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Riunire famiglie e sciami

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Quando e perchéfrecciatornaindietro
Ci sono diverse occasioni in cui si puo’ considerare di riunire due nuclei, o un nucleo e una famiglia:

- vale la pena di riunire delle famiglie per metterle in grado di affrontare meglio il raccolto?

Dipende. Poniamo di trovarci alla ripartenza di primavera e che in apiario si manifesti uno squilibrio per cui alcuni alveari risultino notevolmente più “deboli” di altri. Bisogna innanzitutto intendersi sul significato di “debole”. “Debole” è una famiglia con numero di api e di covata inferiore a quello che sarebbe normale in quel momento dell’anno. A primavera può capitare di imbattersi in famiglie scarse di api, e non dovrebbe essere difficile capire di che natura sia questa debolezza. Se una famiglia sembra sana, se la covata è compatta anche se poca, se il grappolo delle api è ben concentrato intorno alla covata, se ci sono provviste vicine o intorno alla covata, è sufficiente ridurla con un diaframma tra l’ultimo telaino occupato dalle api e la parete più esposta al sole, per vederla svilupparsi coi primi raccolti, e più tardi sarà possibile rinforzarla con un telaino di covata coperto d’api. Questo in un momento in cui le api saranno sufficienti a presidiare la covata donata (se la covata della famiglia ospitante fosse ancora limitata alla metà anteriore del favo, un telaino di covata piena potrebbe creare uno squilibrio, rendendo difficile alle api presidiarla tutta).

Ma se una famiglia debole mostrasse un grappolo d’api non ben raccolto e una covata poco compatta, meglio scioglierla del tutto distribuendo i favi ad altre famiglie. Naturalmente dopo essersi accertati che non sia presente una malattia. Un caso del genere porta a pensare che la regina sia scadente e che non valga la pena di conservare una famiglia destinata a rimanere indietro per tutta la stagione, rovinando quella omogeneità a cui ogni apicoltore aspira per una gestione ottimale dell’apiario. In questo caso la distribuzione dei favi può essere preferibile a una riunione perché una riunione costringerebbe le poche api di due famiglie deboli (se intendo appunto accorpare due famiglie deboli) a presidiare una covata troppo estesa in orizzontale.

Questo discorso va anche rapportato al tipo d’api con cui si lavora. Api di razza carnica, diversamente dalla ligustica, riescono a svernare in famiglie molto piccole per raggiungere velocemente le loro cugine una volta iniziato il primo raccolto.

Se è dubbio che valga la pena riunire famiglie all’inizio di primavera, può essere diverso pensare di farlo in piena stagione produttiva. Per esempio, se una famiglia è rimasta orfana o è sciamata nel pieno del raccolto, invece che inserire una regina o aspettare che la famiglia si riporti in pari con le altre (in entrambi i casi perdendo il raccolto in tutto o in parte), è meglio riunirla, magari a un nucleo in crescita che potrebbe con questo rinforzo diventare produttivo. Operando sempre in questo modo si tenta di tenere sempre tutti gli alveari in produzione, mantenendo al tempo stesso un apiario omogeneo dove non sia necessario perdere tempo a trattare tanti casi speciali uno diverso dall’altro.

- vale la pena di riunire famiglie o sciami per metterle in grado di affrontare meglio l’invernamento?

Ci sono manuali che suggeriscono di invernare su non meno di cinque favi coperti d’api. In realtà tre favi coperti (letteralmente coperti) d’api possono essere più che sufficienti se le api sono sane, soprattutto se la varroa è stata abbattuta prima che cominciassero a nascere le api “invernali”. Queste api sono destinate a durare alcuni mesi, anziché i 40-45 giorni delle loro sorelle “estive”. Sono caratterizzate da un maggior sviluppo delle ghiandole ipofaringee, da un accumulo di proteine nei corpi grassi e da un più alto livello del feromone giovanile nell’emolinfa. Perciò è vitale per un buon invernamento un raccolto di polline (proteine) al momento dello sviluppo di queste api. Se quindi le api sono “di sana e robusta costituzione”, se ci sono scorte abbondanti, e, nelle zone a clima più freddo, se le famiglie sono tenute strette e le arnie ben coibentate sopra, tre telaini bastano a invernarle.

Dunque anche in caso di invernamento le eventuali riunioni si limiterebbero per lo più a: famiglie orfane (tanto più che in autunno è impossibile che si rifacciano una regina), e famiglie in cui la regina è scadente (dove va eliminata la regina accorpando la famiglia con un’altra).

Il metodo del foglio di giornale

 
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Come procedere a una riunione

Nell’unire due famiglie, bisogna sgombrare il campo di un diffuso pregiudizio: le api di diverse famiglie che si riuniscono, non si “fanno la guerra”. E’ sufficiente qualche momento di esposizione al sole per calmarle, e si possono mescolare tranquillamente a favi ed api di altri alveari. E’ però vero che le api riconoscono dall’”odore” api di altri alveari che tentano di penetrare nel loro (non se si sono sbagliate di ingresso e sono cariche di miele). Ma è una circostanza estremamente limitata legata alla protezione dell’alveare. Il solo problema è costituito dalla presenza, in una delle famiglie che si vuole riunire, di una regina, che può essere aggredita dalle api dell’altra famiglia.

Per questo il metodo più diffuso utilizzato per una riunione è il metodo detto “del foglio di giornale”. Esso permette un mescolamento graduale delle due popolazioni, assicurando l’accettazione della regina. Conviene togliere subito la regina che si intende sacrificare, e porre, sull’alveare più forte, quello più debole. A meno che la famiglia non sia orfana di recente (in questo caso vanno eliminate le eventuali celle reali) o da qualche settimana (in tal caso va verificato che non sia presente una vergine). Si possono trasferire i telaini con le api in due melari sovrapposti, oppure, se l’arnia ha il fondo asportabile, esso va tolto e l’arnia senza fondo posta sopra a quella più forte. Tra i due corpi va posto un foglio di giornale, che riempia completamente il vuoto. Il foglio va inciso sottilmente con una lama per facilitare l’apertura di passaggi da parte delle api. Se infatti si compie questa operazione in una giornata molto calda, le api della parte superiore, se chiuse in modo ermetico, potrebbero morire soffocate. Il consiglio, che spesso accompagna la descrizione di questa tecnica, di operare la sera, mira sia ad evitare il soffocamento, sia a recuperare il maggior numero di bottinatrici, che dovrebbero essere tutte rientrate: si conta che, se il processo fosse sufficientemente lento, le api della parte superiore potrebbero avere il tempo di perdere l’ orientamento, riorientandosi sul nuovo posto. In realtà perché le api perdano completamente la memoria di un posto ci vogliono almeno 7 giorni (vedi lo studio di Jill Dolowich, 2010), e quindi non ci si deve aspettare di recuperare tutte le api. A meno che le casse riunite non siano già contigue, o a meno che l’arnia da riunire non venga da un altro apiario, a più di 3 chilometri di distanza, o a meno che la riunione non segua a una settimana di cattivo tempo costante, in cui le api abbiano perso l’orientamento. Qualche giorno dopo si può passare a riunire i due corpi, eliminando gli eventuali telai in eccesso.

Una forma più spiccia di riunione consiste nel tenere compatta al centro dell’arnia la famiglia con regina, aggiungendo lateralmente i telaini con api dell’altra famiglia. In questo modo la regina si trova in ambiente protetto e la riunione sarà tanto più facile se si tratta di una regina matura, che cova da almeno un mese, si muove lentamente e non attira, scappando, l’attenzione aggressiva delle api “straniere”.

Altri apicoltori spruzzano di sciroppo molto diluito o di farina tutte le api. Questo le tiene impegnate nella pulizia ed è più facile che le api immesse non si precipitino sulla regina “straniera”.

Qualcosa può andare storto?
Se la forza delle due famiglie riunite è consistente, può accadere che le api costruiscano delle celle di sostituzione, anche senza ammazzare la regina. Non si sa esattamente la ragione, probabilmente percepiscono uno squilibrio nella composizione della famiglia (rapporto covata-api adulte, così come avviene in molti casi in cui si sgabbia la regina dopo un periodo di claustrazione di 21-24 giorni) oppure la riunione mette le api in condizioni di pre-sciamatura, quando il feromone reale, che fa da collante alla famiglia, non arriva a raggiungerle tutte. Non sempre queste celle di sostituzione vengono portate avanti: quando la famiglia ha recuperato una sua coesione e il raccolto impegna le api è possibile che le api distruggano le celle spontaneamente (meglio comunque, per prudenza, non contarci).
 
Riunire nuclei di fecondazione
Spesso accade che in un gruppo o una fila di nuclei di fecondazione gli accoppiamenti delle regine non vadano in porto. Ci si trova allora una serie di nuclei con regina feconda insieme ad altri che sono rimasti orfani. Molti apicoltori sciolgono i nuclei orfani scuotendo semplicemente a terra le api, che si raccoglieranno nei nuclei con regina più vicini. Questa è una tecnica semplice e pratica ma grossolana, che può in parte funzionare, in parte provocare l’orfanizzazione di altri nuclei, nel momento in cui una massa d’api “straniere” confluiscono tutte insieme in un nucleo con regina. Un metodo più sicuro è utilizzare i nuclei orfani per rinforzare i nuclei con regina già feconda di un altro apiario, distribuendo il più possibile i telaini con le api; oppure cercare di recuperare i nuclei orfani con una nuova cella reale e un telaino di covata (per evitare il formarsi di api ovificatricii e per tenere coesa la famiglia).
 
Riunire una famiglia fucaiola
Se la famiglia fucaiola dipende dalla presenza di una regina mal fecondata, è sufficiente eliminare la regina e procedere alla riunione col metodo del foglio di giornale o altro metodo, possibilmente sbarazzandosi dei telai contenenti covata maschile. Se dipende dalla presenza di operaie ovificatrici o fucaiole (che dopo circa un mese di assenza del feromone reale riacquisiscono questa capacità innata), allora meglio distribuire i telaini non sciupati in diverse famiglie forti. Scuotere tutte le api lontano, come viene spesso consigliato, funziona solo nel caso si tratti di una regina che non si è trovata, e che non sarà così in grado di ritornare all’alveare (ma come si fa a sapere se non si è trovata o non c’era?); se si tratta di api operaie ovificatrici, voleranno indietro e potrebbero interferire con la regina della famiglia a cui si vorrebbero riunire, per questo in questo caso è preferibile un metodo più “sfumato”. In presenza dei feromoni della covata e di una regina le api ovificatrici perdono pian piano la loro capacità di deporre.
 
Ci sono particolari situazioni di emergenza in cui si può procedere a una riunione di famiglie?
Una situazione può essere il “collasso” da varroa di un intero apiario, quando si cominciano a vedere le classiche api senza ali, o della covata morta con la ligula estroflessa, e questi sintomi di virosi si accompagnano a presenza di varroa visibile a occhio nudo. Dopo esserci assicurati che non ci sia anche un’altra malattia della covata (peste europea o americana), possiamo asportare radicalmente tutta la covata opercolata (togliendo i telaini e scuotendone via le api): in essa ci sarà a questo punto più varroa che api sane. Togliendola, toglieremo gran parte della varroa. Questi telai vanno poi eliminati o fusi.

Si può tenere invece eventuale covata non opercolata molto giovane, dove la varroa non sia ancora penetrata.

Se siamo ad autunno inoltrato, e alla fine dell’operazione le api non coprono completamente almeno 4-5 telaini, possiamo riunire a una famiglia vicina. Se due famiglie non bastano (stiamo presupponendo che il collasso abbia colpito l’intero apiario)possiamo riunirne insieme anche tre, o persino quattro se è il caso. Si possono scegliere famiglie vicine e tenere nel mezzo, a raccogliere le api scosse, un’unica arnia con tutta la covata non opercolata recuperabile. E’ sufficiente scuotere le api nell’arnia, senza particolari precauzioni se non un occhio molto vigile a eventuali saccheggi.

Questa operazione porterà a sacrificare qualche regina; se ce n’è una che si trova facilmente e che si ha motivi per voler conservare, si fa in modo che sia quella a sopravvivere. In questo caso va collocata o lasciata nell’arnia con le sue api, mentre le altre regine devono essere soppresse e le api delle altre famiglie scosse davanti all’ arnia.

Se no si può mescolare tutto “alla cieca” e lasciare che siano le api a scegliere la regina che sopravviverà.

Occorre anche accertarsi che le api rimaste alla fine dell’operazione siano abbastanza per coprire tutta la covata non opercolata e che nessuna parte di essa rimanga sguarnita.

In sostanza, alla fine vorrò avere un’unica famiglia prodotta da varie famiglie decimate che non sopravviverebbero all’inverno, con almeno 4-5 telaini coperti d’api e quanta covata non opercolata posso salvare, che possa essere coperta dalle api.

Perchè in questo caso voglio avere almeno 4-5 telai coperti (davvero coperti) di api? Perché in una famiglia al collasso la longevità delle api è compromessa e molte di loro sono destinate a morire prematuramente. Quando la famiglia si è stabilizzata e riassestata alla fine di questo terremoto, tratterò appena possibile con acido ossalico gocciolato, usando una dose commisurata alla forza della famiglia, agendo prima che le api possano aver opercolato la covata ancora aperta. L’intento, in questo caso, non è certo di avere delle belle famiglie a primavera, ma almeno di averne: disastrate, certo, ma che almeno costituiscano la base per una ripresa primaverile: salvando il salvabile. E per meglio superare l’inverno un cassettino in polistirolo con scorte abbondanti e api strette su un lato è consigliabile.

(da esperienze personali di Paolo Faccioli)frecciatornasu