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Come scegliere il portasciame

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Su libri e riviste normalmente si affrontano le problematiche su come e quando produrre nuclei, con quanti favi di covata, con regina o con cella, ma raramente si spendono righe per descrivere il contenitore: il portasciame.frecciatornaindietro

 

Foto 1Eppure si tratta di attrezzatura importante ed estremamente versatile in ambito aziendale: principalmente destinato a contenere sciami artificiali in primavera/estate, può essere idoneo anche per il loro invernamento, nonché tornare assai utile per il trasporto di fogli cerei, di favi costruiti e di favi di miele. Inoltre, può semplicemente rappresentare una “scatola”, un contenitore di emergenza, per stoccare temporaneamente api nude (chiaramente sostituendo il coperchio con una griglia aerata) o materiale vario (ad esempio nutritori a depressione: ce ne stanno esattamente dieci!).

Negli anni ha subito varie modifiche, aggiunte e adattamenti, per meglio adeguarlo alle necessità dell’apicoltore. Inizialmente, infatti, anche a causa di una modesta offerta da parte del mercato, il principale criterio che guidava all’acquisto era il costo: entrarono così, ad esempio, in molti magazzini, scatole in legno multistrato leggero, con coperchi che alle prime piogge si imbarcavano, facevano saltare i ganci di chiusura e uscire api da ogni parte. Seguirono, poi, i primi esemplari in polistirolo, con tutti i difetti dei prototipi in termini di robustezza e piccoli particolari che solo in seguito sono stati migliorati: anche in questo caso il materiale non soddisfaceva appieno gli apicoltori, si presentava con caratteristiche e misure disomogenee (per esempio coperchi non interscambiabili), che mal rispondevano alle esigenze lavorative delle aziende, sempre più improntate all’omogeneità del materiale.

Quella che segue vuole essere una piccola guida alla scelta e all’acquisto del portasciame, con particolare attenzione a quelli in legno e in polistirolo, maggiormente diffusi tra le aziende. Solo un rapido cenno alla tipologia in cartone, destinati perlopiù all’impollinazione: questi, infatti, normalmente realizzati per contenere 5 favi, hanno il vantaggio di un basso costo e di una notevole semplicità costruttiva (si montano rapidamente al momento dell’utilizzo). Il cartone, si intuisce bene, non è fatto per durare e quindi i portasciami di questo tipo vengono usati esclusivamente in stagione e per un periodo di tempo limitato.

Un’ultima cosa, prima di affrontare la scelta tra portasciame in legno o polistirolo, a testimonianza di quanto sia complessa e varia l’attività apistica: il numero dei favi sarà 5 o 6, e, tanto per complicare il tutto, la disposizione di questi sarà a favo freddo o a favo caldo (disposizione ortogonale rispetto alla porticina di entrata)? Dovendo necessariamente semplificare, si può dire che oggi la maggior parte dei portasciami è atto a contenere 6 favi e la disposizione ordinaria è a favo freddo, anche se in termini di svernamento non è quella ottimale, in quanto le scorte normalmente si trovano esterne e, di conseguenza, lontane dalla posizione dove si forma il glomere invernale. Solo poche aziende, a nostra conoscenza, sono solite far svernare le regine in piccoli nuclei utilizzando la disposizione a favo caldo!.

Veniamo ora al dunque: legno o polistirolo? Il più diffuso attualmente è il porta sciame in polistirolo per questioni di leggerezza e praticità, è agevole da portare anche in cima all’albero per il recupero sciami, di costo relativamente basso e capacità coibente, che lo rende ottimo per lo svernamento e per la rapida ripresa primaverile. Naturalmente esiste anche un rovescio della medaglia: il polistirolo è materiale che invecchia rapidamente con l’esposizione alle intemperie, per cui la vita media di norma non va oltre i 3-5anni, anche se è frequente prolungarne l’uso, a fronte, però, di un’operatività man mano più problematica. E che dire del controllo della caduta delle varroe? La mancanza, in quasi tutti i modelli, di un fondo a rete su tutta la superficie e del sottostante vassoio, rende impossibile procedere con un controllo rigoroso.

Foto 2Meglio il legno, quindi? Per la verità non possono considerarsi uno alternativo all’altro, presentando caratteristiche piuttosto differenti e offrendo servizi diversi. Il porta sciame in legno è da intendersi come una “piccola arnia”, anche per peso e costo! Garantisce però durata nel tempo e consente di eseguire senza problemi tutti i trattamenti contro la varroa, sublimazioni di Api-Bioxal comprese, nonché i successivi controlli, grazie alla presenza del cassetto di ispezione. Le caratteristiche intrinseche del legno, unite a uno spessore adeguato, garantiscono un discreto isolamento termico, un’operatività agevole e la possibilità di attrezzarlo con tutti gli accessori: melari, nutritori, escludi regina... Le prestazioni di queste arniette in miniatura consentono addirittura, ad alcune aziende, di organizzare un vero e proprio nomadismo da produzione con gli sciami, raggiungendo risultati di tutto rispetto.

Ritornando alla domanda precedente: meglio portasciami in legno o in polistirolo? Potremmo azzardare che si tratta, ormai, di una scelta “filosofica”, nel senso che alcune aziende mai lavorerebbero con materiale in polistirolo, indipendentemente dai pregi di questo materiale. L’idea, infatti, di dover gestire un materiale da maneggiare comunque con cautela, le induce a preferire il legno. In questo caso, i criteri di scelta sono i medesimi adottati per un’arnia: la cura costruttiva, la costanza delle misure, la possibilità di personalizzare alcuni dettagli (angolari, poggia-leva, maniglie...). Da non trascurare, anzi sovente determinanti, il costo e la simpatia/fiducia nel costruttore.

Discorso molto diverso, invece,per la scelta del portasciame in polistirolo. Essendo frutto di uno stampo, infatti, anche l’apicoltore più esigente non potrà ottenere il proprio modello personalizzato, ma dovrà rifarsi a quei pochi, ma oggi neanche più così pochi, modelli disponibili sul mercato. Vediamo di seguito quali sono i dettagli che possono fare la differenza quando si tratta di effettuare l’acquisto.

 

Foto 3 Densità del polistirolo
Storicamente il lato debole dei portasciami in polistirolo, causa di frequenti rotture nei punti di leva (angoli soprattutto) e nei coperchi. Con gli anni la densità è andata via via aumentando: oggi frequente è la dizione “ad alta densità”, a cui però non corrisponde uno standard definito. Un valore di 80 kg/mc è attualmente il meglio che il mercato offre.
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Spessore delle pareti
Determinante ai fini della coibentazione e, quindi, della buona riuscita dell’invernamento del nucleo e della sua rapida ripresa primaverile. Connessi allo spessore, inoltre, sono la robustezza della struttura nel suo insieme e il consumo invernale delle scorte. Storicamente pari a 2 cm, oggi in commercio esistono modelli con pareti spesse 2,5 cm. Attenzione all’omogeneità del materiale, perché a spessori diversi corrispondono coperchi diversi!
Foto 5
Griglia di aerazione
Elemento di notevole importanza perché strettamente correlato con il microclima interno al portasciame. Alcuni apicoltori preferiscono un’apertura di limitate dimensioni, 10 cm di larghezza, privilegiando l’aspetto di conservazione del calore; altri, invece, sottolineano l’esigenza di allontanare l’umidità dall’interno del portasciame con una sufficiente circolazione d’aria, e optano per griglie di maggiori dimensioni (15 cm).
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Porticina
Questo particolare costruttivo rappresenta tuttora un problema: la necessità che sia perfettamente a tenuta, nel momento in cui vengono spostati, contrasta con la tendenza delle api a rosicchiarne i bordi esterni. Aggiungiamo, poi, la propolizzazione da parte delle api che va ad ostacolare l’azione meccanica, spesso con la leva, di apertura/chiusura della porticina. Si capiscono bene le sollecitazioni che gravano su questa parte del portasciame. I costruttori hanno quindi agito sulle dimensioni, più è larga e meglio si opera, ad esempio, con alcuni tipi di sublimatori, e sul sistema di scorrimento: la presenza di una reinura sicuramente ne facilita lo scorrimento.
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Coperchio
L’elemento che maggiormente differenza i coperchi è la capacità di garantire una perfetta tenuta, facilitando così le api sia nel presidiare il nido da eventuali azioni di saccheggio, sia nell’azione termoregolatrice invernale. I coperchi dei portasciami più datati non hanno particolari accortezze per facilitare la chiusura; da preferire, invece, sono i modelli dotati di rigolino, fino a 10 mm, che garantiscono un incastro ottimale

Oltre agli elementi sopraddetti, altrettanto importanti risultano però gli “optionals”, che possono arricchire il porta sciame in polistirolo di funzionalità importanti.

Tra questi segnaliamo:

 

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Nutritore
La nutrizione degli sciami è una pratica ricorrente in diversi momenti dell’anno e risulta quindi necessario attrezzarsi per somministrare sia nutrizione liquida che solida. Il modo più facile è praticare con una fresa un foro sul coperchio che permetta l’inserimento di un nutritore a depressione o di un pane di candito; tale foro, nel momento di non utilizzo del nutritore, verrà chiuso con un tappo di plastica; in enologia ne esistono di varie misure. L’evoluzione di questo semplice sistema è rappresentato dai “nutritori a coprifavo”, chiusi a loro volta dai coperchi originali: i vari modelli si differenziano essenzialmente per come le api raggiungono il nutrimento, direttamente tramite foro o indirettamente attraverso un percorso obbligato. Esistono, poi, altri modelli in cui i nutritorivengono posizionati anteriormente, cui le api accedono tramite una feritoia (chiudibile in caso di non utilizzo) posta sulla parte frontale del portasciame.
 
 
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Rinforzi in lamierino
I portasciami, anche se ad alta densità, hanno alcuni punti di maggior debolezza che possono essere rinforzati tramite inserto di lamiera. Detti punti critici sono: distanziatori portafavo, copri-bordo superiore, fondo per eventuale appoggio del sublimatore. Uno degli interventi più utili è la modifica della porticina di ingresso, posizionando un frontalino completo di porticina dentata/forata, previo allargamento del foro di uscita con un cutter. Altro rinforzo può interessare il predetto foro sul coperchio di accesso al nutrimento, mediante inserimento di un disco metallico.
 
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Coperchi aerati e di lamiera
Pur rientrando nella stessa categoria, hanno due funzioni nettamente distinte. I coperchi aerati servono, infatti, per il trasporto degli sciami con temperature che potrebbero causare la fusione dei favi di miele con conseguente “cottura” delle api. I coperchi di questo tipo sono realizzati completamente in rete, con un bordo e distanziali in legno, che permettono una sufficiente aerazione, anche in caso di sovrapposizione dei portasciami durante il trasporto.I coperchi in lamierino, invece, servono sia a proteggere l’eventuale nutrizione somministrata attraverso il foro sul coperchio in polistirolo, sia a chiudere “a pacchetto” il portasciame, impedendone lo scoperchiamento a causa del vento.
 
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Sovente il costo è il criterio base nella scelta di un portasciame che, invece, dovrebbe rispondere a requisiti di efficienza e adeguatezza alle esigenze dell’apicoltore.

E quindi: “Qual è la giusta soluzione”? Ancora una volta: “Dipende….”

(da un contributo originale di Ulderica Grassone e Andrea Fissore sulla rivista”l’Apis”)frecciatornasu