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Sublimazione e sublimatori

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frecciatornaindietroIl prodotto commerciale Api-Bioxal ha consentito l’utilizzo legale dell’acido ossalico. Se da un lato si presta in maniera ottimale alla sua diluizione in sciroppo da gocciolare sulle api, dall’altro per il suo impiego sublimato sono emersi alcuni problemi in grado di arrecare  danni ad alcuni modelli di sublimatori, a causa della caramellizzazione della frazione zuccherina presente nella composizione del farmaco.

Ossalico sublimato o gocciolato?

Efficacia del trattamento.
Elemento discriminante è l’assenza o la presenza di covata. Il sublimato, in assenza di covata, esplica un’efficacia analoga al gocciolato. Questa affermazione è confermata da una serie di prove, realizzate da Aspromiele, dalle quali emerge chiaramente che, in condizioni atmosferiche non critiche, che non portano le api a chiudersi in glomere, la sublimazione dell’Api-Bioxal, indipendentemente dallo strumento utilizzato, porta a risultati soddisfacenti (85-90%) e confrontabili con il gocciolato. Se, al contrario, le api sono strette in glomere, il risultato della sublimazione risulta strettamente correlato al tipo di sublimatore impiegato (vedi paragrafi successivi). Se è presente covata residua, l’efficacia del sublimato e del gocciolato si equivalgono solo se, controllando uno ad uno tutti gli alveari si elimina  la covata residua; altrimenti, è indispensabile una ripetizione del trattamento; in questo caso, la sublimazione è l’unica soluzione.
 
Operatività del trattamento.
Dal punto di vista della semplicità di esecuzione, il gocciolato non ha rivali: non richiede investimenti particolari né in termini di attrezzatura né di protezioni per l’operatore. Per contro, richiede l’apertura dell’alveare vincolando l’operazione alle giornate“giuste” e alle ore “giuste”, al fine di non arrecare troppo disturbo alle famiglie.
 
Numero di alveari.
E’ il vero elemento discriminante nella scelta tra gocciolato e sublimato: le giornate “giuste” e il limitato numero di ore giornaliere disponibili per l’esecuzione di un gocciolato, non consentono, infatti, a una azienda con elevato numero di alveari di intervenire in tempo utile su tutte le famiglie. La sublimazione è possibile in qualsiasi giorno, con temperature di almeno 5°C, anche tipicamente autunnali (nebbia, pioggerellina) e per un numero di ore giornaliere determinate solo dall’organizzazione aziendale e dalla resistenza dell’apicoltore. A fronte di questi indubbi vantaggi, l’azienda deve farsi carico di un investimento, economicamente significativo, per l’acquisto di appositi apparecchi e protezioni individuali (dpi).

Salute dell’operatore.foto 1
I rischi sanitari per l’operatore che utilizzi i sublimatori sono stati un argomento a lungo dibattuto. Fin dal 2008 Aspromiele commissionò all’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Torino, una specifica ricerca scientifica sull’argomento (L’Apis n. 4/09, “Esposizione ad acido ossalico sublimato: un rischio per la salute dell’apicoltore”) che evidenziò un rischio di esposizione per via respiratoria condizionato principalmente dalle caratteristiche dell’apparecchiatura utilizzata (sublimatore in continuo > sublimatore non in continuo e non raffreddato> sublimatore non in continuo e raffreddato). Il corretto utilizzo di opportuni dpi (dispositivi di protezione individuale) consente tuttavia l’azzeramento di ogni possibile rischio. L’impiego di una maschera dotata di filtri per acidi organici è fondamentale e la sua efficacia protettiva periodicamente verificata, sia con la sostituzione dei filtri (almeno annuale), che con una corretta conservazione. A completamento sono necessari tuta, occhiali e guanti per agenti chimici.
Riepilogando. La sublimazione offre pari (singolo trattamento in blocco di covata) o migliori risultati (ripetizioni in presenza di covata residua) rispetto al gocciolato, a condizione di dotarsi degli opportuni dpi. Tre sono ancora gli aspetti da sviscerare: quante volte sublimare, l’intervallo tra le sublimazioni e le condizioni ambientali in cui operare.

Quante volte sublimare?
Il livello di infestazione determina quanto protrarre i trattamenti acaricidi autunno-invernali a base di Api-Bioxal. A questo proposito emerge chiaramente la necessità per l’apicoltore di avere coscienza dell’entità delle cadute a seguito di ciascun intervento acaricida: il controllo dei fondi e, soprattutto, un attento conteggio degli acari rappresenta un valido strumento di controllo. Il ricorso a fogli diagnostici adesivi, da posizionare settimanalmente nei cassetti, evita la rimozione ad opera delle formiche delle varroe cadute e, nel contempo, ne facilita la “lettura”. Può essere interessante registrare i dati di caduta, per ciascun alveare monitorato, nel corso dell’intero periodo di trattamento: può derivarne, ad esempio, una curva discendente, se la colonia è in blocco, oppure un andamento irregolare, talvolta crescente altre decrescente, se la colonia presenta ancora covata. Poiché in ogni apiario vi sono differenze tra alveare e alveare, è consigliabile estendere il monitoraggio delle cadute ad un campione significativo, compatibilmente con la pazienza dell’apicoltore…
foto 2E’ quindi il livello di infestazione a determinare il numero di interventi con sublimato. La pluriennale esperienza di molte aziende, tuttavia, indica in 3 il numero di ripetizioni di interventi sufficienti nella maggior parte dei casi per ottenere adeguati risultati.

Intervallo tra sublimazioni successive
Il concetto di intervallo tra i trattamenti è strettamente connesso alla persistenza dell’azione acaricida dell’intervento stesso. Se l’Api-Bioxal in forma gocciolata è efficace per pochissimi giorni (cadute di varroe concentrate quasi esclusivamente nelle prime ventiquattro/quarantotto ore), la sua persistenza nella formulazione sublimata vede pareri contrastanti, convergenti solo sul punto che “con il sublimato dura di più”! Le prove condotte da Aspromiele hanno evidenziato che le cadute di varroe a seguito di un sublimato si protraggono anche per molti giorni, fino a due settimane. Il dubbio, ancora oggi non ha chiarito, è se queste varroe trovate morte sui fogli diagnostici siano il frutto di un’azione acaricida realmente molto prolungata, oppure solo “ferite” nelle prime ore post trattamento e morte in seguito oppure subito uccise su api nelle cellette e solo dopo dalle stesse rimosse. In ogni caso, anche confrontandoci con diversi apicoltori che da ormai molti anni si cimentano con sublimati ripetuti, ci sembra di poter sostenere che intervalli molto brevi (3 giorni) non garantiscano i risultati sperati. Questa ipotesi di lavoro, dettata dal tentativo di impedire che le eventuali varroe sopravvissute al primo trattamento possano trovare rifugio all’interno di nuove rosette di covata in fase di opercolatura, sembra essere meno vincente rispetto al mantenere intervalli di almeno 7-10 giorni, confidando invece su un’azione abbattente lungo tutto il ciclo di un’eventuale covata residua.

Condizioni ambientali
Le condizioni atmosferiche, principalmente la temperatura, determinano la maggiore o minore chiusura delle api in glomere. La velocità di sublimazione diventa un parametro fondamentale per garantire una maggiore o minore efficacia dell’Apibioxal.
Quando il clima è caratterizzato da temperature miti e umidità ambientale mediamente elevata, il glomere è aperto e i fumi dell’acido ossalico vi penetrano facilmente; la durata della sublimazione non è in questo caso un problema, lasciando all’apicoltore la libera scelta dell’apparecchio sublimatore, da quelli più lenti a quelli rapidi.
Al contrario, con il glomere stretto e compatto, per poter garantire la penetrazione dei fumi al suo interno, è necessaria o una preventiva insufflazione di aria calda o una sublimazione “lenta” (alcuni minuti per erogazione), due sistemi diversi che consentono l’allargamento del glomere.

Dopo aver approfondito i vari aspetti teorici connessi con la sublimazione, possiamo prendere ora in considerazione le diverse tipologie di sublimatori.L’inventiva degli apicoltori in tale ambito si è veramente sbizzarrita, ma in questo contesto sono stati presi in considerazione solo i principali modelli commerciali presenti sul mercato italiano, a cui è stato affiancato un unico esempio di sublimatore autocostruito al solo scopo di attirare l’attenzione su una alternativa fonte di calore.
Per esigenze esplicative, i sublimatori sono stati distinti nelle due categorie di sublimatori lenti e sublimatori veloci.

Sublimatori lenti

VARROXfoto 3
Il sublimatore presenta da un lato uno scodellino, scaldato da una resistenza, in cui inserire l’Api-Bioxal in polvere, dall’altro un manico al cui interno passa il cavo elettrico, collegato a morsetti, che consentono l’attacco a una batteria di alimentazione.La corrente elettrica scalda lo scodellino facendogli raggiungere la temperatura necessaria alla sublimazione (intorno a 155 gradi).Questi sublimatori sono alimentati a 12 V.
Operativamente: le porticine degli alveari vanno chiuse con spugnette, tipo gommapiuma, lo scodellino caricato con 2 grammi di Apibioxal e inserito nell’alveare attraverso la porticina di ingresso, avendo cura di sigillarne nuovamente l’uscita con la spugnetta. Si attendono circa 2 minuti per la completa sublimazione del prodotto (controllare che al termine non ci sia residuo nello scodellino), si estrae il sublimatore e si lascia l’alveare sigillato con la gomma piuma per altri 15 minuti circa. Prima di procedere con l’alveare successivo è necessario che lo scodellino si sia raffreddato.

Vantaggi:
- Costo contenuto e di facile impiego
- Adattabile anche a piccole aziende con limitato numero di alveari
- Il tempo necessario per la completa sublimazione consente il suo impiego anche in condizioni di glomere stretto

Limiti:
- La durata così lunga di sublimazione può essere un limite per aziende con elevato numero di alveari da trattare, cui è possibile porre rimedio con l’impiego di più apparecchi
- Possibilità di shock termico della resistenza a causa del ripetuto e rapido raffreddamento dell’apparecchio

Sublimatori veloci
A questa categoria appartengono tutti quegli apparecchi che consentono sublimazioni rapide (qualche decina di secondi), in ciclo continuo o no. Nati dall’esigenza delle aziende apistiche con elevati numeri di alveari, si sono successivamente diffusi tra un pubblico più vasto, sebbene talvolta non giustificati da reali esigenze.
Vediamo ora i principali modelli registrati presenti sul mercato italiano.

SUBLIMOX
L'unità di sublimazione si compone di una caldaia riscaldata da una resistenza e un tubetto erogatore per la diffusione dell’Api-Bioxal sublimato all'interno dell'alveare, attraverso la porticina di entrata. Una sonda posta nella caldaia permette il monitoraggio continuo della temperatura. Un tappo dosatore consente il controllo della dose di farmaco somministrato di volta in volta. Questi sublimatori sono alimentati a 12 V.
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Vantaggi
- Controllo della dose somministrata ad alveare, potendo variare il contenuto di Api-Bioxal all’interno del tappo dosatore in funzione della forza della colonia
- Completa sublimazione del farmaco grazie alla temperatura costante raggiunta dalla caldaia.
- Rapidità operativa (circa 20 secondi), che lo rende adatto ad un uso in aziende con elevato numero di alveari
- Grazie alle ridotte dimensioni del tubo di erogazione, è idoneo anche per trattare i nuclei posti in portasciami

Limiti
- Costo elevato
- In caso di glomere stretto, necessita di pre-trattamento o insufflazione preventiva di aria calda per l’allargamento del glomere
- Possibilità di distacco del collegamento elettrico nel punto di intersezione manico/cavo, in seguito al ripetuto movimento di rotazione in fase di caricamento del tappo dosatore

SUBLIMATORE LEGA
Sublimatore elettrico con alimentazione a 220 V con corrente alternata, dotato di contenitore per Api-Bioxal in polvere della capacità fino a 50 grammi. La temperatura raggiungibile dal riscaldatore può essere regolata e visualizzata su display.
Il quantitativo erogato in ogni alveare è in funzione del tempo di permanenza dello strumento all’interno dell’arnia.
Il trattamento avviene dalle porticine di ingresso degli alveari.

Vantaggi
- Rapidità operativa (circa 15 secondi ad alveare), che lo rende adatto ad un uso in aziende con elevato numero di alveari
- Possibilità di erogare anche solo aria calda, sopperendo in parte al problema di glomere stretto

Limiti
- Costo elevato
- Difficilmente adattabile per trattare i nuclei posti in portasciami
- Dose per alveare difficilmente verificabile

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SUBLIMATORE CHIARAMELLO
La particolarità di questo strumento è che l’erogazione dell’Api-Bioxal avviene attraverso il foro del coprifavo, con un’insufflazione del prodotto dall’alto. Una resistenza elettrica alimentata da corrente a 12 V porta in temperatura una caldaia in cui viene di volta in volta caricata la giusta dose di Api-Bioxal da somministrare. Il tubo erogatore presenta un terminale che ben si adatta al foro del nutritore posto nel coprifavo. L’erogazione dura circa 20 secondi,tempo sufficiente per la ricarica della successiva somministrazione (contemporanea al funzionamento del sublimatore).

Vantaggi
- Certezza della dose di farmaco somministrato ad alveare
- Rapidità operativa (circa 20 secondi), che lo rende adatto ad un uso in aziende con elevato numero di alveari
- Idoneo per trattare i nuclei in portasciami, se dotati di foro per la nutrizione sul coperchio

Limiti
- Costo mediamente elevato
- Necessità di sollevare i coperchi e di aprire il disco a 4 posizioni
- Possibilità di diffusione di fumi di ossalico durante l’erogazione e tra una e l’altra; una recente modifica dello strumento ha limitato questo difetto.

foto 7Modelli autocostruiti
Esiste una vasta gamma di modelli autocostruiti, a sublimazione sia lenta che veloce, dalle forme più diverse, più o meno affidabili ma, frequentemente, con criticità evidenti legate alla costanza della temperatura di esercizio, alla difficoltà di controllo del dosaggio e alla possibilità di intasamento dell’elemento erogatore. Non vogliamo addentrarci nella presentazione di pregi/difetti dei singoli strumenti. Tuttavia abbiamo ritenuto interessante presentare questo esempio di sublimatore, non tanto per l’originalità del sistema di sublimazione (una camera di riscaldamento ottenuta da un raccordo idraulico a tre vie, una per il carico dell’Api-Bioxal, una per il contatto con la fonte di calore e una per la fuoriuscita del fumo), quanto per l’originalità dell’elemento riscaldante, costituita da una semplice bomboletta di gas da campeggio. Chi è avvezzo a trascinare dietro di sé il peso di un generatore e metri di cavi elettrici o anche solo una batteria da auto di adeguata potenza, potrebbe provare grande interesse per questa variante, soprattutto nei contesti di difficoltà di accesso invernale agli apiari.

(da un contributo originale di Andrea Fissore e Ulderica Grassone su l’Apis)frecciatornasu