Mieli d'Italia

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Trovare la regina

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Lavorare con ordine e metodofrecciatornaindietro
Una leggenda che circola tra gli apicoltori è che, quando si ispeziona un apiario intero, si tenda a trovare le regine più o meno tutte nella stessa posizione all’interno dell’arnia (nei primi telaini a sinistra, o in quelli centrali, o in quelli a destra). Non è così, ma partire da questa ipotesi dà regolarità ordine al lavoro. Regolarità, metodicità sono il substrato che rende un po’ più possibile trovare facilmente le regine. Quando è sera e il buio si approssima; quando le api si cominciano a innervosire; quando gli occhi sono stanchi e il corpo risente del lavoro di tutta la giornata, è più difficile trovare le regine.; ci mancherebbero solo quelle ultime tre o quattro arnie per finire l’apiario, e se diventiamo pessimisti e amari, l’impresa diventa veramente difficile. Se potessimo ritrovare un po’ della freschezza, della calma, del passo regolare e vigoroso con cui abbiamo iniziato al mattino! Ecco perché anche la leggenda aiuta : “da che parte le stavi trovando?” ci domandiamo l’un ‘altro, e cominciamo a ispezionare, concentrati e in allerta, dalla parte sperata e, se non la troviamo subito, procediamo trepidanti, mentre cresce l’ aspettativa che da un attimo all’altro debba apparire. Se invece stiamo iniziando dalla parte dove crediamo ci sia meno speranza, magari guarderemo con minore attenzione i primi telaini, perché presupponiamo di sapere dov’è, e li accantoniamo senza vederla.
 
Muoversi silenziosi e furtivi
Secondo atteggiamento utile: fare in modo che le api non si accorgano quasi della nostra presenza. Muoversi silenziosi e furtivi, con pochi soffici sbuffi di fumo, fa sì che l’ attività della famiglia non venga sconvolta e la sua attenzione convogliata su di noi. Sarà allora più facile notare la regina circondata dalla sua corte, o che si sposta tranquilla perché non l’abbiamo spaventata. A meno che la regina, proprio in quel momento, non abbia l’addome immerso in una cella per deporre un uovo e solo la testa stia emergendo. O che stia ispezionando con le antenne il fondo della cella e sia allora la sola punta dell’addome a emergere, rendendola per un brevissimo tempo invisibile. Se sarà mattina presto o il cielo è coperto, ci saranno molte più api all’interno. Allora, si possono “spalmare” delicatamente con la leva gli strati di api in modo da rivelare la regina che a volte è nascosta sotto. Man mano che il sole si alza nel cielo, le bottinatrici svuotano l’arnia, e sarà più facile trovare la regina.
 
Figura 1 Figura 2
 
In quanti modo si può usare lo sguardo
Può capitare, quando si estrae un telaino per osservarlo, di cogliere a colpo d’occhio una regina su una delle pareti visibili dei telaini rimasti nell’arnia, nel momento in cui lo sguardo si è spostato per un istante verso il basso. La sua dimensione, la sua luminosità, la sua diversità ce l’hanno rivelata. E’possibile dedicare intenzionalmente ogni volta un secondo o due a questa attenzione. Questo ci porta a interrogarci su come facciamo a osservare il favo con maggiori probabilità di successo. Ad alcuni può essere utile non mettere a fuoco la vista, lasciando la pupilla rilassata e lo sguardo a 180° e includere la superficie del favo, lasciando che la “differenza” della regina si riveli. Altri saranno più portati a “scansionare” metodicamente la superficie del favo. Altri useranno entrambi i procedimenti, magari uno all’atto dell’estrazione del telaino, contando sull’intuizione veloce e passando successivamente al metodo opposto.
 
Non avere pregiudizi
Altro atteggiamento utile: non avere pregiudizi su dove “dovrebbe” trovarsi la regina. Certo, “dovrebbe” trovarsi sui telaini di uova e di giovani larve. Invece a volte è proprio sulle sponde estreme piene di solo miele, dove “non dovrebbe” trovarsi, se non addirittura sulle pareti laterali. Soprattutto (ma non solamente) in giornate molto calde e secche, così come all’approssimarsi della sciamatura, è facile che sia proprio sui telaini di sponda. Così come è ovvio che possa trovarsi su qualunque telaio, anche di covata completamente opercolata senza spazi dove possa covare, visto che si sposta all’interno dell’alveare. Capita tante volte, dopo aver svuotato l’arnia dai telaini e aver inutilmente esplorato anche all’interno, di guardare fuori dal portichetto e di trovarla lì, probabilmente infastidita dal trambusto provocato dall’ esplorazione. Il peggio è quando non è né fuori né dentro, ma proprio sulla soglia; allora aiuta un leggero sbuffo di fumo. Uno dei suoi nascondigli più geniali è lo spazio tra il bordo inferiore del favo di cera e la stecca inferiore del telaino. Quante , mentre si volta e rivolta il telaino, lei rimane nascosta lì!
 
Dove appoggiare i telaini
Dove appoggiare i telaini, nel frattempo (magari prima di una seconda passata)? Dove si vuole (se non c’è aria di saccheggio). Io preferisco appoggiarli per terra uno dopo l’altro, il primo appoggiato all’arnia, gli altri di seguito uno all’altro, a fisarmonica: ma molti principianti che mi imitano finiscono per urtarne qualcuno facendoli cadere uno sull’altro, schiacciando le api. Anche un’arnia “di servizio” può essere utile, ma la regina può spostarsi sulle pareti o cambiare di telaino. Il sistema migliore che ho usato è stato un vecchio banco di scuola a cui ho tolto la tavola in legno lasciando l’intelaiatura in ferro: superiormente era costituita da un rettangolo in cui i telaini entravano perfettamente e potevano essere appesi lì a una sufficiente distanza perché la regina non passasse da uno all’altro e perché le api non provassero ad arrampicarsi da qualche parte, allontanandosi. Certo, se mi imbattessi in api che non sanno “tenere il favo” (evito di avere api simili!), non appoggerei mai il telaino per terra: in breve lo troverei vuoto, con le api (e forse la regina) che circolano sotto l’arnia o nell’erba. Così come non lo farei comunque in terreni dove l’erba è alta (utilizzerei un coperchio rovesciato a cui appoggiare la parte rimasta in basso dei telaini). Quando si tengono i telaini fuori dall’arnia, spesso la regina si sposta nella parte non esposta alla luce solare, ed è lì che la cerco per prima se sono costretto a una seconda passata. Una terza non me la concedo mai, piuttosto richiudo tutto e lascio che la famiglia si riassesti, per ripassarci più tardi, quando ho finito con le altre arnie. Raramente, può succedere che una regina si sia spostata sul terreno. Se ho questo sospetto, prima di lasciare l’apiario guardo attentamente il terreno circostante. Mi è accaduto varie volte di ritrovarla grazie al grappoletto d’api che, attratte dal feromone reale, si forma intorno a lei.
 
Lavorare con regine marcate
La marcatura colorata sul corsaletto, oltre a permettere di riconoscere l’età della regina (secondo la convenzione per cui al giallo, verde, rosso, blu, e bianco è abbinata una coppia di anni) è sicuramente utile a trovarla più facilmente. Si può però provare a effettuare l’ispezione senza contare su questo aiuto. Il lavoro diventa più facile e, soprattutto nel caso la regina sia stata sostituita dalle api, non si rischia di perder tempo a cercare una macchiolina colorata che non c’è.
 
Figura 3Quando è più difficile trovare una regina
E questo ci porta ai casi dove è più difficile trovare una regina. In una famiglia in sciamatura la regina, tenuta a dieta dalle api, diventa più sottile e spesso interrompe la deposizione. In questo caso, se cioè vedo un’abbondanza di celle reali allungate, non posso aspettarmi di trovare una regina che assomigli a quella di un mese fa: sarà più piccola e anche molto più mobile sul favo perché è pronta a sciamare. Se invece vedo solo poche (due-quattro) celle reali, è probabile che non si tratti di sciamatura, ma di sostituzione. In questo caso la regina non me la dovrò aspettare assottigliata e mobile ma, piuttosto, vecchia (e cioè lucida, con ali leggermente sfrangiate, molto lenta). Se una di queste poche celle appare schiusa (con un foro circolare sul fondo), potrebbero esserci due regine, la vecchia e la nuova, che probabilmente è ancora vergine: a volte, nei casi di sostituzione, c’è un periodo di convivenza di due regine, e magari una ha la marcatura sul corsaletto e l’altra no. A un certo punto la vecchia viene eliminata. Trovare una vergine è difficile, perché ha dimensioni più piccole di una regina che depone, ed è molto eccitabile. Potrebbe persino volare mentre guardiamo il telaino, se non sono sufficientemente delicato e furtivo. In genere è più facile trovarla sui telai di sponda che su quelli di covata. Inoltre è sempre possibile, nelle ore centrali della giornata, non trovarla perché è uscita per un volo di orientamento o per il volo di fecondazione. A volte si trova una bella famiglia piena d’api, che o è senza covata, o con dei residui di covata opercolata. In questi casi, prima di provare a cercare un’eventuale regina, è utile prestare attenzione al comportamento e al suono emesso dalle api. Se è un ronzio diverso dal solito, come il soffio lamentoso del vento, e le api sono irrequiete e si muovono disordinatamente, è possibile che la famiglia sia orfana. Altrimenti, se la famiglia appare calma e compatta, andrò circospetto in cerca di una vergine. Se poi non la trovassi e volessi sciogliere il dubbio, introdurrei un telaino di giovani larve. Se dopo due giorni non appare nessuna formazione di celle reali, vuol dire che una vergine c’era e che devo solo aver pazienza che si fecondi, e comincino ad apparire le uova.
 
L’ultima spiaggia
Immaginiamo, infine, una situazione in cui dobbiamo assolutamente trovare la regina, ma i primi tentativi siano stati infruttuosi. Perché dovremmo trovarla assolutamente? Per esempio perché vogliamo cambiarla con una migliore, oppure perché vogliamo “salassare” di telai di covata la famiglia per prevenire la sciamatura, e non vorremmo portare via anche lei. L’”ultima spiaggia” allora consiste nel “setacciare” le api con l’aiuto di una griglia escludiregina. Basta avere un’arnia con qualche telaino perché le api possano aggrapparsi, un escludi regina posto sopra, e un melario semplice o doppio a arginare lateralmente le api che scrollerò vigorosamente sulla griglia. Le api scenderanno, con l’aiuto di qualche sbuffo di fumo, finchè comparirà la regina. E’ un metodo che certamente crea un certo trambusto, a meno che le api non siano di una razza particolarmente docile. Se si usa questa tecnica per formare nuovi nuclei, è difficile quantificare bene le api che effettivamente entrano nel cassettino, e il trambusto è ancora maggiore.
 
Figura 4 Figura 4 bis Figura 4 ter

(da un contributo originale di Paolo Faccioli)frecciatornasu