
Ansa - 23 agosto
2005
Miele
cinese invade mercati,
torna il rischio antibiotici
Allarme per presenza
di cloramfenicolo
(Roma 23 aosto 2005) Riaprono le frontiere
europee al miele proveniente dalla Cina ed è subito allarme
per qualità, competitività e salute. Il prodotto
cinese sta infatti invadendo il mercato arrivando sulle piazze
europee in grandi quantità e a prezzi molto più
bassi rispetto a quelli di produzione europea. E tornano le preoccupazioni
anche sul fronte della sicurezza alimentare.
Sul fronte della competitività il conto è subito
fatto: il miele cinese costa circa 1,20-1,30 euro al chilogrammo
per il millefiori, trasporto e tasse comprese, rispetto ai 3,20-3,30
euro/kg per un miele di acacia piemontese. Facile, dunque, confondere
gli acquirenti. D' altro canto c'è da dire che l' Unione
europea non è autosufficiente e deve importare circa la
metà del miele consumato. Nel 2001/2002 la percentuale
prodotta nell' Ue era del 45,9%. E questo non è l' unico
problema che devono affrontare gli apicoltori europei, già
provati da alcuni anni di crisi del settore dovuta all' invasione
di prodotto orientale e al calo dei consumi. Nei mieli di importazione,
in particolare in quelli provenienti dai Paesi orientali, sono
state rinvenute tracce di antibiotici.
L' agenzia degli standard alimentari europea ha effettuato test
sul miele di importazione per le preoccupazioni relative alla
mancanza di controlli sull' uso di farmaci veterinari in Cina
e sono stati trovati residui di antibiotici in alcuni campioni.
Le sostanze rintracciate sono assolutamente vietate in Europa,
mentre in Oriente vengono utilizzate sia per la prevenzione, sia
per la lotta alle malattie di tipo batterico che possono colpire
le api. Si tratta in particolare di cloramfenicolo, streptomicine,
tetracicline e antibatterici come i sulfamidici. Nell'Ue è
illegale utilizzare il cloramfenicolo, antibiotico il cui il principale
pericolo conosciuto è collegato a una rara ma seria forma
di anemia.
La Commissione per il Codex Alimentarius, organo internazionale
per le norme alimentari, ha dichiarato che a causa della tossicità
del cloramfenicolo non si può stabilire un limite di tolleranza
dei residui, per cui questa sostanza non dovrebbe essere usata
nella produzione di alimenti. A causa di queste rilevazioni, dal
13 marzo 2002 tutte le importazioni di miele cinese erano state
sospese dall' Ue. Ma il miele incriminato, in questi anni, ha
continuato ad arrivare in Europa attraverso 'triangolazionì.
La Cina lo vendeva ai Paesi dell' Est europeo (Bulgaria e Romania)
e questi lo esportavano senza restrizioni. "Oggi, il problema
della triangolazione non esiste più - sostiene il presidente
dell' Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (Unaapi),
Federico Panella - perchè dall' estate del 2004 sono state
riaperte le frontiere comunitarie ai mieli provenienti dai Paesi
orientali. Ciò che ci preoccupa molto di più è
che, sebbene il miele sia un alimento presente non in grandi quantità
nella nostra alimentazione, sono costanti e quasi settimanali
le rilevazioni di contaminazione da antibiotico che il sistema
comunitario di allarme alimentare rileva nei mieli presenti sui
mercati europei". Ma qual è la frequenza delle segnalazioni?
"Anche nella diciannovesima,
ventesima e ventunesima settimana del 2005 - continua Panella
- si deve registrare il rinvenimento in Germania e in Italia non
solo di miele ma anche di pappa reale contaminata proveniente
da Cina, Australia e Vietnam". Analisi condotte da consulenti
specializzati hanno rilevato percentuali preoccupanti di mieli
in commercio contenenti residui nocivi. "Da uno screening
condotto nei primi mesi del 2005, di circa cinquanta campioni
di mieli extraeuropei in commercio in Italia - afferma Andrea
Occelli, esperto di tossicologia alimentare - circa il 10% è
risultato essere contaminato da antibiotici". E quali sono
i rischi per la salute? "Assumendo anche piccole quantità
di antibiotici - continua Occelli - si corre il rischio che aumenti
la sensibilità verso gli antibiotici". Il miele 'contaminatò
proviene solo dall' Estermo Oriente? "Anche nei mieli argentini
abbiamo riscontrato tracce di antibiotici - concludo Occelli -
e in quelli provenienti dalla Romania, a loro volta di importazione".