Mieli d'Italia

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La nutrizione delle api: concetti di base (e dubbi)

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La nutrizione primaverilefrecciatornaindietro
1. Frequenza di somministrazione. A meno di non avere pochi alveari, tutti dislocati in prossimità di casa, per la maggior parte degli apicoltori è impensabile recarsi giornalmente in apiario. Volendo comunque stimolare la famiglia, facendole assumere piccole dosi, si può innanzitutto lavorare sul nutritore, passando da un modello tradizionale a quelli a depressione, che permettono alle api l’assunzione di un limitato quantitativo giornaliero di sciroppo. Foto 2Ne esistono di svariate tipologie, da quelli commerciali a quelli ”fatti in casa (bottiglie o sacchetti) aventi tutti una caratteristica comune: permettere, una volta in depressione, alle api di suggere lo sciroppo attraverso uno o più fori. Problema: quanti fori e di quali dimensioni? Tappi con 2 fori da 1.5 mm. assicurano una buona velocità di assunzione, che con un solo faro del diametro di 1 mm. Risulta troppo lenta. Fori più grandi, per esempio quelli che possono essere praticati on un punteruolo da legno, lasciano fuoriuscire in modo diseguale lo sciroppo e si svuotano troppo velocemente. Come per tutte le pratiche apistiche, anche in questo caso bisogna però tener conto che, al variare delle condizioni atmosferiche e della popolosità della colonia, varia anche il risultato. La velocità di assunzione, ad esempio, risulta inferiore nei casi di temperature rigide e scarsa forza della colonia; al contrario, una famiglia forte, in primavera è capace di svuotare 2 kg di sciroppo nell’ arco di pochi giorni. Tra i vantaggi conseguiti dall’uso di questo tipo di nutritore si deve annoverare anche quello, non indifferente, di poter riempire i contenitori tranquillamente in luogo chiuso e caldo, quando si ha del tempo a disposizione; la distribuzione, poi, può essere effettuata in qualunque ora della giornata, senza il rischio né di disturbare le colonie né di innescare saccheggi.

2. Quale sciroppo. Fatto in casa o quelli commerciali? Diluito o tal quale? “Al naturale” o ”corretto al limone” per facilitarne l’assunzione? In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi. Discorso, invece, più intrigante è quello sul giusto grado di diluizione dello sciroppo, in altre parole sulla percentuale di umidità che il prodotto da distribuire deve avere. Mera questione economica (l’ acqua costa meno dello zucchero!) o c’è dell’altro? Poiché questo tipo di nutrizione è assimilabile ad una debole importazione di nettare, anche una diluzione al 50% (o più per gli “incorreggibili” che sostengono di simulare una nutrizione in periodo fortemente umido) può essere accettata.

Foto 3La nutrizione primaverile è veramente sempre necessaria? Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. In termini di gestione, cioè, molte volte è più semplice e redditizio badare a qualche alveare in più piuttosto che a numeri inferiori ma che richiedono un impegno notevole (stimolazione primaverile = maggior forza delle famiglie = potenziale febbre sciamatoria = maggior lavoro di controllo). Due, invece, sono le situazioni che possono spingere con decisione verso una nutrizione stimolante primaverile: operare in ambienti nei quali le famiglie crescono con difficoltà per carenza di importazione (nettarifera e ancor più pollinifera, ma questo è un altro capitolo) oppure trovarsi nelle condizioni atmosferiche (ritorni di freddo, periodi prolungati di pioggia) predisponenti patologie da stress (peste europea in primis).

 
Nutrizione invernale
Molti apicoltori, in prossimità delle festività natalizie, regalano alle loro api un bel pane di candito, posizionato sopra il coprifavo e reso accessibile dall’apertura del disco. Le famiglie, se in salute e sufficientemente popolose, consumano con voracità l’insperato nutrimento fuori stagione, tanto che spesso già a fine gennaio è necessario intervenire con una seconda nutrizione. I problemi sono di due ordini: le colonie piccole consumano a fatica il prodotto perché nelle fredde giornate invernali non hanno la forza (e il calore) per sciogliere il glomere e recarsi sopra il coprifavo. Facile ed efficace la soluzione: alle famiglie piccole il pane di candito si posiziona direttamente sopra i favi, capovolgendo il coprifavo. Il secondo problema consiste in questo: poichè non si tratta di una nutrizione di soccorso (perché in tal caso ogni soluzione atta a salvare la famiglia è ben accetta) ma di un intervento con molteplici finalità (limitare il nosema somministrando nutrimento ben digeribile, anticipare la ripresa tardo invernale, ecc.) perché non anticipare il tutto in autunno o meglio ancora in tarda estate, nel momento in cui sostanzialmente inizia il vero invernamento delle api? In altre parole, perché non anticipare decisamente la nutrizione e mettere le api in condizione di avere nel nido (anzi proprio dove andranno a sfarfallare le ultime covate) delle scorte quanti-qualitative idonee a passare l’inverno e a riprendere la covata in modo ottimale quando più lo desiderano? In questo caso, meglio il candito o lo sciroppo? Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo (chiaramente, andando incontro alla stagione fredda, di qualità elevata, molto ricco in zuccheri semplici e in particolar modo in fruttosio) è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli. In termini di costo, pur all’apparenza sembrando nettamente sfavorevole la soluzione del candito, se si considera il costo per sostanza secca (lo sciroppo ha comunque un maggior grado di umidità) e il lavoro necessario per la preparazione e la distribuzione, le due soluzioni non sono così dissimili.
 
Foto 5
Foto 6
Nutrizione e blocco di covata artificiale
Un’ ultima nota su un tipo di nutrizione che è strettamente legata ad una tecnica di controllo della varroa diffusasi sempre più in questi ultimi anni, ossia il blocco artificiale della covata: sia che si blocchino le regine nelle gabbiette, sia, a maggior ragione, che si sottraggano le covate, al momento della ripresa della deposizione risulta estremamente utile una nutrizione alla famiglia, indipendentemente dalla presenza di importazione.
 
In conclusione: l’unica certezza nel nutrire è il costo, mentre del risultato non vi è certezza.

Queste righe non vogliono essere una facile ricetta del perché e di come nutrire, ma uno stimolo perché ciascuno di noi rifletta su come opera e prenda coscienza che nulla, a proposito delle api, va dato per scontato. In fondo è per questo che tanto ci piace essere apicoltori!

(da un contributo originale di Ulderica Grassone e Andrea Fissore)frecciatornasu