Mieli d'Italia

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Escludiregina: usarli, non usarli, o valutare le circostanze?

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frecciatornaindietroL'escludiregina, come è noto, è quella griglia con distanze tra le sbarre di 4.2 mm che permette il passaggio alle operaie ma non alla regina. Il suo uso è soprattutto legato alla diffusione dell’arnia Dadant-Blatt, dove il nido, di grandi proporzioni rispetto al melario, è delegato allo sviluppo della famiglia, mentre il melario lo è alla raccolta e all’estrazione del miele. In arnie come la Langstroth, dove nido e melario si equivalgono, l’escludiregina è molto meno usato perché gli apicoltori sfruttano di più il vantaggio dell’intercambiabilità tra i telaini.

Ancora una volta, a chi chiede una formula facile, una semplificazione che tolga tutti i dubbi, proporremo invece alcune riflessioni che stimolino l’osservazione e la capacità di valutare con intelligenza la questione nelle proprie circostanze.
Iniziamo a esaminare un po’ da vicino i pro e i contro.

Vantaggi

Sicuramente, per chi toglie i melari sgombrandoli dalle api con il soffiatore o con l’apiscampo, l’uso dell’escludiregina può essere d’aiuto. Nel primo caso per evitare di soffiare via delle regine, nel secondo caso per evitare di trovare il melario pieno di covata e quindi di api al momento dell’asportazione. Le api infatti non abbandoneranno mai la covata, insieme alla quale può essere presente anche la regina. Per chi non usa l’escludiregina con convinzione, è opportuno verificare se questi incidenti avvengano, nella sua situazione, con frequenza significativa o trascurabile.
figura 2Ugualmente fastidioso essere costretti a cercare una regina che, in assenza della griglia, possa trovarsi sia nel nido che nel melario, o, peggio ancora, in due o più melari sovrapposti al nido.
I fautori dell’escludiregina temono inoltre che il miele possa facilmente prendere un cattivo sapore dalle celle di covata in cui è stato eventualmente depositato. Chi, per necessità pratica o per pigrizia, indulgesse comunque in quello che è generalmente considerato un comportamento di cattiva apicoltura, consideri almeno se il quantitativo di miele estratto da favi contenenti covata sia diluito in una grossa quantità di miele estratto da favi “puliti”. E che il miele venga comunque filtrato o decantato dalle larve.
Un altro vantaggio dell’uso dell’escludiregina è dato dal fatto che i telaini da melario vengono, al momento dello stivaggio in magazzino, attaccati poco o nulla dalla tarma della cera, e, sembra, anche dall’Aethina Tumida. Entrambi sono infatti attirate soprattutto dalle sostanze proteiche: polline ed esuvie di larve. In questo caso l’uso dell’escludiregina deve però essere rigoroso e senza eccezioni. Basta una piccola superficie per attirare la tarma, che poi passerà a divorare cera e legno, o l’Aethina.
 
Svantaggi
La ragione principale per cui molti apicoltori non usano l’escludiregina non è tanto il risparmio della spesa di questo materiale o il lavoro in più che comporta, ma il fatto che l’escludiregina può costituire un intralcio alle api nel momento in cui si presuppone possano salire a melario. Questo può dipendere però molto dal tipo di api, esistono api che tendono a ingolfare il nido faticando a salire a melario e api che tendono a stivare il miele lontano dal nido, e queste ultime saranno certamente più adatte all’uso dell’escludiregina. Chi poi avesse provato a mettere tutto d’un colpo l’escludiregina con un melario composto tutto di fogli cerei da costruire, avrà nella maggioranza dei casi assistito a una sciamatura senza che le api avessero minimamente degnato di considerazione l’UFO atterrato sul loro nido.
 
figura 1 figura 3
 
Compromessi
Il passaggio delle api nel melario viene assicurato da parte di molti apicoltori evitando l’uso dell’escludiregina soltanto in una fase iniziale. Una volta decisamente appropriatesi dello spazio sovrastante, è possibile allora inserire l’attrezzo, essendosi assicurati che la regina sia nel nido. Questo processo può essere facilitato con l’aggiunta di fogli cerei da costruire nel nido e asportazione (più o meno graduale a seconda dei casi) di favi di covata: questo perché se aspettiamo, per mettere il melario, che lo sviluppo del nido sia completo, quello che otterremo sarà molto probabilmente una sciamatura. (Naturalmente stiamo parlando della prima posa stagionale dei melari).
 
Quando l’escludiregina è quasi “obbligatorio”
Il Regolamento CE n. 889/2008 del 5 settembre 2008, che si occupa della produzione biologica, al titolo 2 sezione 2, Articolo 13/7 recita che “Per l'estrazione del miele, è vietato l'uso di favi che contengano covate”. Lo stesso prescrivono vari disciplinari di produzione di mieli di qualità, con varie gradazioni di intensità espressiva. Per esempio, il Disciplinare di produzione DOP Lunigiana: “i favi dei melari devono essere vuoti e puliti al momento dell’immissione nell’alveare e non devono mai aver contenuto covata; al momento dell’immissione dei melari bisogna utilizzare l’escludi regina o analogo idoneo strumento per evitare l’ovideposizione nel melario”. O il Disciplinare DOP Dolomiti Bellunesi: “si provvede alla posa dei melari interponendo tassativamente un escludiregina tra il nido e il primo melario allo scopo di evitare che la regina possa estendere la deposizione delle uova anche nei melari. O quello del DOPMiele Varesino: “l’estrazione deve essere effettuata da favi di melario privo di covata”.

figura 6Altri compromessi

Questo significa che un apicoltore biologico è condannato a usare l’escludiregina anche se ritiene che appesantisca la sua pratica apistica?
Non necessariamente. Una delle osservazioni che sono state fatte è che in presenza di un flusso nettarifero abbondante e costante è molto raro trovare covata nei melari. Questo stesso flusso fa da escludiregina naturale. Diversa è la situazione in quelle aree in cui gli alti e bassi, le pause e i periodi di mediocre importazione inducono le regine a salire a melario. Anche in questo caso è cruciale la capacità di osservazione e di conoscenza della propria zona da parte dell’apicoltore. Molti apicoltori che non usano l’escludiregina e che sono passati da un melario a 9 telaini a un melario a 8, hanno notato un diminuire della salita della regina dove i telai sono più distanziati. La vecchia arnia Dadant-Blatt a 12 telaini, che molti apicoltori ancora usano, permette meglio di quella a 10 telaini lo sviluppo nella sola parte inferiore, senza la necessità che la regina cerchi spazio nel melario.
Apicoltori che non usano l’escludiregina mettono da parte, a fine stagione, i telaini da melario dove è apparsa covata, e provvedono a fonderli senza smelarli, per non rinunciare ai vantaggi che può avere il non utilizzare l’escludiregina. Ovviamente in questo caso l’apicoltore deve aver riscontrato una frequenza bassa del fenomeno della covata nel melario.
Per finire, ci sono apicoltori che, anziché l’escludiregina hanno provato a usare un foglio di nylon rettangolare posto sopra i telaini tra nido e melario, più stretto però dell’ampiezza dell’arnia. Essi riferiscono buoni risultati nell’impedire in questo modo alla regina di salire (il presupposto sarebbe che la regina salga a melario dal centro e mai dai bordi). Questo sistema è stato perfezionato, quando si è osservato un rallentamento nell’asciugatura del miele, sostituendo al nylon una retina fine. Il vantaggio (a parte il risparmio) è dato dalla presenza di un più facile flusso delle api tra sotto e sopra.
L’escludiregina richiede in effetti più lavoro, e in questo lavoro devo includere la sua pulizia dai resti di propoli e cera. Questa pulizia viene di solito effettuata d’inverno, quando la propoli è dura e si scheggia, col rischio però di forzare le maglie della griglia. Uno dei metodi meno brigosi è usare la sceratrice solare, altrimenti anche lasciare gli escludiregina sulla lamiera dei tetti nelle calde giornate di fine estate, o utilizzare d’inverno un’idropulitrice.
 
 
figura 5Vari tipi di escludiregina
Di escludi-regina in commercio ce ne sono di vari tipi con o senza la cornice, tenuti insieme da barrette compattanti piatte o da barrette stondate, di acciaio o di plastica. Il tipo con cornice rispetta maggiormente il criterio dello “spazio ape” di 9 millimetri e mezzo. Quello senza cornice riduce lo spazio tra nido e melario e le operaie propolizzano allora il perimetro di contatto. Inoltre la sola parte metallica senza cornice è spesso più facilmente soggetta a deformazioni dovute al forzare della leva, o alla fuoriuscita delle barrette. Se le barrette compattanti sono stondate, la parte stondata sporgente va rivolta verso il melario, per non ostruire la circolazione delle api sui longaroni di telaini nel nido. Esistono escludiregina di plastica che hanno il vantaggio di essere piatti e indeformabili.
Davide Zeni, apicoltore di Sesto Calende (Varese), ha messo invece a punto un tipo di escludiregina in cui, mantenendo inalterata la fessura di passaggio per le api, ha invece ridotto lo spessore delle barrette di acciaio, ampliando quindi la quantità totale di spazio libero. E’ chiaro che questo rende più fragile la struttura, ma il difetto di fondo di ogni escludiregina, di costituire un ostacolo, viene in buona parte mitigato.

(da contributi originali di Paolo Faccioli)

 

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