Mieli d'Italia

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Il fabbisogno d'acqua per le api

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A cosa serve l’acqua alle api?frecciatornaindietro
L’ ape, come ogni organismo vivente, è costituita in massima parte di acqua e la necessità di approvvigionarsene è imperativa per la sua sopravvivenza.

Le esigenze della colonia variano in base alla stagione, allo sviluppo della covata e alle condizioni climatiche.

Acqua 8 ALs

L’acqua riveste più funzioni per l’ape: sostiene le attività vitali dell’ insetto, funge da diluente per la produzione della pappa larvale, rientra nella regolazione termica dell’alveare. Pensare che la necessità di questo prezioso liquido sia legata esclusivamente al caldo è errato.

Già a fine inverno è facile osservare bottinatrici intente a raccogliere grandi quantità d’acqua. Nonostante le temperature siano ancora basse, è sufficiente un modesto rialzo termico, che porti la temperatura a soli 7-10° C, per far sì che le operaie affollino le pozze d’acqua o recipienti privi di ghiaccio.

Questo comportamento è dovuto all’ iniziale sviluppo della covata, alla presenza delle giovani larve che vanno nutrite con cibo larvale che deve essere ben diluito con acqua. L’umidità normale all’interno del nido può essere del 40%.

Con la comparsa delle prime fioriture, il nettare, grazie al suo livello di umidità elevato (fino all80%), sarà sufficiente a garantire la produzione di pappa larvale, senza la necessità da parte della colonia di arruolare api acquaiole. Va ricordato però che i raccolti di melata, a differenza di quelli nettariferi, non offrono alle api sufficienti risorse idriche: la forte concentrazione di zuccheri non lascia a loro disposizione acqua.

L' acqua preferita dalle api è caratterizzata da un elevato livello di sali minerali e questo induce le api a raccogliere liquidi tutt’ altro che gradevoli dal nostro punto di vista: non viene disdegnata l’acqua di scolo della letamaia, pozze stagnanti o comunque fonti ricche di prodotti derivanti dalla decomposizione di residui organici.

figura 1acqua

Le api acquaiole, cosi come le loro colleghe bottinatrici di nettare e polline, corrono i loro rischi: molte muoiono annegate, predate nel momento del rifornimento idrico o durante il percorso di andata e ritorno dall’ alveare. Inoltre, possiamo sospettare che alcune tecniche di distribuzione degli insetticidi attraverso la microirrigazione delle colture agrarie possano rappresentare un problema a livello dei gocciolatoi o delle gocce di guttazione di cui è ormai nota la pericolosità se provenienti da piante nate da semi conciati con principi attivi sistemici.

Sicuramente è nel periodo estivo, quando la calura è al suo apice, che l’ esigenza di reperire acqua dall’ ambiente raggiunge il suo massimo.

Regolazione della temperatura
L’ acqua viene poi stesa come una pellicola sugli opercoli o sui bordi delle celle e successivamente fatta evaporare grazie all’ attività di ventilazione. Le api “ventilatrici” operano in modo coordinato provocando correnti d’ aria che, favorendo l’ evaporazione dell’ acqua, riducono la temperatura dell’ alveare. E’così possibile mantenere la temperatura interna costante sui 35° C anche se all’esterno l’ insolazione diretta e la presenza di superfici scure portano l’ aria a valori superiori ai 60°C. E' Martin Lindauer che riferisce di un esperimento abbastanza estremo: una famiglia, collocata in una zona lavica vicino a Salerno alla piena luce del sole, a circa 70° di temperatura, è riuscita a mantenere costante a 35° la temperatura interna per tutto il tempo che è stato possibile rifornire le api d'acqua, prelevata da una vicina fontana. Sicuramente queste situazioni estreme difficilmente si raggiungono, ma la necessità di reperire acqua è comunque fondamentale nei periodi caldi.

Il mantenimento dell'umidità interna è anche in funzione della schiusa delle uova oltre che della conservazione del giusto livello di idratazione delle larve. Uno studio svolto in Israele citato da Johansson ha constatato come in agosto, in famiglie spedite in gabbietta con le accompagnatrici, secondo la ricercatrice svizzera Anna Maurizio i tempi di sopravvivenza possono essere moltiplicati per tre e per quattro se le api possono accedere a una riserva d'acqua. Solo il 10% delle regine sembrerebbe altrimenti sopravvivere oltre i 5 giorni. E questo è esperienza abbastanza comune.

Si stima che l’esigenza di una colonia di buone dimensioni possa essere superiore a un litro al giorno, anche se non è facile quantificare questo fabbisogno, e studiosi diversi danno cifre diverse. (Park calcola che possa essere di circa 280 grammi giornalieri per famiglia a maggio, con punte di mezzo litro per le famiglie molto forti, Farrar lo stima a circa mezzo litro d'acqua al giorno nel periodo più attivo (il che vuol dire 50 litri giornalieri d'acqua per 100 alveari). Johansson asserisce che in climi estivi molto caldi il consumo d'acqua per famiglia può raggiungere i 5 litri al giorno). Spesso in estate viene a mancare l’ apporto di nettare che consente alle api un rifornimento indiretto di acqua; inoltre, l’ elevata evaporazione, unita all’assenza di precipitazioni, creano condizioni di siccità.

L’ ape acquaiola si mette allora al lavoro. Lascia l’ alveare alle prime ore del mattino o verso sera, quando le temperature sono più accettabili, e grazie a speciali organi presenti sulle antenne, in grado di rilevare minime variazioni di umidità relativa, va alla ricerca, come un rabdomante, dell’ acqua. Se nelle vicinanze dell’ apiario è presente una sorgente stabile non ha problemi e sicuramente andràa memoria, infatti, una volta identificata una fonte dacqua questa sarà visitata in modo costante per tutto lanno, quando logicamente si verificano le condizioni di necessità e la possibilità di accesso non sarà preclusa da vento o temperature troppo basse.

Cosa può invece succedere alla colonia se nelle vicinanze non si trova che terra secca? Sicuramente deve sobbarcarsi un lungo viaggio per raggiungere una fonte o soccombere, passando tuttavia attraverso una fase precedente di blocco della covata!

La possibilità di approvvigionarsi di acqua di rugiada può rappresentare un sollievo, a condizione che si verifichi un sufficiente sbalzo termico tra livello del suolo e aria circostante tale da consentire la manifestazione del fenomeno, ma sicuramente assisteremo a un forte regresso della covata e della popolazione d’ api. Quindi, se l’ acqua è difficile da trovare o addirittura assente, le nostre api vanno soccorse installando nelle vicinanze dell’ apiario un abbeveratoio.

Abbeveratoi
E sufficiente recarsi presso i negozi di apicoltura e acquistarne uno. Possiamo trovare in commercio abbeveratoi che sostanzialmente sono bacinelle in materiale plastico, dotate internamente di una piattaforma galleggiante che permette alle api di non annegare.

La piattaforma galleggiante presenta una serie di aperture che consentono l’ aumento dei punti di contatto tra le bottinatrici e l’ acqua.

Gli apicoltori non difettano certamente di fantasia per costruirsi da sè una fonte d’ acqua. In sostanza dobbiamo fornire alle api un appoggio per evitare che anneghino e nello stesso tempo aumentare la superficie di approvvigionamento. Sicuramente conviene preferire materiali spugnosi o assorbenti, vista la tendenza delle operaie a raccogliere acqua da substrati umidi e non tanto dai bordi di una fonte a diretto contatto con il pelo libero dell’ acqua.

acqua Acqua 3 AL

Possiamo utilizzare un qualsiasi recipiente, come ad esempio.

- una tinozza su cui lasciamo galleggiare qualche ritaglio di legno, tappi di sughero tagliati a fetta di salame, uno strato di argilla espansa o altro materiale galleggiante

-vecchi blocchetti di cemento poroso su cui lasciar gocciolare dell’ acqua da un piccolo tubo di gomma

-un bidone da cui gocciola acqua su una semplice tavola di legno non verniciato inclinata

Abbeveratoio Cerutti MGI gocciolatoi sono molto attrattivi, forse perché forniscono un’acqua più calda rispetto a una semplice vasca, oppure, perché originano solo superfici umide; purtroppo, necessitano di un frequente rifornimento idrico da parte dell’ apicoltore.        

Le possibilità sono dunque molteplici: potremo scegliere quella che più ci aggrada, ma non necessariamente le api ci andranno.

Prevenire è meglio che rimediare
Il motivo è facile da capire. Le api, soprattutto d’ estate durante i periodi di siccità, arrivano a entrare nelle abitazioni per fornire acqua alla colonia. Nella spasmodica ricerca d’acqua scoveranno rubinetti gocciolanti, sottovasi, recipienti per abbeverare animali domestici , piscine.

Il tutto si tradurrà in problemi con il vicinato. Rimediare a simili inconvenienti è molto difficile a causa del comportamento abitudinario delle bottinatrici che continueranno a frequentare la solita fonte d’ acqua. Cercare quindi di prevenire è fondamentale. Accorgimento di fondamentale importanza sarà fare in modo che la fonte sia disponibile già a fine inverno (condizioni climatiche permettendo), così che le api si abituino a frequentarla ed evitino nei periodi di forte richiesta d’acqua di dare fastidio al vicinato.

L’ apicoltore nomade, che ritiene di spostare i propri alveari in postazioni vicine ad abitazioni e in periodi di carestia di nettare è bene che collochi gli abbeveratoi prima di posizionare l’ apiario. In questo modo, appena liberate, le api troveranno subito la fonte di acqua, disdegnando con maggior probabilità altre fonti di approvvigionamento “pericolose”.

Anche ove posizionare l’ abbeveratoio ha la sua importanza. Andrà posto logicamente nelle vicinanze dell’apiario, ma non sotto la traiettoria di volo, per evitare che le feci emesse contaminino l’acqua, e al riparo del vento…

(da un contributo originale di Ermanno Giordanengo)frecciatornasu