Mieli d'Italia

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L'Allargamento della covata

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Con l’allargamento dello spazio per la covata a primavera ci troviamo di fronte a uno dei “grandi dilemmi” apistici: come e dove si inseriscono i fogli cerei?
Tra i telai di frecciatornaindietrocovata o a lato della covata? Uno alla volta, gradualmente, o tanti tutti insieme? Perché su questo argomento ci vengono date risposte che possono apparire contradditorie?

Di solito, le diverse, se non opposte, risposte ai grandi dilemmi apistici nascono dall’esigenza di dare una prescrizione facile da mettere in pratica, subito comprensibile anche all’apicoltore inesperto, anziché addentrarsi in un discorso complesso. Invece è proprio quello che intendiamo fare perché l’apicoltore, anziché eseguire passivamente una prescrizione, impari a osservare e decidere qual è la giusta risposta per lui in un particolare momento. Risposte apparentemente in conflitto tra loro nascono anche dal privilegiare un aspetto della realtà piuttosto che un altro. Per esempio: ho più paura di rischiare una sciamatura o più paura di un eventuale arresto di sviluppo delle famiglie dovuto a un intervento che si rivelasse troppo drastico? Questo ha molto a che fare con il tipo di zona e di clima in cui si lavora, col tipo di apicoltura che si pratica e a volte anche con delle vere e proprie “manie”personali.

Guardiamo prima di tutto quali fattori entrano in gioco rispetto alla secrezione della cera:

Figura 11. E’ fondamentale che siano presenti api di età tra i 12 e i 18 giorni, perché sono quelle nel pieno sviluppo delle ghiandole ceripare. Si sa che le api, in caso di necessità, possono recuperare anche funzioni che avevano perso con l’età, ma sicuramente questo implica un maggiore spreco di energia e una minore efficienza. In pratica: non tenterò di mettere al lavoro le api sulla costruzione di cera prima che siano nate in abbondanza le nuove generazioni di api primaverili.

2. In secondo luogo, una temperatura ottimale di 35 gradi che renda plasmabile la cera. Dunque, se le api ceraiole operano a una certa distanza dal nucleo principale della famiglia (che contiene la covata, per il cui sviluppo deve avere di per sé deve avere una temperatura di 35 gradi) devono essere in grado di produrre questa temperatura. Se le api costruiscono la cera all’internodel nucleo principale, non dev’esserci “conflitto di interessi” tra calore per produrre la cera e calore per allevare la covata. In pratica: le api devono essere abbondanti, o dev’esserci una temperatura esterna mite o tiepida.

3. Inoltre è in presenza di un’abbondante flusso nettarifero o di un’abbondante nutrizione che le api si dedicano più intensamente alla costrizione di favi. Per fare un chilo di cera le api adoperano da sette a dieci chili di miele. Una parte degli zuccheri serve da materiale di costruzione, ma ce n’è un’altra parte che serve come combustibile per fornire l’energia necessaria alla sintesi.Figura 2
In pratica: è inutile mettere cera da costruire se le api non “imbiancano” la cera, o se non si è disposti a un generoso intervento con la nutrizione, che però a primavera rischia di stimolare la sciamatura.

4. Se gli zuccheri sono indispensabili alla secrezione, le sostanze azotate, le vitamine e i sali minerali sono necessari allo sviluppo delle ghiandole ceripare. Api dell’età che va tra i 12 e i 18 giorni sono in grado di produrre cera senza l’apporto del polline, perché le loro ghiandole sono già sviluppate, ma una carenza di questo alimento nelle prime fasi della vita adulta può impedire una successiva attività come ceraiole. In pratica: devo essermi occupato delle api ben prima della ripresa primaverile assicurandomi che avessero risorse proteiche naturali o altrimenti fornendole io stesso (vedi: La nutrizione proteica”)

5. Le api costruiscono meglio in presenza di una regina (così come nella fase di accasamento che segue la sciamatura) piuttosto che in presenza di cella, di una vergine o (situazione quasi di stallo) in situazione di orfanità. In pratica: inutile dare cera da costruire alle api rimaste dopo una sciamatura o ad altri nuclei con regina non feconda o con cella reale.

6. Una famiglia secerne tanta più cera quanto più è popolosa: per esempio se 20mila api costruiranno 20-25mila celle, 70 mila api ne costruiranno da 100 a 115mila (Maurice Mathis, 1951).

Figura 3 Figura 4

A parte l’esigenza di rinnovare la cera per assicurare condizioni igieniche migliori e una struttura omogenea per un allevamento di covata ottimale, la necessità di allargare lo spazio della covata può nascere in vari momenti a primavera.

Se il nido è saturo di provviste dall’autunno precedente e la regina va esaurendo in fretta le celle disponibili per la deposizione, lo sviluppo della famiglia procederà molto lentamente. Questo accade di solito presto a primavera, quando le temperature possono essere ancora basse o quando possono presentarsi degli sbalzi termici tra notte e giorno. In questo caso il migliore allargamento della covata comporterebbe l’inserimento di un favo già costruito, da mettersi prudentemente ai bordi della covata oppure inframmezzandolo tra due telai di covata, questo a seconda della consistenza della famiglia.

In mancanza di favi già costruiti, si può inserire un foglio cereo ai bordi della covata e prima delle scorte, che però verrà costruito solo in presenza di un numero adeguato d’api (incluse quelle giovani predisposte a questo lavoro), e solo al momento di un inizio di flusso nettarifero e di una temperatura esterna adeguata. Altrimenti la cera del foglio cereo verrà piano piano asportata dalle api. In questo caso il mio obiettivo principale è fornire alla famiglia lo spazio per aumentare il numero di api che la compongono.

Figura 5Più avanti in primavera, accadrà che il nido sia completamente pieno di covata opercolata, che le api raccolgano molto polline e che le nutrici producano molta pappa reale. Se non hanno spazio disponibile dove utilizzarla, per trovare sfogo alla sovrapproduzione vengono costruite delle celle reali. La regina è così indotta a deporre nelle celle reali e a prepararsi per lasciare l'alveare. Una regina che si prepara a sciamare, in genere, smette di covare. E uno degli obiettivi, quando si attuano delle tecniche di prevenzione della sciamatura, è proprio fare in modo che la regina continui a covare. Questo va di pari passo con l’alleggerimento della famiglia dai telai di covata coperti di api e l’inserimento di telaini con fogli cerei o con favi già costruiti. Ma può avere un ritmo diverso a seconda del tipo di ape. Alcune reggono bene una asportazione-sostituzione graduale, altre hanno bisogno di una terapia d’urto, con l’asportazione anche di tre o quattro telai di covata in una volta. Col primo tipo di ape, meno propensa alla sciamatura, se la regina continua a covare, anche se le operaie costruiscono celle reali per scaricarsi della pappa reale in eccesso, poi provvederanno alla loro distruzione.

Qualcuno, come Michele Campero, propone una sorta di “formula”: finchè la covata non occupa almeno sei favi, si aggiunge un foglio cereo alla volta, tra l’ultimo di covata e il primo di scorte, per non frazionare troppo la covata nel momento in cui ha bisogno di compattezza per sviluppare il calore necessario. E anche perché il foglio cereo introdotto al centro potrebbe, in condizioni estreme, avere un effetto-diaframma per cui la parte senza regina potrebbe percepirsi orfana e costruire celle reali. Se invece la covata è almeno su sei favi, sempre secondo Campero, si può inserire il foglio cereo al centro. In zone diverse dalle colline del cuneese dove lavora Campero, è probabilmente possibile (se non doveroso) un intervento anche meno graduale.

Figura 6 Figura 7

E veniamo all’apparente dilemma: si sente spesso dire che guai a interrompere la covata con un foglio cereo, oppure guai a costringere la regina a interrompere la deposizione in attesa che le api l’abbiano costruito. Chi dice così sta parlando in realtà di un periodo precoce, oppure di una zona soggetta a ritorni di freddo o a primavere incerte, oppure di api regine talmente vitali che saturano troppo in fretta lo spazio disponibile. Oppure sta parlando ad apicoltori inesperti, che non saprebbero valutare la differenza tra un momento ed un altro della stagione in relazione alla forza reale di una famiglia. Cioè tra un momento in cui è prudente inserire i fogli cerei tra covata e scorte, (o è saggio inserirne di già costruiti, avendoli), e un diverso momento, in cui inserire i fogli cerei tra covata e scorte vuol dire vederseli riempire soprattutto di miele, rischiando magari la sciamatura. Mentre se fossero posti ognuno tra due favi di covata sarebbero immediatamente costruiti e subito riempiti di uova (se la regina è giovane o ben vitale).

Dunque, i fogli cerei si possono mettere in posizioni diverse a seconda del momento, del tipo d’ape e del tipo di zona. E anche del numero degli alveari che si hanno. Con quaranta alveari si può intervenire momento per momento calibrando gli interventi in maniera ottimale. Con alcune centinaia di alveari occorre sempre giocare d’anticipo su alcuni apiari, rischiando una sofferenza della famiglia in caso di tempo incerto, se si è fatto un intervento troppo drastico. Mentre su altri, gli ultimi lasciati, si rischierà che la sciamatura avvenga prima del nostro intervento (soprattutto se il tempo è invece favorevole e si è stati troppo prudenti nell’intervento).

In zone dove la primavera sia soggetta ad arresti o a ritorni di freddo (prima di agire sarebbe infatti opportuno guardare sempre le previsioni del tempo almeno per i cinque giorni che seguono!) ci si può munire di fogli cerei un po’ più spessi. Il peso standard è 110 grammi, ma ci sono cererie che su ordinazione producono telaini da 120-130 grammi. Vengono costruiti più velocemente e in caso di qualche brutta giornata contengono abbastanza cera perché le api possano metterci una toppa.

Altrimenti può essere buona norma far costruire dei telaini dalle api da utilizzare nei momenti di emergenza.

(Paolo Faccioli)frecciatornasu