Mieli d'Italia

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R.O.B. Manley (1888-1978)

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rob manleyfrecciatornaindietroE' stato forse il maggiore apicoltore professionista nella storia dell’apicoltura inglese. Nel 1915 adottò il modello di arnia Dadant, facendo dell’apicoltura la sua professione. Fu sempre critico verso i metodi di apicoltura inglesi, secondo i quali “si trova sempre una scusa per stare addosso alle api”, “tormentando le povere creature da marzo all’inverno”, e verso le popolari arnie inglesi “WBC” che considerava buone solo per hobbisti. Adottò le api ligustiche, perché più prolifiche e gestibili dell’ape nera inglese. Autore di alcuni libri, “Apicoltura nelle isole britanniche” (1936), seguito da “Allevare le api” (1946) e “Apicoltura in Inghilterra” (1948), il più completo.

Escudiregina
Quello che servono sono melari con favi già costruiti. Bisogna darli a ogni colonia forte e porli sopra a un escludiregina. Ma quando non si abbiano favi costruiti, occorre dare dei telai col foglio cereo, e in questo caso è meglio metterli senza escludiregina, finchè le api non siano avanti nella costruzione dei favi. A quel punto si può mettere l’escludiregina. Quando lo fai, non dimenticarti di permettere ai fuchi che fossero rimasti intrappolati, di volare via alla prossima visita. Se no, si può fare un buco sulla parete del melario, per lasciarli uscire di lì. Alcuni apicoltori sostengono che l’uso degli escludiregina non è necessario; ma non riesco a immaginare come possano fare senza.

La famiglia Dadant, in America, asserisce di non aver trovato nessuna utilità per questo dispositivo; sostengono che da loro le regine raramente abbandonano il nido. Sembrano suggerire che questo dipenda dall’uso dell’arnia Dadant Modificata; ho usato Dadant Modificate per molti anni, e mai mi è successo di togliere un escludiregina senza che la regina salisse a melario e lo riempisse di covata, ci rimanesse, e abbandonasse il nido deputato alla covata. La mia esperienza è che quando una colonia occupa i telaini di uno o due melari, non importa se siano costruiti di fresco o no, eccetto durante flussi nettariferi intensi e prolungati, ogni piano verrà presto occupato dalla regina, con una frequente eccezione: il più basso, cioè il nido vero e proprio.

Perciò uso l’escludiregina su ogni colonia a cui ho messo il melario, che serva come scorta o per estrarre il miele, e trovo che sia un bel vantaggio. Qualche anno fa ho fatto molta attenzione a questo aspetto, paragonando i risultati del lavoro stagionale in melari dotati di escludiregina e melari senza restrizioni. Ho lavorato, in un grosso apiario, metà in un modo e metà nell’altro e il risultato è stato tale da non lasciami alcun dubbio sul valore dell’escludiregina. Quelle colonie le cui regine erano confinate nel nido hanno reso molto più delle altre. Il raccolto è stato molto maggiore, e l’essersi tolti la preoccupazione di avere covata nei melari al momento del raccolto è stato impressionante.

Si dice spesso che l’uso dell’escludiregina porti alla sciamatura. E’ possibile, non saprei dirlo. Ma non penso che aggravi seriamente l’impulso alla sciamatura, perché in certe stagioni la sciamatura è un problema da poco nei nostri apiari, e usiamo regolarmente l’escludiregina. In ogni caso, per come la vedo io, l’utilità di questo dispositivo supera qualsiasi possibile svantaggio, tanto da farmene raccomandare fortemente l’uso, sempre e per qualsiasi tipo di apicoltore.

Da Bee-Keeping in Britain, London 1948 (traduzione di Paolo Faccioli)
 
Mettere il secondo melario
D’estate è necessario tenere ben fornite di melari tutte le colonie che lavorano a produrre miele. Appena il primo melario è ben occupato dalle api, mettetegliene sopra un altro . Il mio consiglio è di collocare ogni melario di cui c’è bisogno al di sopra di tutto il resto. Credo sia un errore mettere melari vuoti sotto a quelli pieni o parzialmente pieni. Io metto sempre i melari sopra e consiglio gli altri di fare lo stesso. Quasi tutti i manuali di apicoltura pubblicati in Inghilterra suggeriscono di sovrappore i melari non uno dopo l’altro fino all’ultimo, ma in diversi ordini. Penso che l’idea dietro a questo modo di procedere sia di tendere a scoraggiare la sciamatura e anche,creando uno spazio vuoto nel mezzo di settori riempiti, di incoraggiare le api a riempirli più in fretta di quanto avrebbero fatto altrimenti. E’ un errore totale. Le api immagazzineranno il miele più velocemente che possono durante un flusso nettarifero, purchè abbiano abbondanza di spazio in cui farlo, e secondo me piazzargli dei telai vuoti sotto a quelli parzialmente pieni le scoraggia soltanto.

Funzionerebbe bene, senza dubbio, in climi più caldi del nostro, e anche nelle estati calde che ogni caldo capita anche a noi di avere; ma in una estate media inglese penso che mettere i melari sopra sia da preferire.

Il problema da noi in Inghilterra è che le nostre estati sono troppo spesso fredde e ventose e i flussi molto poco affidabili. Non possiamo fare mai molto più che provare a indovinare quando le api saranno in grado di produrre miele; ma quando saranno in grado, lo faranno. Per parte mia, penso che meno i favi di una colonia verranno spostati in giro, meglio è possibile che si comporti una colonia; ma naturalmente ci sono momenti in cui vale la pena di fare qualche manipolazione del nido: ma penso che questo lo possa giudicare solo qualcuno che abbia esperienza: un principiante tenderà a strafare e a incasinare tutto.Le api non hanno bisogno di nessuno che insegni loro come raccogliere miele o costruire favi, e il principiante farà bene a farselo insegnare da loro, piuttosto che l’inverso. Il povero S.H. Smith soleva dire: “Fattelo spiegare dalle api”. Era un buon consiglio.

Da Bee-Keeping in Britain, London 1948 (traduzione di Paolo Faccioli)frecciatornasu