Mieli d'Italia

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C.C. Miller (1831-1920)

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Nato in un villaggio vicino a Pittsburg, negli Stati Uniti, iniziò gli studi di medicina ma li interruppe perché “troppo delicato di salute per prendersi cura di altri”; divenne insegnante di musica e nel 1861 cominciò a tenere le prime api come hobbista. Dal 1878 l’apicoltura divenne la sua sola attività. Adottò l’arnia Langstroth e per lo più andò utilizzando api ibride. Seguendo un percorso originale, ricco di esperimenti e innovazioni, contribuì allo sviluppo della conoscenza e della tecnica apistica, condividendo le sue esperienze su libri e riviste. Prendono il suo nome un semplice metodo per allevare celle reali e un metodo (detto anche “del foglio di giornale”) per riunire due famiglie. Il suo libro più conosciuto è “Cinquant’anni con le api”, pubblicato nel 1911. Il grande apicoltore E.R. Root nel tributo che scrisse per la sua morte lo chiamò “il Dottore”, “il grande vecchio dell’apicoltura” ,“il Saggio di Marengo”.

 

PREVENZIONE DELLA SCIAMATURA

Non mi piace proprio questo titolo: può dare l’impressione che io abbia un totale successo nel prevenire la sciamatura in modo redditizio, e non sono sicuro di essere arrivato a questo punto. Parlo di prevenire la sciamatura in modo redditizio perché ci può essere un modo di prevenirla che non dà nessun guadagno. Se una colonia predisposta a sciamare dev’essere fatta saltare con la dinamite, probabilmente non sciamerà, ma la sua utilità come istituzione deputata alla raccolta del miele sarà in qualche modo compromessa. La sciamatura può anche essere prevenuta con metodi che possono comportare una quantità di fastidi tale da renderli per nulla redditizi; o può essere prevenuta in modo da avere un effetto molto poco redditizio sul raccolto di miele. Quello che mi preoccupa è che la prevenzione sia redditizia.

Nessuna passione per gli sciami
Ho letto della grande passione che provano gli apicoltori alla vista di uno sciame che prende il volo, le api che roteano vorticosamente in un delirio di euforia, ma sono cose che non mi prendono. Non mi piace la sciamatura. Non mi è mai piaciuta. E non credo che comincerà a piacermi in seguito. Nei miei molti anni di esperienza in apicoltura, penso di non aver guardato a una sciamatura con sentimenti diversi dalla sofferenza, tranne per il primo sciame che mi è capitato.
 
Gli sciami non si comportano bene
Non sono un esperto nell’inarniare sciami. Non si comportano bene con me. Dopo essermi arrampicato su un albero con sofferenza e fatica e aver scosso giù uno sciame in un’arnia collocata proprio sotto, nel punto giusto, lo sciame, invece di entrare con le buone maniere, molto probabilmente volerà indietro ogni volta che viene scosso giù, fino al momento in cui gli verrà l’idea di farmi fare un po’ di esercizio in più scegliendo un altro albero. Ho un prendi-sciami Manum, ma non ricordo di averlo mai usato con successo. Un giorno, mentre cercavo di usarlo, era presente J.T. Calvert, l’energico imprenditore della A.I. Root & Co. Mi ha aiutato lui. Ha fatto delle sue mani un prendi-sciame, e sbattuto le api nel prendisciame con la forza. Ma loro non volevano rimanere “prese” e non rimasero. Perciò, non mi piacciono le sciamature, anche se penso che non abbiano mai veramente interferito coi raccolti.
 
Perché le api sciamano?
Non ho studiato su nessun altro argomento di apicoltura, sperimentato tanti metodi, o avuto così tanti fallimenti più che con la prevenzione della sciamatura. Se sapessi davvero cosa fa sciamare una colonia, sarei in condizioni migliori per prendere delle misure di prevenzione: ma non so tutto quello che c’è da sapere. Certamente so che la mancanza di spazio e la mancanza di ventilazione possono affrettarla, e forse altre cose di quel tipo; ma in fin dei conti c’è una buona quantità di mistero sull’intera faccenda.
 
Ventilazione e spazio
Penso abbia una certa utilità sforzarsi di verificare se le api abbiano spazio per muoversi e sollevare l’alveare su blocchi di qualche centimetro o più. E’ anche una buona cosa allevare regine da ceppi che abbiano poca tendenza alla sciamatura. Davvero, con abbastanza spazio e ventilazione è possibile che le api non sciamino. Qualcuno mi dirà che le api possono sciamare anche con lo spazio di un barile. Certo, ma i favi possono essere in condizioni tali che alla regina mancherà spazio anche in un barile.
 
Cataste non sciamatorie
Per un bel po’ d’anni ho avuto l’abitudine di tenere in ogni apiario due o più colonie i cui alveari servissero da magazzini in cui tenere in deposito telaini di covata o di miele in più, da togliere alla bisogna. Ma spesso non c’era l’occasione e queste cataste crescevano fino a un’altezza di quattro o cinque elementi, con un’immensa potenza di api. Nessuno è mai sciamato. Ma la ventilazione era immensa quanto la forza delle api, perché ogni elemento aveva un ingresso di buone dimensioni, e forse la sovrabbondanza di ventilazione era il segreto del non sciamare.
 
Regine giovani e sciamatura
E’ stato detto che regine allevate nell’anno in corso non sciamano, così un anno ho fornito tutte le colonie di un’apiario di regine giovani, verso l’inizio del raccolto. Non ha funzionato.

Una volta, a una colonia sciamata e ritornata al suo alveare, ho tolto la sua regina e glie ne ho data una che credo avesse cominciato a covare solo da due o tre giorni. Nel giro di tre giorni la regina è volata con lo sciame. Sembrerebbe che è la condizione della colonia sia più determinante che la condizione della regina. C.J.H. Gravenhorst, il compianto editore di Deutsche Illustrierte Bienenzeitung, dice una parola che io credo definitiva sulla questione delle regine giovani e della sciamatura: una colonia non sciamerà con la regina dell’anno in corso se la regina è allevata in questa colonia; se allevata altrove, può sciamare. Perché questa differenza, non lo so. Ma c’è chi ha sostenuto che ci sono eccezioni a questa regola.

Togliere due telai di covata la settimana
Una stagione, ho tenuto otto telai di covata nell’alveare, e ogni settimana o dieci giorni ho tolto due dei telai centrali, sostituendoli con telaini con foglio cereo o favi vuoti. Questo per dare alla regina abbastanza spazio da non desiderare sciamare. Ha funzionato nella maggior parte dei casi, ma ci sono state troppe eccezioni per rendere il metodo affidabile.
 
Togliere tutta la covata
In seguito, ho portato questa pratica al suo limite estremo in un buon numero di casi, togliendo del tutto la covata. Lasciavo però un solo telaino di covata per due o tre giorni, forse una settimana, per paura che le api si scoraggiassero e abbandonassero un alveare interamente vuoto. Questo telaino veniva tolto perché era normale che le api lo usassero per tirare celle reali. E’ anche possibile che non si verifichi una sciamatura nonostante le celle reali.
 
Sciamatura artificiale
Questo metodo è diventato recentemente molto popolare col nome di sciame artificiale, scosso, o spazzolato. Gravenhorst, un tedesco che è un’autorità, l’ha praticato e raccomandato, negli anni 70 del secolo scorso. L. Stachelhausen ha seriamente raccomandato questo metodo nel nostro paese e E.R. Root, l’editore di Gleanings in Bee Culture l’ha adottato con grande entusiasmo. Probabilmente molti ci sono arrivati da soli, perché viene da sé che togliere tutta la covata lascia una colonia nello stato che avrebbe se fosse sciamata; e nella pratica molti di quelli che hanno provato il metodo hanno riscontrato che le api non hanno più tendenza a sciamare che dopo una sciamatura naturale.
pesando le famiglie
 
Sciamatura artificiale versus sciamatura naturale
Molti hanno trovato questo metodo un miglioramento pratico rispetto alla sciamatura naturale. Un grande vantaggio è sufficiente a raccomandarlo: l’apicoltore è padrone della situazione e non dipende dai capricci delle api rispetto a quando vogliano sciamare, un’inestimabile vantaggio per coloro che hanno apiari lontani e per chiunque non abbia voglia di sobbarcarsi il problema di tenere d’occhio gli sciami.

Dà anche all’apicoltore il controllo su quante api debbano rimanere con lo sciame. Nella sciamatura naturale ci possono essere troppo poche api che vanno con lo sciame, con un effetto positivo sull’inarniamento, mentre   ne possono rimanere troppo poche nella colonia madre per sperare in un buon lavoro, con la possibilità che se è forte dia origine a successive divisioni in sciami secondari. Nel caso di uno sciame artificiale, tutte le api possono essere lasciate al vecchio posto eccetto quelle appena sufficienti per prendersi cura della covata asportata. Questa covata può essere collocata in un nuovo posto, e con l’aggiunta di una regina o di una cella reale può essere lasciata a intraprendere la sua carriera di colonia indipendente.

Scuotere via tutte le api
Oppure lo sciame artificiale può essere reso ancora più forte lasciandogli tutte le api e distribuendo la covata a nuclei, colonie deboli, o dove risulterà meglio. In nessun caso, tuttavia, sarà prudente seguire il consiglio di alcuni di mettere la covata in una nuova postazione completamente senza api, fidandosi che il   clima tiepido faccia sfarfallare le giovani api abbastanza in fretta che possano prendersi cura della covata. Se una tale colonia, volendo chiamarla colonia, non cadesse preda del saccheggio, ci sarebbe comunque una grossa perdita di covata per fame o per raffreddamento.
 
Non fare sciamature artificiali finchè non sono iniziate a comparire celle reali
In nessun caso ho messo in atto sciamature artificiali se non dopo aver riscontrato, dalla presenza di celle reali, che le api intendevano sciamare. Alla lunga, sarebbe meno brigoso (supponendo che tutte andranno a sciamare prima o poi) svolgere il lavoro al momento più conveniente, senza aspettare che siano le api a prendere l’iniziativa. Perché le condizioni, in certe località, potrebbero essere davvero tali che aspettare le celle reali equivarrebbe a un danno. Ma i raccolti qui sono tali che di solito è meglio avere un ritardo della sciamatura. In più, un bel po’ delle mie colonie, lasciate a se stesse, passerebbero l’intera stagione senza provare a sciamare, e queste sono proprio le colonie che danno i risultati migliori. Una sciamatura artificiale praticata su di esse sarebbe una pura perdita.
 
Svantaggi della sciamatura artificiale
Con tutti i vantaggi che può avere la sciamatura artificiale su quella naturale, lascia comunque qualcosa da desiderare. Come ho già detto, le colonie che mantengono intatta la loro forza nel corso dell’intera stagione sono quelle che danno i migliori risultati. E’ vero che nella sciamatura artificiale l’intera forza di una colonia può essere lasciata nel posto originario, ma ci sono migliaia di potenziali api nella covata asportata. Se porti via quella covata oggi, stai portando via le api di domani, e dei venti giorni a venire.

“Ma le api che sfarfallano domani non sfarfallano come bottinatrici e non saranno bottinatrici finchè non hanno almeno sedici giorni. Se il raccolto termina in sedici giorni, questi potenziali rinforzi non saranno altro che una massa di inutili consumatori”. Mentre la prima parte della tua frase può essere giusta, non potrei dire lo stesso per la seconda.

Le api fanno quello di cui c’è più bisogno
Mentre le api che sfarfallano domani potrebbero non uscire a bottinare per sedici giorni, cominciano a svolgere le mansioni casalinghe fin dalla tenera età, mansioni che sarebbero dovute essere svolte da api più vecchie se questa covata fosse stata asportata. Appena una di queste giovani api è pronta per le mansioni domestiche, prende il posto di un’ape più vecchia, che può andare ora a bottinare. So bene che, come regola generale, i lavori dei diversi settori sono svolti da api di età diverse, ma so anche che le api si adattano alle circostanze. Ho visto api di cinque giorni trasportare polline perché non c’erano api più vecchie per svolgere quel compito; e sappiamo tutti che all’inizio di primavera la funzione di nutrici e le mansioni casalinghe sono svolte da api vecchie di alcuni mesi.

Perciò è ragionevole credere che almeno in una certa misura saranno le necessità immediate, più che una questione di età, a decidere quale compito le api dovranno svolgere; e la conclusione logica che ne deriva è che più grande è la forza delle api in un alveare, più miele sarà immagazzinato anche se un buon numero di api sono giovanissime.

Senza essere in grado di dare una ragione soddisfacente, sono anche convinto che venga svolto un lavoro migliore se alle api è permesso di allevare covata a loro piacimento; e che alla chiusura del raccolto, spontaneamente, riducono il lavoro in quella direzione.

La non-sciamatura è meglio di quella artificiale
Mentre non sono secondo a nessuno nel mio apprezzamento della sciamatura artificiale rispetto a quella naturale, credo che i vantaggi di qualunque tipo di non-sciamatura sulla sciamatura artificiale siano altrettanto grandi che i vantaggi della sciamatura artificiale su quellanaturale.

Perciò nessuno può farmi una colpa, se invece di assestarmi contento nella sciamatura artificiale, continuo a correr dietro a quello che per molti è un miraggio, la non-sciamatura.

(…)

Colonie che non hanno bisogno di esser tenute d’occhio
Nello sforzo impiegato per risolvere il problema della sciamatura, ci sono alcune cose su cui si può contare con un buon livello di certezza. Uno sciame che sia stato accasato in un alveare vuoto in questa stagione, non produrrà una sciamatura questo stesso anno, con rare eccezioni. Ugualmente è al riparo dalla sciamatura una colonia la cui regina sia stata tolta permettendo alla colonia stessa di allevarne una nuova, posto che sia permesso a una sola regina di completare il suo ciclo. Anche una colonia tenuta orfana per 10 giorni e in cui viene introdotta una regina allevata questo stesso anno. Colonie che non ricadono in questi casi avranno bisogno di essere tenute d’occhio finchè le api non hanno smesso di costruire celle.
 
Cercare celle reali
Il nostro metodo prevede di passare ogni colonia una volta ogni circa dieci giorni per cercare le celle reali. Dico circa perché non sempre è possibile essere precisi. Può succedere che un giorno o due giorni in successione piova, e allora i dieci giorni diventano undici o dodici. O che, in previsione di qualche contrattempo, pensiamo che sia meglio stringere da dieci a nove giorni o meno.

Supponiamo di esaminare una certa colonia trovando al massimo qualche cella con il solo uovo. Al prossimo giro può essere nella stessa situazione, e andare avanti così per tutta la stagione. In quel caso non c’è altro da fare con quella colonia, al di là di un’ispezione ogni dieci giorni, se non lasciarla in pace ed essere grati. Casi come questo non si verificano con la frequenza che vorrei, ma penso che siano in aumento.

(…)

Indirizzarsi verso la non-sciamatura
Certo non è un lavoro da poco esaminare tutte le colonie ogni dieci giorni fino al momento di un’intervento, e penso che un intervento (…) fatto a tutte le colonie all’inizio del raccolto possa funzionare, che si trovino larve nelle celle reali oppure no. Ma ci sono colonie che per tutta la stagione non avranno larve nelle celle. Magari si troverà un uovo o più nelle celle reali, a ogni visita successiva; magari si troveranno delle uova durante una visita, e nessuno in quelle successive. E proprio quelle colonie che non danno mai inizio a celle reali o che sono recettive agli interventi, sono quelle che più probabilmente daranno raccolti da record. Interferire col loro lavoro, anche per una settimana in modo leggero, non è desiderabile. C’è anche un’altra importante ragione nel permettere a ogni colonia che ha questa inclinazione di passare tutta la stagione senza nessun intervento per la sciamatura e nessuna interferenza. Sto cercando di lavorare almeno un po’ in direzione di ceppi d’api con poca tendenza alla sciamatura, e se tutte le colonie ricevessero un intervento preventivo come farei a sapere quali siano questi individui non sciamatori da cui fare allevamento? Va tenuta una registrazione.

(…)

Eliminare le celle: un lavoro scrupoloso
Qualcuno ha detto che se non si trovano celle su un telaino o due, estratti dal centro dell’alveare, non c’è bisogno di guardare oltre. Non c’è lavoro trasandato che paghi. Ogni telaino dell’alveare dev’essere esaminato accuratamente. E’ possibile non trovare nessuna cella nell’alveare, se non nell’ultimo telaino estratto. E nemmeno può funzionare esaminare i telaini con tutte le api sopra. Le api devono essere scosse via, così che le celle possano essere facilmente identificate. Se all’esame precedente erano state eliminate uova o celle, o se per qualche ragione si sospetta che la colonia corra il rischio di sciamare, allora si deve trovare per prima cosa la regina, e, col telaino su cui si trova, collocarla in un alveare vuoto messo li vicino, prima di scuotere tutte le api dai telaini. Se si scuotono i telaini prima, è difficile trovare la regina.

(traduzione di Paolo Faccioli)frecciatornasu