Mieli d'Italia

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Scelta e uso del diaframma nella gestione degli alveari

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Il diaframma è un elemento insostituibile nella gestione di un alveare nel corso di tutta l’annata apistica o, al contrario, un “optional”, frecciatornaindietroda inserire solo se le condizioni lo richiedono? Quando lavoriamo su di un alveare/nucleo molto popoloso, avere a disposizione il volume massimo possibile per lo sviluppo della famiglia, può certamente far comodo, traducendosi in un favo in più di covata o di miele.
Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di aziende si è al contrario orientata verso una “gestione ristretta” degli alveari, tecnica a cui andrebbe dedicato un discorso a parte. Qui interessa semplicemente sottolineare che anche meno favi possono garantire le medesime, se non maggiori, produzioni di miele. “Gestione ristretta” delle famiglie presuppone l’utilizzo di diaframmi atti a restringere lo spazio.

Quindi, diaframma sì o diaframma no?
Proviamo ad affrontare il problema invertendo il punto di vista, ossia gli inconvenienti ai quali si va incontro privandosi dei diaframmi. foto 1Innanzitutto api “schiacciate” nel momento del prelievo del primo favo: chi di noi non prova vergogna quando, dopo tutte le attenzioni del caso, estraendo il primo favo (spesso di scorte), provoca colature abbondanti di miele dovute alle creste di cera presenti sul bordo dell’alveare e, di conseguenza, moria di api? Altro elemento da considerare è che, in assenza di diaframma, risulta sempre necessario lavorare senza spazi vuoti all’interno dell’alveare, anche quando la forza della colonia non lo richiederebbe. Altrimenti assisteremo a spettacolari favi naturali, colmi di miele fresco o covata, attaccati al coprifavo o all’escludiregina e, al primo nostro movimento, pronti a staccarsi e a cadere sul fondo dell’arnia. Ne consegue una perdita di tempo per il ripristino della situazione, miele ovunque, api schiacciate, eventuale covata da eliminare e, soprattutto, il grosso rischio di orfanizzare la famiglia. La spinta alla costruzione di favi naturali, possibili anche con l’uso dei diaframmi, ma in misura sicuramente inferiore, si osserva soprattutto nei periodi di importazione forte e improvvisa, su fioriture quali il tarassaco, oppure, al contrario, in periodi di raccolto non abbondante, ma prolungato, quali ad esempio si verificano in estate con la melata.
Proprio per questi inconvenienti, indipendentemente quindi dai vantaggi connessi alla “gestione ristretta”, il diaframma è diventato un importante, quanto insostituibile, elemento di gestione dell’alveare per molte aziende.  In commercio esistono molti tipi di diaframmi, differenti per materiali e prezzo.

Vediamo di seguito le principali tipologie di diaframmi presenti sul mercato e i loro pregi e difetti.

Diaframma in masonite
Questo tipo di diaframma, ad oggi ancora il più utilizzato da molti apicoltori, è costituito da un listello di legno, che va ad inserirsi sul distanziatore dell’arnia, sotto il quale viene applicato saldamente un pannello in masonite. Si tratta del modello più semplice ed economico presente sul mercato. Le uniche differenze tra i vari modelli consistono nel tipo di masonite utilizzata (più o meno spessa e resistente) e nelle dimensioni del pannello, in quanto alcuni tipi hanno le misure di un normale telaino da nido, permettendo il solo passaggio ape, altri hanno dimensioni minori, fermandosi fino a 5 cm dalle pareti dell’arnia.
Vantaggi:
- Costo contenuto.
Svantaggi:
- La masonite è materiale delicato e poco durevole: oltre a risentire del passaggio del tempo, è frequentemente rosicchiato dalle api e reso inadatto al suo scopo.
- Le api spesso costruiscono favetti naturali sia sul retro del diaframma in masonite, sia, se lo spazio lo consente, lateralmente a formare delle “orecchie”.
 
foto 2 foto 3

- La masonite è materiale percepito come freddo dalle api, che quindi non estendono la covata nei favi a ridosso del diaframma, ma vi depositano solo miele e polline.
 
Diaframma in legno (multistrato marino, assemblato)
Per ovviare al problema del rosicchiamento del materiale da parte delle api, alcuni costruttori di materiale apistico hanno, da qualche anno, foto 4iniziato a proporre diaframmi interamente in legno.
Per questioni di costi, il materiale è di norma assemblato con numerosi listelli di legno incollati; il tutto viene poi generalmente paraffinato in modo da rendere difficoltosa, per le api, la costruzione di formazioni cerose.
Vantaggi:
- Materiale robusto, non rosicchiabile dalle api; la solidità tra listello superiore e pannello fa sì che le operazioni di distacco del diaframma con la leva, da parte dell’apicoltore, difficilmente lo danneggino;
- Quando paraffinato, la tendenza delle api a produrre favetti si riduce molto, contenendo di conseguenza le operazioni di pulizia.
Svantaggi:
- Anche in questo caso il materiale, il legno, è percepito come freddo dalle api, che quindi non estendono la covata fino a ridosso del diaframma.
- Quando si tratta di diaframmi in legno da 2-3 cm il peso degli stessi diventa notevole.
 
Nutritore a tasca
Il nutritore a tasca, in plastica o in masonite paraffinata, può svolgere nel contempo funzione di diaframma all’interno dell’alveare e può essere utilizzato da solo o in abbinamento ad altro diaframma.
Può presentare le dimensioni di un telaino da melario o, al contrario, di un telaio da nido.
foto 5Vantaggi:
- Materiale robusto e durevole, soprattutto quelli in plastica.
- Nel caso dei nutritori a tasca della dimensione di un telaino da melario, le api costruiscono al di sotto favetti naturali spesso con celle a maschio, che consentono di avere indicazioni utili circa la forza della colonia e/o di procedere con la rimozione programmata della covata maschile.
Svantaggi:
- All’interno della cavità del nutritore, spesso le api costruiscono favetti naturali che vanno rimossi perché impediscono il corretto uso del nutritore.
- La plastica o la masonite vengono entrambe percepite alla stregua di una parete fredda e per tale motivo le api non addossano al nutritore a tasca un favo di covata, bensì solo scorta di miele e polline.

Diaframmi in polistirolo
Nel corso del tempo gli apicoltori hanno immaginato di poter chiedere funzioni aggiuntive al diaframma, oltre alla semplice indicazione di “fine alveare”. L’esigenza è emersa, soprattutto all’inizio, in relazione all’invernamento di colonie di piccole dimensioni nelle zone temperate: il polistirolo ha caratteristiche note di materiale isolante e, per tale motivo, riesce a tenere caldo il nido consentendo anche a famiglie deboli di affrontare con discreta serenità i rigori invernali e consumare quantitativi minori di scorte.
Inizialmente sono stati impiegati pannelli in polistirene da edilizia caratterizzati da una buona capacità isolante; si trattava di un materiale troppo tenero per durare a lungo all’interno di un alveare: le api, infatti,riuscivano a rosicchiarlo con facilità, producendo cavità in cui costruire favi naturali.

foto 6 foto 7

Pur con i problemi appena indicati, questo tipo di diaframma ha mostrato sin da subito una caratteristica nuova e positiva: il polistirolo è materiale caldo e le api, pertanto, portano la covata fino a ridosso del pannello, con una deposizione molto estesa e compatta. In questo modo i favi di miele possono essere posti esternamente al diaframma ove le api, questa è stata la vera scoperta, si recano con facilità, per prelevare il miele in caso di necessità o per stoccarlo in caso di forte importazione. Questo elemento può rappresentare un fattore assai importante nella gestione estiva dell’alveare, fino ad arrivare all’opportunità di conduzione della colonia con doppio diaframma.
Preso atto, quindi, che il materiale era ottimo in quanto a potenzialità, ma carente per la scarsa durata, il passo successivo è stato il ricorso al polistirolo ad alta densità e con diversi spessori (da 2 a 3,5 cm), ottenendo un prodotto più che soddisfacente per la gestione dell’alveare durante tutto l’anno.
Vantaggi:
- Materiale assai leggero, pur con gli spessori maggiori, fino a 3,5 cm.
- Coibentazione elevata.
- Possibilità di gestione della colonia con doppio diaframma, relegando oltre diaframma i favi vuoti o di scorta, che sono gestiti dalle api secondo le esigenze della famiglia.
- Maggiore produzione di miele, come conseguenza della maggiore spinta alla salita a melario garantita dalla compattazione della covata al centro.
Svantaggi:
- Costo di investimento, crescente in funzione dello spessore.
- Tendenza a ispessire i favi adiacenti al diaframma, soprattutto se quest’ultimo è di spessore limitato (fino a 2 cm), difetto che si annulla con spessori del diaframma di almeno 3 cm.

(da un contributo originale di Andrea Fissore e Ulderica Grassone su l’Apis)frecciatornasu