Mieli d'Italia

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Padre Adam - Carl Kehrle (1898-1986)

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adam sitofrecciatornaindietroTedesco, divenne monaco benedettino, e dal 1915 si dedicò all’apicoltura all’Abbazia di Buckfast, in un zona estremamente piovosa e umida nel SudOvest dell’Inghilterra. In quegli anni un’epidemia di acaro delle trachee distrusse il 90% delle colonie d’api in Inghilterra, e l’ape nera inglese si era rivelata particolarmente vulnerabile. Padre Adam cominciò a modernizzare i sistemi di conduzione delle api, e intorno al 1930 cambiò tutte le arnie modello inglese dell’Abbazia (English Federation Norm) in arnie Dadant a 12 telaini. Nello stesso tempo tentò i primi incroci, partendo dall’esigenza di avere un’ape resistente all’acaro delle trachee. Dal 1948 intraprese una serie di viaggi in Europa e nelle nazioni del Mediterraneo alla ricerca di tutti i ceppi d’api locali, per utilizzarne i tratti più desiderabili incrociandoli, un lavoro di osservazione e di selezione che lo impegnò per decenni, dando vita all’incrocio “Buckfast”. Lasciò tre libri: “Apicoltura all’Abbazia di Buckfast”, sulla sua esperienza di conduzione degli alveari, “La selezione delle api“ e “Alla Ricerca delle migliori varietà di Api”, un resoconto dei suoi viaggi.

L'introduzione di una regina
Detto in breve, è mia opinione che l’accettazione di una regina non sia determinata, come fino allora si era generalmente sostenuto, dall’ “odore della famiglia”, ma dal suo comportamento. Una regina del tutto matura,che abbia deposto per una quantità di tempo considerevole, ha perso il suo nervosismo iniziale e si comporta in maniera calma e tranquilla. Quando sia in tale stato la sua accettazione è assicurata, indipendentemente dalle precauzioni che in genere vengono considerate essenziali. L’odore, o “odore della famiglia” – posto che una cosa del genere esista, e su questo ho i miei dubbi – perché una regina venga accettata non ha alcuna importanza. La condizione essenziale che assicura l’accettazione o il rifiuto è in ultima analisi il comportamento della regina. Il comportamento di una regina è a sua volta dipendente dalle sue condizioni nel momento in cui viene liberata.
Non è possibile discutere qui nel dettaglio le considerazioni teoriche, estremamente interessanti, dell’ipotesi che ho appena esposto: in questa sede la mia preoccupazione principale si rivolge alle considerazioni pratiche e l’applicazione delle mie supposizioni. Per assicurare una migliore comprensione dei problemi riguardanti questo argomento devo tuttavia sottolineare che i due termini “odore della famiglia” e “odore dell’alveare”sono spesso considerati una stessa e unica cosa.
Mentre una quantità di eminenti scienziati ha nell’una o nell’altra circostanza sostenuto di avere con successo rintracciato le fonti dell’“odore della famiglia”, queste scoperte sfortunatamente non hanno trovato alcuna conferma nel campo dell’esperienza pratica. Di fatto non abbiamo alcuna prova positiva dell’esistenza di un “odore della famiglia”. Se ci fosse un “odore della famiglia” esso sarebbe necessariamente basato su fattori ereditari. Tenendo a mente le note reazioni da parte delle singole famiglie, basta riflettere un momento per comprendere che ciò non è possibile.Una cosa, come che sia, sembra certa: l’“odore della famiglia” – se una tal cosa deve esistere – non ha nulla a che vedere con l’accettazione o il rifiuto della regina.
adamsito2D’altro canto, l’“odore dell’alveare”, basato sulla combinazione degli odori che provengono da favi, covata, miele, polline, propoli, eccetera, è un’ovvia realtà. Ma la differenza tra un alveare e l’altro, nello stesso luogo e nell’identico ambiente, difficilmente può avere qualche relazione con l’accettazione della regina. In realtà sappiamo che non ne ha mai alcuna.
Sostenuto dall’esperienza di una vita sono fermamente convinto che, a prescindere dal metodo di introduzione impiegato, il fattore che determina l’accettazione o il rifiuto durante l’introduzione è in ogni caso e in primo luogo il comportamento della regina. Il comportamento della regina a sua volta dipende dalle condizioni in cui essa si trova nel momento in cui viene liberata.
Una vergine o una regina accoppiatasi da poco di norma è estremamente nervosa, e si spaventa facilmente. Il minimo disturbo, la sola apertura dell’arnia, può mettere a rischio la sua vita. Nel corso di poche settimane, dopo che ha cominciato a deporre, nel suo comportamento si manifesta una radicale trasformazione. I suoi movimenti diventano più riflessivi e calmi. Dal momento in cui viene circondata dalla sua progenie, quattro o cinque settimane dopo che ha iniziato a deporre, avrà raggiunto il primo stadio di maturità, ma la sua massima capacità di deporre non verrà tuttavia raggiunta fino all’anno seguente. Nel suo comportamento non si manifesteranno però ulteriori modificazioni significative. Il periodo indicato per il raggiungimento del primo grado di maturità, ovvero da quattro a sei settimane, deve essere prolungato nel caso di determinati ibridi o di un nervosismo innato del soggetto. Due mesi, secondo la mia esperienza, sembrano sufficienti in ogni caso. L’ape nera dell’Europa occidentale, e specialmente quella del sud della Francia e delle varietà iberiche, risulta,da questo punto di vista, la più intrattabile.
Ho usato il termine convenzionale “introduzione”, ma in realtà la procedura provvede a un “cambio” o “sostituzione” di una regina con un’altra. Non prevede alcuna fase di adattamento preliminare, o di “acquisizione dell’odore della famiglia”, prima che la regina venga liberata. Una regina sostituita all’atto della liberazione riprenderà immediatamente la sua normale attività, senza far caso al nuovo ambiente che la circonda -proprio come un’ape che ritorna dai campi carica di polline o nettare, non trovando la propria arnia prosegue nel nuovo ambiente, esattamente come se avesse appena varcato le porte della sua vera casa. Una regina di sostituzione viene accettata come la giusta madre di una famiglia soltanto in virtù delle sue condizioni e del suo comportamento. Dovrebbe essere facile comprendere che le regine che non sono in condizione di deporre, come quelle che possono arrivare per posta, non possono quindi essere inserite tali e quali in una famiglia. Noi introduciamo queste regine prima in piccoli nuclei, composti prevalentemente da api giovani, e prima di liberarle le teniamo segregate per ventiquattr’ore.
Quando sono di nuovo in grado di deporre, possono essere trasferite in famiglie più grandi.
Dal mio punto di vista nell’apicoltura moderna non esiste un fattore più sfortunato e grave della perdita di preziose regine, favorito ovunque dai metodi di introduzione che vengono comunemente raccomandati. C’è inoltre un altro aspetto dell’introduzione che non deve essere perso di vista, ovvero che troppo spesso le regine che vengono male accettate senza che l’apicoltore se ne accorga – a meno che vengano marcate nell’una o nell’altra maniera – soffrono per le aggressioni in misura tale che nel giro di poche settimane o mesi devono essere sostituite. Allo stesso modo molte regine non subiscono ferite visibili, ma vengono nondimeno danneggiate, con il risultato che le relative famiglie non prosperano e non riescono a raggiungere la produttività attesa. In verità, una famiglia guidata da una regina in difficoltà non ha un grande valore pratico, e di fatto le regine di questo tipo sono spesso fonte di problemi senza fine.

Da Apicoltura all’Abbazia di Buckfast, 1975

La posa dei melari, aggiungere altri melari
Attorno al 20 di maggio di solito le nostre famiglie sono pronte per il loro primo melario. Questo viene inserito prima che abbiano completato del tutto i dodici telaini del nido. Abbiamo verificato che se il posizionamento dei melari viene ritardato fino al momento in cui sia coperta l’intera serie di telaini, prima della fine del mese si manifestano segnali di sciamatura.
D’altro canto, se il primo melario viene posizionato non appena la famiglia ricopre per intero nove telaini, l’accrescimento avverrà senza alcuna interruzione.
Per quasi vent’anni non abbiamo fatto uso di escludiregina. Abbiamo tuttavia concluso che i vantaggi offerti dalla sua mancanza erano di gran lunga inferiori agli svantaggi. Escludiregina in filo di ferro di costruzione robusta, come quelli che usiamo oggi, non impediscono alle api di accedere ai melari, né interferiscono in alcun modo, come invece avveniva quando si usavano i vecchi escluditori in zinco.

(…)

L’ispezione settimanale durante il periodo della sciamatura coincide con il flusso nettarifero principale. Essa fornisce anche un’opportunità per aggiungere, là dove si ritenga che siano necessari, dei melari supplementari.
Raramente noi disponiamo di una riserva di favi costruiti, e i melari sono per lo più - in alcuni anni lo sono interamente – di fogli cerei. Di conseguenza questi vengono sempre aggiunti sopra a quelli che sono già in posizione, perché in questo punto la costruzione dei favi viene completata con maggior speditezza, spesso, quando vi sia un buon flusso nettarifero,nel giro di poche ore. Aggiungendoli nella parte superiore si evitano grandi spostamenti, e il disturbo causato alla famiglia è poco o nullo. Inoltre, se le condizioni meteorologiche dovessero inaspettatamente peggiorare, non si avrebbe alcun danno. D’altro canto, durante un flusso nettarifero intenso, sarà necessaria un’ispezione supplementare ai melari, durante la quale una rapida occhiata, sollevando semplicemente il coprifavo, in un istante rivelerà se c’è bisogno di maggior spazio di immagazzinamento. Verso la fine del flusso nettarifero, nel momento in cui viene fatta l’ultima ispezione settimanale, il melario riempito solo in parte verrà posto vicino all’escludiregina, quelli pieni nella parte superiore. Ciò permetterà di rimuovere i melari pieni senza ulteriore disturbo. Inoltre, verso la fine del flusso, le api tendono a immagazzinare il nettare in arrivo vicino al nido.

Da Apicoltura all’Abbazia di Buckfast, 1975frecciatornasu