Mieli d'Italia

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Come scegliere un posto per le api (stanziale)

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Ricchezza di sorgenti nettariferefrecciatornaindietro
La prima caratteristica che ci si deve assicurare di avere, in una postazione stanziale, è la presenza di fonti nettarifere sufficienti. Immagine 1A volte questa presenza è evidente, a volte lo sguardo umano non basta a definirla, si può scegliere di far decidere alle api. Non basterà un’unica stagione, perché le stagioni si susseguono diverse e la situazione può cambiare in modo significativo col passare degli anni. Può cambiare anche con l’aumentare degli alveari presenti. E’ raro comunque trovare una postazione stanziale che abbia una scalarità di fonti nettarifere per tutta la primavera e l’estate (anche perché ogni annata può avere momenti critici diversi rispetto alla precedente), ed è qui che un apicoltore principiante può cominciare a prevedere, per il futuro, qualche spostamento temporaneo su fioriture più specializzate, magari meno durature nel tempo.
 
Piantare piante per le api?
Piantare piante, arbusti, piccoli appezzamenti di fiori può servire? Nel 1987 Raffaele Bozzi (sulla rivista Apitalian. 5/87) si era cimentato col problema, facendo un po’ di conti, e aveva concluso che “nessun genere di coltivazione agricola a uso esclusivo apistico permetterà all’apicoltore di recuperare in miele quanto ha dovuto investire in lavorazione del terreno, concimatura, acquisto sementi, eventuali lavorazioni successive, tasse ed oneri vari”. A meno che apicoltore e agricoltore siano la stessa persona e la coltivazione agricola determini di per sé un guadagno (meglio ancora se questa coltivazione sia di quelle che possano essere incrementate proprio dall’attività impollinatrice delle api). E a meno che in una certa zona non si verifichino dei periodi di forte carenza di risorse tale da creare stress alimentare per le api. Il cambiamento climatico in corso e l’impoverimento ambientale rendono sempre più possibile questa eventualità, inducendo a piantare fiori e arbusti di interesse apistico in ogni pezzo di terra libero.
 
“Sostenibilità” degli alveari su un territorio
La grandezza di un apiario è strettamente intrecciata alle risorse disponibili. Quando si trasportano gli alveari in zone vocate per una fioriture da miele, il problema non sembrerebbe sussistere mai, per quanto fitta di nomadisti, arrivati da ogni dove, sia la zona. Ci sono però apicoltori professionisti che dislocano i carichi del loro camion, anche in zone vocate, a gruppi di una ventina di alveari:questo perché tutti gli alveari che un camion trasporta non partano dello stesso centro di un cerchio ideale di bottinatura. Questo per il miele. Per il polline è un altro discorso. Un fiore di acacia a cui venga succhiato il nettare, lo produce di nuovo. Quindi, più ci sono api, più il fiore produce nettare. Naturalmente questo è valido entro una certa misura: se le api sono troppe, sono troppe. Ma, alle stesse condizioni, nel caso del polline, le piante non ne daranno un grammo di più di quello che già danno.
La presenza di altri alveari o apiari nelle vicinanze è importante anche in relazione alla possibile trasmissione di malattie. Chi sono questi vicini? Vale la pena di informarsi se sono più bravi di noi o sono solo semplici “proprietari di alveari” senz’arte né parte: ci sono apicoltori che hanno stentato a decollare proprio per la presenza di un vicinato disastroso.Immagine 2
 
Non alimentare la controversia con gli apicoltori nomadi
Molti apicoltori stanziali che hanno il loro apiario in zone frequentate da nomadisti, tendono a sviluppare verso di loro risentimento e ostilità. E’ una controversia ormai antica, che in certe zone d’Itlia ha dato origine a faide, dispetti, vendette. Meglio invece, per un apicoltore stanziale, “adottare” un nomadista, che di solito occupa una zona solo per qualche fioritura importante. Di solito è un apicoltore esperto e può essere una fonte di buoni consigli e di qualche aiuto coi suoi mezzi più tecnologici, in cambio magari di una sorveglianza sui suoi alveari o sull’andamento del raccolto.
 
Clima, la natura del posto e l’esposizione degli alveari (un consiglio di duemila anni fa)
“La collocazione ideale è inun luogo esposto a mezzogiorno anche d’inverno, fuori dal passaggio e dalla ressa degli uomini e degli animali e che non sia né caldo né freddo (infatti l’uno e l’altro eccesso fa male alle api). Il posto sia in fondo a una valletta, così che quando le api escono a fare provviste, essendo ancora leggere, sia loro più facile volare verso le zone più alte e poi, raccolto quanto basta, possano rientrare col peso senza troppa fatica…Quindi, se si può, acqua sorgiva scorra nei pressi, altrimenti si usi acqua di pozzo… Sia che si faccia passare nell’apiario acqua corrente oppure di pozzo per mezzo di canali, si formino sopra di essa come degli argini con rami o sassi a uso delle api. Attorno all’apiario occorre poi piantare arbusti di piccola crescita, soprattutto per le loro qualità curative…”Questa è la descrizione di una postazione ideale fatta nel primo secolo dopo Cristo da un agronomo spagnolo che si interessava di api: Columella.
 
Duemila anni dopo
Vediamo cosa c’è da aggiungere, duemila anni dopo: che vanno preferiti posti non battuti dal vento, che raffredda gli alveari e disturba il volo delleImmagine 3 bottinatrici, oltre a prosciugare i fiori dal nettare; che va fatta attenzione al tempo di esposizione ai raggi solari (alla loro inclinazione ha già pensato Columella), che è meglio evitare affossamenti in cui d’inverno ristagna l’umidità, nociva per le api; che se siamo costretti a preferire una certa postazione,magari perché è la più vicina a casa o l’unica disponibile, dobbiamo aiutare noi a stemperare gli estremi climatici: collocando spessori per staccare il tetto di lamiera dal coprifavo, sia per il caldo che per il freddo; coibentando se necessario (è importante soprattutto quando la regina a fine inverno riprende la deposizione e le api devono scaldare la covata). Possiamo coibentare sotto il tetto di lamiera o, nel caso di arniette portasciami, accorpandoli a gruppi, uno aderente all’altro, in un unico blocco perché si scaldino l’un l’altro. Per il caldo possiamo eventualmente ovviare con una rete ombreggiante o una tettoia di canne (solo se è davvero torrido), ma soprattutto assicurandoci la presenza di acqua. Per il vento, possiamo installare dei frangivento, ma è veramente preferibile non averne bisogno. Se è soprattutto l’inverno che ci preoccupa, un terreno scosceso riflette meglio i raggi del sole (ma attenzione poi all’accessibilità!) e anche un muro o una costruzione posti dietro agli alveari (ma attenzione a chi frequenta quella costruzione!).
 
Orientamento
Altro aspetto fondamentale è l’orientamento delle api. E’ importante che tutte tornino alla loro arnia d’origine e che non si accumulino in quelle laterali di una fila, spopolando le altre, perché questo creerebbe squilibri. Le api tendono a farlo, soprattutto le nostre api italiane, e i colori diversi con cui le arnie sono dipinte non bastano, è più importante la posizione e l’orientamento. Vanno evitate le file dritte e preferite quelle a semicerchio, a cerchio, a ferro di cavallo o a “L”.Oppure una dislocazione a intervalli irregolari, col maggior numero possibile di punti di riferimento (piante, arbusti, rocce, ecc.).
 
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Rispettare la normativa sulle distanze
Quando si posizionano apiari bisogna rispettare distanze stabilite da confini, strade, ferrovie, abitazioni ed edifici. L'art. 8 della Legge Nazionale 313/2004 (istituendo l’art. 896-bis del codice civile relativo alle distanze minime per gli apiari) stabilisce che: “gli apiari devono essere collocati a non meno di 10 metri da strade di pubblico transito e a non meno di 5 metri dai confini di proprietà pubbliche o private. Il rispetto di queste distanze non è obbligatorio se fra gli apiari e i luoghi precedentemente indicati esistono dislivelli di almeno 2 metri o se sono interposti, senza interruzioni, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio di api. Tali ripari devono avere una altezza di almeno 2 metri; sono comunque fatti salvi gli accordi fra le parti interessate. Nel caso inoltre di presenza di impianti saccariferi, la distanza minima di rispetto fra gli apiari e questi luoghi di produzione deve essere di 1 chilometro”.
Queste distanze di norma sono regolamentate anche da disposizioni o leggi regionali e alcune volte anche da regolamenti locali o comunali, su cui bisogna prendere informazioni localmente. Al di là dell’aspetto normativo, è importante sapere che le api non devono infastidire nessuno e che a volte, nonostante siamo nel pieno dei nostri diritti, non ci conviene sfidare la sensibilità o il senso di allarme dei vicini. Un vasetto di miele può essere utile a dirimere le controversie meno aspre.
 
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Altri tipi di apiari
Abbiamo parlato finora soprattutto di apiario stanziale. Ci sono tuttavia tanti altri tipi di apiari “specializzati”, che possono suggerire al principiante alternative per il presente o nuove opzioni per il futuro: l’apiario da nomadismo su una fioritura specifica, dove di solito si resta solo il tempo di quella fioritura; l’apiario da impollinazione, che spesso viene frammentato in modo da costituire una scacchiera omogenea sull’appezzamento (se è un apiario sul melo, occorre fuggire subito dopo la fioritura per evitare le conseguenze dei trattamenti con pesticidi….); può essere un apiario da invernamento, in cui si cerca una buona situazione climatica (anche se si preferirebbe avere prima un arresto della deposizione per effettuare al meglio i trattamenti antivarroa in assenza di covata) e la presenza di risorse nettarifere e pollinifere precoci per una rapida ripartenza in primavera; un apiario da fecondazione, in zona riparata dai venti e piena di punti di riferimento per l’orientamento delle regine, dove si portano nuclei potendoli dislocare in formazioni sparse o un apiario più esplicitamente di “quarantena”, dove possono essere dirottati tutti gli alveari sospetti di poter incubare una malattia; a un professionista può essere utile anche un apiario autunnale fatto di più apiari che vengono riuniti per facilitare certe operazioni prima dell’inverno (qui bisogna vedere se la località è in grado di sostenere così tanti alveari tutti insieme, senza che si originino saccheggi).

(Da un contributo originale di Paolo Faccioli sulla rivista l’Apis)frecciatornasu