle piante trattate, con cui gli insetti entrano in contatto. Né d’altra parte considerano la polvere prodotta dai semi conciati, nel periodo delle semine...

"Allo stesso modo, aggiunge il rapporto, con i test convenzionali standard, gli effetti di dosi sub-letali non sono adeguatamente considerati". Queste basse dosi non uccidono le api direttamente, ma possono ad esempio influenzare la capacità di ritrovare la strada del loro alveare, come recentemente accertato da uno studio di Mickaël Henry (INRA), pubblicato il 30 marzo sulla rivista Science.

Anche i test standard realizzati in campo sono risultati inadeguati. Colonie d’api troppo piccole, durata di esposizione troppo breve ... Effetti deleteri, anche rilevati, appaiono spesso come non significativi a causa del troppo piccolo numero di api considerate.

Ma non è tutto. Delle "carenze più gravi" sono state individuate dall’equipe scientifica, come la dimensione dei campi trattati con gli insetticidi testati. Gli alveari osservati nei test sono in effetti posti su un superfici coltivate, dai 2500 mq a un ettaro, seconda la coltivazione. Ma, osserva il rapporto, queste aree non rappresentano che dal 0,01% allo 0,05% del territorio visitato da un’ape bottinatrice intorno al suo alveare… Ne deriva una esposizione potenziale al prodotto migliaia di volte inferiore alla realtà, specialmente nel caso di alveari in zone di monocoltura intensiva in cui viene utilizzato questo stesso prodotto insetticida.

Inoltre, il report scientifico continua: le api dovrebbero essere sottoposte a test per determinare se piccole dosi di prodotto innescano malattie causate da virus o parassiti... Recenti studi,  condotti da Cyril Vidau (INRA) nel giugno 2011 e pubblicati sulla rivista PLoS One , hanno evidenziato delle sinergie tra il fipronil (Regent), il thiacloprid (un neonicotinoide) e Nosema, una malattia comune dell'ape ...

Queste carenze, a parere di un apidologo  francese, ricercatore in un ente pubblico,  che ha richiesto l'anonimato sono: "un segreto di Pulcinella" . Da molto tempo, infatti, apicoltori e associazioni di difesa dell'ambiente, richiedono di migliorare queste "Linee guida" e gli altri protocolli standardizzati. Invano. E tutto ciò nonostante la pubblicazione su riviste scientifiche di un crescente numero di studi, a partire dalla metà degli anni 2000,  che ne mettono in evidenza le gravi lacune.

"Generosi sponsor"

Perché una tale inerzia? Come e da chi, sono predisposti questi protocolli dei test, sospettati di grave miopia? "Nel 2006, ci siamo posti, con un po' di ritardo, la domanda su come siano state approvate a livello europeo le sostanze da noi sospettate di essere la causa principale del declino delle api , racconta Janine Kievits , un’apicoltrice belga, membro del Coordinamento Apistico Europeo. Leggendo gli allegati della direttiva europea sulla protezione dei vegetali, abbiamo notato che le linee guida per questi test sono state emanate dal’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante [EPPO]”.  Altre linee guida sono emanate dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e sono complementari a quelle di EPPO.

Questa è un'organizzazione intergovernativa di cinquanta Stati membri, con sede a Parigi. "La questione delle api è una parte molto piccola della nostra attività", dichiara Ringolds Arnitis, il suo amministratore delegato. Non avendo esperti interni, l'EPPO delega a un'altra struttura - l'International Commission on Plant-Bee Relationships (ICPBR)- il compito di elaborare gli elementi fondamentali di questi famosi test standardizzati.

L’ICPBR, dal canto suo, è una struttura quasi informale creata nel 1950, con sede all'Università di Guelph (Canada). "Quando abbiamo appreso che questa organizzazione stava per riunirsi per riformare i test standardizzati, siamo andati a la conferenza , racconta la Kievits. A Bucarest nel mese di ottobre 2008".

La piccola delegazione di tre apicoltori assiste dunque alla conferenza dell’ICPBR. La prima sorpresa, racconta Janine Kievits, "i lavori iniziano con un discorso di ringraziamento ai generosi sponsor: BASF, Bayer CropScience, Syngenta e DuPont ". Contattato da Le Monde, il Gruppo di lavoro dell’ICPBR sulla protezione delle api ha confermato il sostegno finanziario dei principali produttori di pesticidi. Ma aggiunge che la principale fonte di finanziamento era il costo di iscrizione alla conferenza. E che "senza questi finanziamenti esterni, le spese di partecipazione sarebbero state superiori", impedendo così "la massima partecipazione di delegati non provenienti dall’industria”.

“Un'agonia! "

I tre apicoltori dunque ascoltano i report dei gruppi di lavoro sull'aggiornamento dei test standardizzati. "C’era un clima molto cordiale, con persone di rilievo che proponevano cose completamente inaccettabili, continua la Kievits. Per limitarsi a un esempio: "uno dei calcoli di rischio" presentato, arrivava a definire un prodotto come a "basso rischio", quando l'ape non è esposta alla "dose letale 50" cronica [che uccide il 50% una di popolazione esposta per un lungo periodo]. Quindi il prodotto è 'a basso rischio” se uccide il 49% delle api! Per noi è stato semplicemente incredibile. Un’agonia!"

Gli apicoltori richiedono la possibilità di inviare commenti, su diversi aspetti, con la speranza di far cambiare le raccomandazioni finali del gruppo di lavoro."Entro quindici giorni abbiamo inviato le nostre proposte, ma nessuna è stata considerata" dice la  Kievits. Queste stesse proposte sono state inviate, in copia alle agenzie ad hoc degli Stati membri aderenti all’EPPO. Nessuno ha risposto, con l'eccezione dell'Agenzia svedese per le sostanze chimiche (KEMI). In una lettera, di cui Le Monde ha ottenuto copia, due eco tossicologi dell’agenzia scandinava dichiarano la “piena” adesione  alle, peraltro aspre, osservazioni degli apicoltori...

Perché l’ICPBR non ha accolto le proposte degli apicoltori? "Le raccomandazioni finali del gruppo si basano su un approccio consensuale, con l'ottenimento di un accordo raggiunto in sessione plenaria", spiegano all’ICPBR. Quest’approccio consensuale, di fatto, equivale a mettere le raccomandazioni dell'organizzazione nelle mani dell'industria. Poiché la partecipazione all’ICPBR è aperta a tutti e le aziende agrochimiche sono assai ben rappresentate. Nel 2008, dei nove membri del gruppo sulla protezione delle api, tre erano dipendenti della industria agrochimica, uno era ex dipendente della BASF e un’altra futuro salariata di Dow AgroSciences .

Conflitti d’interessi

Durante la sua ultima conferenza, fine 2011 a Wageningen (Paesi Bassi), sette nuovi gruppi di lavoro sono stati formati sul tema degli effetti dei pesticidi sulle api, tutti retti da ricercatori in situazione di conflitto d’interessi. La partecipazione di esperti alle dipendenze di aziende chimiche o di laboratori privati sotto contratto con loro, oscilla tra il 50% e il 75%. Gli altri membri sono gli esperti delle agenzie nazionali di sicurezza per la salute o, più raramente, scienziati dalla ricerca pubblica. I produttori di pesticidi svolgono dunque un ruolo chiave determinante nella progettazione dei test utilizzati per valutare i rischi dei propri prodotti sulle api e sugli impollinatori.

Nel 2009, pochi mesi dopo la conferenza di Bucarest, le raccomandazioni finali dell’ICPBR sono state consegnate all’EPPO. Ma prima di essere adottate come standard ufficiali, sono soggette a revisione da parte di esperti designati da ciascuno Stato membro della EPPO. Questi esperti sono in conflitto di interessi? Sono competenti? Impossibile saperlo . "L'elenco di questi esperti non è segretato: è accessibile ai governi dei nostri Stati membri che lo desiderano, ma non viene reso pubblico" , dice Arnitis Ringolds. Nel 2010, le nuove linee guida sono adottate dagli Stati membri dell'organizzazione e pubblicate nel Bollettino dell’EPPO.

Il giudizio di esperti designati dagli Stati membri dell’EPPO pone diverse domande. Nel caso della Svezia, l'esperto in rappresentanza del paese, proveniente dal Ministero dell'Agricoltura, ha approvato le nuove norme, mentre due dei suoi pari dell’Agenzia svedese dei prodotti chimici avevano espresso il loro sostegno ai duri commenti critici del Coordinamento Apistico Europeo. Il giudizio degli esperti varia notevolmente in base al loro datore di lavoro ...

E la Francia? L'approvazione dei nuovi standard nel 2010 è stata realizzata sotto la supervisione di un eco tossicologo della Direzione generale dell’alimentazione (Ministero dell'Agricoltura) - che rappresenta la Francia all’EPPO. Quindi questa esperta è nientemeno che l'autore principale delle raccomandazioni formulate dall’ICPBR ...Ha valutato e approvato il proprio lavoro. Ex dipendente di Syngenta (ex Novartis), è poi passata in vari organismi pubblici (INRA, AFSSA, Ministero dell'Agricoltura). Ella è ora dipendente dell’agrochimica Dow AgroSciences.

Stéphane Foucart



2)

Traduzione a cura di Unaapi dell'articolo di Stéphane Foucart

 

 

 

Ricercatori pubblici sotto pressione

Ricercatore peraltro pubblico, Marc - Edouard Colin non ha diritto di esprimersi nell’ambito delle sue competenze. Intervistato da Le Monde, per un suo parere sulla valutazione del rischio dei pesticidi sulle api, questo ricercatore distaccato presso il Centro Internazionale di studi superiori in scienze agronomiche (Montpellier, Supagro) s’è visto intimare il silenzio da parte della sua direzione.

Specialista in patologie apistiche, Colin è uno dei primi ad aver messo in evidenza, circa dieci anni fa, gli effetti deleteri dell’imidacloprid (componente di base del Gaucho) sulle api bottinatrici, a livelli molto bassi esposizione. Egli ha anche fama di esprimersi in modo diretto. Aspetto assai problematico quando si considera che Bayer , BASF e l'Unione delle industrie per la Protezione delle piante (UIPP) finanziano la Foundation Supagro, da cui dipende la sua istituzione di ricerca.

Interrogata sulle ragioni di questa censura, la direzione della comunicazione della Supagro ha affermato che Colin ha in passato "raccontato cose false alla stampa". Con lettera del 26 giugno, Le Monde ha chiesto dettagli sulla natura precisa dei rimproveri al ricercatore e sul contesto della dichiarazione, ma non ha ricevuto risposta.

CENSURA

Questo caso illustra la forza delle pressioni di censura esercitate sugli scienziati degli organismi pubblici di ricerca che lavorano sul ruolo dei pesticidi nel declino delle api – sul cui carattere multifattoriale c’è consenso.

La maggior parte dei ricercatori contattati da Le Monde sul tema preferiscono quindi esprimersi in forma anonima. Il fatto non è nuovo. "L'atmosfera particolarmente pesante in cui gli affari [degli insetticidi Gaucho e Regent] si sono sviluppati merita d’essere rilevata e particolarmente i comportamenti dell'amministrazione in questione, il Ministero dell’Agricoltura e più in particolare la Direzione Generale degli Alimenti, annotava il rapporto del 2005 dell'Ufficio parlamentare di valutazione della Ricerca Scientifica e Tecnologica (OPECST). Una parte significativa dei ricercatori che lavorano su questi problemi hanno o hanno avuto difficoltà o sono stati oggetto di pressioni".

Stéphane Foucart

 


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