Mieli d'Italia

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Combattere la tarma della cera

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La tarma, prima di sfarfallare, passa attraverso tre stadi di sviluppo: uovo, larva e pupa.frecciatornaindietro

L’adulto depone le uova là dove trovi abbondanza del giusto nutrimento per le larve, e cioè resti di polline, esuvie delle larve, escrementi. Stiamo parlando di favi immagazzinati, non dell’alveare dove c’è la possibilità di cibarsi anche delle larve stesse di ape. Questa è la ragione per cui raramente vengono attaccati favi che non hanno mai contenuto covata. E questo è uno dei vantaggi della griglia escludiregina. In alternativa, si può praticare una gestione separata dei telaini da melario: quelli in cui c’è stata covata, quelli in cui non c’è stata.

Altrimenti si può usare l’ottimo B 401 (sospensione di bacillus thuringiensis), che però richiede la buona volontà di spruzzare uno a uno i telaini e di lasciarli poi asciugare per evitare l’insorgenza di muffe. Un solo trattamento, però, basta per tutto l’inverno.

Il B 401 si trova facilmente nei negozi di materiale apistico in flaconi da 120 ml e in bottiglie da un litro. Per essere utilizzato   deve essere diluito al 5% in acqua, ovvero 1 parte di B 401 e 19 parti d’acqua, avendo cura di agitare vigorosamente il flacone per omogeneizzare la sospensione prima di effettuare la miscelazione. Una volta diluito, il B 401 deve essere utilizzato entro le 24 ore ed è pertanto consigliabile preparare solo la quantità necessaria in funzione del numero di telai da trattare. Sono necessari circa 1,5 ml di soluzione per decimetro quadrato per ogni facciata di favo da proteggere; in pratica con 120 ml di formulato si trattano circa 70 favi da nido e 130 da melario. Per assicurare una buona protezione, la quantità di soluzione indicata deve essere distribuita uniformemente con un nebulizzatore sull'intera superficie di entrambe le facciate del favo. Una volta effettuato il trattamento e per evitare muffe, i favi, prima di essere riposti in magazzino, vanno lasciati asciugare bene all’aria o in locali dotati di deumidificatore.

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Se si vuole usare l’anidride solforosa, occorre ricordare che essa uccide le larve e gli adulti, ma non le uova.

Altri prodotti usati in passato come paradiclorobenzolo o naftalina, non sono più in commercio perché potenzialmente tossici.

A questo punto è utile sapere che il ciclo completo di sviluppo della tarma si può compiere in periodo che va da un minimo di sei settimane a un massimo di sei mesi in dipendenza dalla temperatura e dalla disponibilità di cibo, e che le tarme possono sopravvivere all’inverno sia come uovo, che come larva, che come pupa (imbozzolate, cioè).

Le uova schiudono velocemente (5-7 giorni) se la temperatura è elevata (29-35°). A temperature più basse (18°) possono impiegare anche 30 giorni. Il freddo può portare a morte tutti gli stadi della tarma, in due ore a –15°, in tre ore a –12°, , in quattro ore a – 7°, in quattro ore e mezza a 0°, in sei giorni a 2°, in 10 giorni a 5, in 15 giorni a 10°.

Con questi dati, uno dovrebbe sapere come comportarsi.frecciatornasu