Mieli d'Italia

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La fusione della cera

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Concetti fondamentali
Alcuni concetti devono essere ben chiari, per affrontare con la giusta attenzione una matrice apistica complessa come la cera.
Innanzi tutto, possiamo ottenerla fondendo i favi, gli opercoli o i risultati della pulizia di materiali, quali arnie, melari, coprifavi…
Dal punto di vista della purezza e del colore, la cera migliore è sicuramente quella proveniente dalla lavorazione degli opercoli, Quella ricavata dai favi vecchi risulta più scura, a causa dei pigmenti lasciati dalle esuvie larvali, e richiede un’estrazione più laboriosa e meno conveniente dal punto di vista economico. La cera di raschiatura, infine, è la meno pregiata e pulita per la notevole presenza di residui di propoli.
Se la cera in pani può dirsi molto stabile e inattaccabile da insetti e agenti microbici, lo stesso non vale quando questa si trova nelle fasi precedenti la fusione: la presenza di miele, polline e api possono infatti innescare fenomeni fermentativi, in grado di conferire un odore sgradevole al prodotto finito, mentre la presenza di polline ed esuvie rende difficoltosa la difesa dalle tarme.
Alla luce di ciò risulta importante liberare quanto prima gli opercoli dal miele (attraverso sgrondatura, pressatura o lavaggio), stoccare il materiale potenzialmente attaccabile dalla tarma in luogo freddo, tenendo presente che il solo passaggio a temperature basse (es. cella frigo) rallenta, ma non arresta, l’azione del temibile insetto, e che solo la congelazione è in grado di bloccarne tutti gli stadi di sviluppo.
Attenzione, inoltre, va posta anche ai materiali con cui la cera viene a contatto durante le varie fasi di lavorazione e stoccaggio: alcuni metalli, infatti, possono provocare un inscurimento del naturale colore della cera. Da evitare, in particolar modo, ferro,ottone, zinco e rame; il materiale migliore per i contenitori per la fusione è sicuramente l’acciaio inossidabile.
Anche un riscaldamento eccessivo, infine, può causare danni alla cera rendendola più scura: va quindi sempre evitato un riscaldamento diretto. Il raffreddamento, poi, deve avvenire lentamente per evitare rotture e fessurazioni delle forme.
L’inquinamento della cera è un discorso ben noto a chi si è avvicinato al metodo di produzione biologico. Nella cera si fissano molto facilmente tutti gli acaricidi di sintesi chimica che rappresentano un’importante possibile fonte d’inquinamento. E’ dunque consigliabile e auspicabile che tutti gli apicoltori attivino cicli di produzione e di utilizzo della cera rigidamente distinti:
- la cera dei favi, fusa separatamente,destinata per usi extra apistici quali candele, cera per mobili, stampi…
- la cera degli opercoli, fusa separatamente, destinata ai fogli cerei, alla cosmesi...

Quali tecniche adottare per la fusione e il recupero della cera

Pentolone, stile Panoramix

E’ uno dei più antichi ed economici metodi per la fusione della cera.La cera, per mezzo dell’acqua, evita il contatto diretto con la fiamma che la danneggerebbe: la temperatura della massa non supera i 100°C, temperatura oltre la quale la cera inscurirebbe.

figura 1Materiale occorrente:

- pentola capiente (tipo da conserva), meglio se in acciaio;

- fornello da esterno;
- bastone per rimestare;
- mestolo per la raccolta;
- filtro in nylon;
- recipienti tronco conici per la raccolta della cera fusa

Procedura

Innanzitutto, per sicurezza, è consigliabile lavorare all’esterno o comunque lontano da materiale che possa incendiarsi (legno, cera, macchinari, bombole…).
A questo punto, riempire la pentola con acqua e cera in proporzione di circa 1/3 – 2/3, avendo cura di non arrivare fino al bordo della pentola. Portare a ebollizione e controllare sempre che la cera non tracimi (ricordarsi, pericolo di incendio!!). Rimestare di tanto in tanto per favorire il completo scioglimento.
Una volta che la massa di cera è fusa, si può operare in due modi:
1) Spegnere il fuoco e lasciare solidificare la cera che galleggia sull’acqua. Alla base del pane di cera si accumuleranno le impurità formando uno spesso strato nerastro. A raffreddamento completato, si capovolge la forma, si gratta via con uno scalpello la sporcizia (morchia) e si sciacqua con acqua pulita la cera. L’operazione completa può essere ripetuta più volte per ottenere un pane di cera più pulito e più spesso.
2) Per mezzo di un mestolo o per rovesciamento, travasare la cera fusa dalla pentola in un contenitore finale, filtrandola attraverso un filtro in nylon. La forma così ottenuta risulta particolarmente pulita.

Vantaggi: economico, non richiede attrezzature specifiche, è alla portata di tutti e consente di lavorare anche piccoli quantitativi di cera

Limiti: richiede vigilanza costante per evitare fuoriuscite di materiale dal pentolone; il quantitativo di materiale grezzo lavorabile è limitato a pochi chili per volta; i tempi sono piuttosto lunghi.

figura 2Pentolone evolutofrecciatornasu

Dato che il sistema del pentolone, in fondo, funziona bene, perché non migliorarlo ricorrendo a un contenitore più grosso e nel contempo studiare come abolire il mestolo?
E’ nata così questa evoluzione del pentolone originario. Consiste nell’utilizzo di un fusto o altro recipiente di elevata capacità e, se possibile,con le pareti spesse o coibentate per limitare la dispersione del calore. A una quarantina di centimetri dal fondo, si pratica un foro dotato di rubinetto: da qui uscirà la cera liquida. L’altezza dovrà essere studiata in modo tale che in quel punto si potrà spillare sempre e solo cera, mentre l’acqua e le impurità dovranno rimanerne al di sotto.
Procedura
Prima di tutto si aggiunge dell’acqua, in quantità variabile tra il mezzo secchio e il secchio, in funzione della dimensione del fusto impiegato. Di seguito si riempie il contenitore con la cera grezza da lavorare, si accende il fuoco e si attende il riscaldamento dell’acqua e lo scioglimento della cera. A scioglimento completato, anziché estrarre manualmente la cera fusa o attenderne il raffreddamento, si aprirà semplicemente il rubinetto, al di sotto del quale si sarà posizionato un contenitore vuoto. Il ciclo può essere ripetuto più volte.
Al termine della giornata si dovranno rimuovere le impurità accumulate sul fondo.

Vantaggi: economico, alla portata di tutti, consente di lavorare quantitativi di cera maggiori rispetto al pentolone tradizionale. Consigliabile per aziende di piccole-medie dimensioni.

Limiti: richiede vigilanza costante per evitare fuoriuscite di materiale; i tempi utili per il raggiungimento della temperatura rimangono lunghi, anche se possono essere abbreviati dotando il fusto di un cappotto isolante. Permane la necessità, una volta terminata la fusione, di svuotare il contenitore dai residui di lavorazione.

figura 3sitoSceratrice solare

Altro sistema economico, ma adatto solo alle calde giornate estive.
Si tratta di un contenitore, normalmente in acciaio, chiuso superiormente da un vetro, che svolge la funzione di accumulo del calore solare: la cera, collocata su una superficie in pendenza, fonde per effetto dei raggi solari, passa attraverso un filtro in acciaio e cola in una vaschetta di raccolta, sottostante, dove si stratifica sui residui più densi (miele ed impurità).
Sicuramente si tratta del macchinario che utilizza l’energia più economica ed ecocompatibile: l’energia solare!
Giornalmente la cera solidificata deve essere lavata con acqua, per evitare di attirare api e vespe, e le impurità vanno tolte dal filtro.

Vantaggi: il costo non è eccessivo, soprattutto per i modelli di minori dimensioni; non richiede vigilanza costante; consente un agevole recupero della cera dai favi rotti o vecchi; sistema pratico ed efficace per smaltire piccoli quantitativi (favi naturali, favi rotti) o per lavorare modesti volumi di opercolo.

Limiti:la ridotta dimensione del contenitore impedisce la lavorazione di grossi quantitativi e implica un impegno e cure quotidiane; il periodo di funzionalità si limita alla stagione calda.

Sceratrice a vapore

Questa sceratrice sfrutta il calore del vapore acqueo per lo scioglimento della cera. Si tratta di una macchina particolarmente efficiente laddove la cera da fondere si presenti non compressa, come nel caso del recupero di cera dai favi o dagli opercoli sgrondati. Al contrario, non raggiunge soglie di funzionalità eccellenti quando la massa da sciogliere sia compatta(opercoli pressati).
Strutturalmente è costituita da un contenitore metallico a base rettangolare e bordi alti, dotato di rubinetto per la fuoriuscita della cera e beccuccio per il rabbocco dell’acqua; all’interno, su piedini, poggia una gabbia, anch’essa metallica, forata.
Il funzionamento è semplice: prima si inserisce l’acqua fino al livello indicato, poi si riempie la gabbia metallica con la cera, si chiude il coperchio e si accende il fuoco. Mano a mano che la cerasi scioglie, esce dal rubinetto e si raccoglie in un contenitore posto al di sotto.
Le impurità si accumulano invece nella gabbia metallica e vanno rimosse manualmente con regolarità, per mantenere efficiente il sistema.
figura 4 figura 5 frecciatornasu
Vantaggi: a fronte di un investimento limitato, consente di chiudere il ciclo di recupero della cera; le dimensioni consentono l’inserimento anche di favi da nido; interessante per aziende medie.

Limiti:sistema piuttosto lento sia per il fatto che si basa sull’uso di un calore indiretto, quello del vapore, sia perché al termine di ogni fusione occorre pulire la gabbia metallica dalla sporcizia accumulata: così facendo si perde il calore e si riparte a sistema freddo.

Fondicera ad acqua o olio

Evoluzione apistica della tecnica del bagnomaria.
figura 6Si tratta di serbatoi in acciaio a doppia o tripla parete (a seconda della presenza o meno di coibentazione esterna), nei quali il vano che contiene la cera è scaldato sia sul fondo che sulle pareti da acqua o olio posti in un’intercapedine; il calore è generato, di norma, da resistenze elettriche, anche se è possibile scaldare il tutto mediante fornello a gas.
Se nel circuito circola acqua, per fornire il calore è sufficiente una normale resistenza da boiler da 2000 watt (o meglio due da almeno 1000 watt). La temperatura non salirà oltre i 90°C, comunque sufficienti per una fusione sufficientemente rapida della cera.
Risultati migliori si ottengono ricorrendo a un bagno d’olio, capace di raggiungere temperature più elevate, con conseguenti minori tempi di lavorazione.
Completano la struttura uno o meglio due rubinetti per la raccolta della cera fusa e uno scarico totale sul fondo che permette la pulizia da residui e impurità senza dovere svuotare manualmente il contenitore.
Il funzionamento è semplice: prima si inserisce un po’ d’acqua sul fondo, quindi si riempie il contenitore con la cera, si attende che la cera fonda e quindi si spilla. Una volta raccolta la cera senza impurità (dal rubinetto più alto), si agisce sul livello di contatto cera/acqua (dal rubinetto più in basso); terminata la raccolta anche di questa frazione, di qualità inferiore, non resta che aprire lo scarico di fondo (di dimensioni adeguate, almeno 1,5 pollici) e far fuoriuscire i residui di lavorazione.

Vantaggi: sistema efficiente, consente di lavorare quantitativi notevoli (anche di cera pressata) in tempi sufficientemente rapidi; nel caso di riscaldamento tramite resistenze, non necessita di controllo fino al momento dello svuotamento. Consigliabile per aziende medio-grandi.

Limiti: il costo inizia a crescere e, soprattutto nel caso di utilizzo con olio, le temperature necessarie a garantirne il funzionamento richiedono un discreto consumo energetico.

Sceratrice in continuo

Tra le soluzioni proposte rappresenta sicuramente quella più costosa e meno diffusa, riservata ad aziende professionali con elevati volumi di miele lavorato giornalmente e, di conseguenza, notevoli quantitativi di cera da gestire.
La macchina è progettata per lavorare in continuo, posizionata al di sotto della disopercolatrice, in modo che l’opercolo cada direttamente nella vasca di raccolta.
figura 7 figura 8

All’interno della vasca, una serpentina riscaldata a 80°C scioglie la cera che si separa dal miele e altre impurità in virtù dei diversi pesi specifici: la cera galleggia, il miele e le impurità (propoli e legno) si stratificano verso il fondo.
Un foro di uscita ad altezza adeguata consente il recupero della sola cera, da una parte, che va a formare direttamente pani puliti, mentre da un’altra si recupera il miele.
Alcuni apicoltori, che in stanno utilizzando il macchinario, sostengono che il miele non risulta qualitativamente danneggiato e che l’Hmf (valore oggettivo di degradazione del miele) resta immutato.
Al termine della giornata di smelatura, rimossa manualmente la serpentina riscaldata, è possibile facilmente procedere allo svuotamento e alla pulizia della vasca, con recupero della cera residua e delle impurità accumulate.

Vantaggi: consente di gestire in continuo due operazioni normalmente effettuate con macchinari diversi e in momenti diversi: la gestione dell’opercolo, con il relativo miele, a seguito della disopercolatura, e la fusione della cera. I vantaggi sono rappresentati dalla rapidità dell’operazione e la non necessità di stoccaggio dell’opercolo.

Svantaggi: gli apicoltori che hanno presentato il macchinario, reperito sul mercato tedesco, non hanno evidenziato in questo primo anno di utilizzo alcun sostanziale difetto. Per un corretto funzionamento, a fine giornata, occorre pulire bene la macchina, in modo da avere sempre una netta distinzione tra cera fusa (perfettamente pulita) e miele recuperato. Anche se il costo risulta superiore a tutti gli altri sistemi di fusione della cera, occorre tenere presente che questo macchinario svolge da solo, e anche molto efficacemente, l’intera gestione miele/cerafrecciatornasu

figura 9

(da un contributo originale di Ulderica Grassone e Andrea Fissore sulla rivista “l’Apis”)