Mieli d'Italia

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Inserire una regina

email Stampa PDF
frecciatornaindietro
 
“Dipende”
Come si inserisce una regina? Come con quasi tutto in apicoltura, l’inizio di una buona risposta a qualsiasi quesito è sempre “Dipende…”. Dipende se la famgilia dove voglio inserire la gabbietta è grossa o piccola, dipende se è orfana da tempo o la orfanizzo io per introdurre la regina nuova, dipende se è un periodo di flusso nettarifero o un periodo di secca, dipende se è in stagione produttiva e c’è covata, o se è autunno-inverno e non ce n’è, dipende se la regina è rimasta a lungo nella gabbietta o se l’ho direttamente trasferita dal nucleo di fecondazione, dipende se è una regina da dieci euro o una madre da riproduzione da cinquecento euro.
 
Immagine 077xsito Immagine 078xsito

Il tema è insieme importante e complesso: è importante perché una regina costa e dalla sua mancata accettazione può dipendere un ritardo di produzione o il mancato invernamento di una famiglia rimasta orfana, ed è complesso perchè circolano tante tecniche diverse basate su altrettanti diversi frammenti di teoria. Ci occuperemo qui della semplice situazione di un apicoltore che vuole inserire una o più gabbiette da trasporto che gli sono arrivate per posta, tralasciando l’inserimento di celle reali, di vergini, l’allevamento di regine nella stessa azienda e anche la varietà di modelli di gabbiette con cui è possibile introdurre una regina.

Il modo apparentemente più semplice è, dopo aver ricevuto da un corriere una gabbietta contenente una regina e le accompagnatrici, rompere la linguetta di plastica o di sughero che chiude il tappo di candito perforandolo poi leggermente, infilare la gabbietta tra due telaini della cassa orfana o orfanizzata, col candito verso il basso perché non coli sulle api, aspettare qualche giorno per permettere l’accettazione della regina e raprire l’arnia per prendere atto del risultato. Purtroppo in un gran numero di casi la cosa può non funzionare così facilmente. C’è un certo numero di aspetti che occorre conoscere, per limitare i fallimenti. Anche perché limitare i fallimenti significa ovviare ad alcuni problemi che non dipendono dall’acquirente, ma che la regina si porta dietro per come è stata allevata e a volte per una componente genetica.

Le cose che ho bisogno di sapere
Da uno studio australiano di John Rodes e Doug Somerville si ricava che una regina viene tanto più facilmente accettata quanto più è “vecchia” al momento in cui è prelevata dal nucleo di fecondazione (intorno ai 30 giorni almeno). Padre Adam, uno dei grandi maestri dell’apicoltura moderna, dice la stessa cosa sulla base della sua esperienza. Molti allevatori prelevano le regine quando vedono deposte le prime uova, per accorciare il periodo di permanenza di una regina nel nucleo di fecondazione e poterla rapidamente sostituire con una cella reale, e quindi produrre più regine nello stesso periodo di tempo. Ma questo va poi a scapito dell’accettazione.
La regina ha bisogno di un periodo di preparazione perché si attivi al meglio l’apparato ovidepositore e l’emissione dei feromoni. Inoltre una regina troppo giovane, che ha superato da troppo poco tempo la verginità, avrà conservato l’ irrequietezza di una vergine e si caccerà facilmente nei guai se, una volta inseritasi in una famiglia, si muoverà in modo scomposto provocando l’istinto delle api ad aggomitolarla uccidendola. Del feromone della regina sono state identificate nove componenti ed esistono ceppi d’api che non riconoscono una regina se non sono presenti certe componenti nella quantità per loro “giusta”. Dunque, c’è anche una componente genetica che ha un ruolo nell’accettazione. E se tutti questi non sono elementi che dipendono da chi le regine le riceve per posta, devono però indurlo a introdurle con una certa consapevolezza. Poi c’è il viaggio tra l’allevatore e il produttore-acquirente. Più è lunga la permanenza della regina in una gabbietta dove non può deporre e perde di peso, più è difficile che essa venga accettata, perché non ha gli attributi per farsi riconoscere da subito come una buona regina. Da osservare che non basta che la regina venga accettata nell’immediato, bisogna che poi non venga sostituita dalle api nelle settimane successive. Un vecchio lavoro di Forster citato da Rodes e Somerville mostra scatolacome il trasporto influisce sulla sopravvivenza delle regine inserite: le sostituzioni di regine risultarono molto meno nel caso di inserimento di regine procurate sul posto (5,2%), a paragone di quelle spedite per aereo (27,7%) o via terra (27,7%). Per questo, appena uno si è attrezzato un po’ ed ha superato la dimensione hobbistica, è bene che si produca almeno alcune regine da sé: potrà tenerle per un tempo ottimale nel nucleo di fecondazione e trasferirle direttamente dal nucleo alla famiglia che ha bisogno di un inserimento.
 
Perché dover introdurre una nuova regina?
A monte delle considerazioni che devo fare al momento di introdurre la mia gabbietta con regina che ho ricevuto per posta, ce ne sono altre. E cioè: perché intendo introdurre una nuova regina? E’ perché la famiglia stenta a svilupparsi o a portare miele quanto le altre? E’ perché le api sono troppo aggressive e voglio cambiare linea genetica con una più mite? E’perché per principio voglio avere regine giovani ed efficienti e cambiarle ogni due anni? E’ perché voglio formare nuovi nuclei? Queste sarebbero ragioni tecniche ineccepibili. All’estremo opposto ci può essere una ragione tipicamente dettata dall’ inesperienza: trovo una famiglia magari con ancora tante api ma senza covata, e penso che la soluzione, per riavere un’alveare operativo, sia semplicemente mettergli una regina. In realtà non è così semplice: se non ci fossero più uova e larve di piccole dimensioni, ma ancora rimanenze di covata, dovrei assicurarmi che non ci sia una vergine che deve ancora fecondarsi; se non ci fossero più tracce di covata, l’ipotesi che ci sia una vergine sarebbe più improbabile, anche se non impossibile, ma si affaccerebbe un’altra possibilità: che (come comincia a verificarsi in genere dopo due settimane) alcune operaie abbiano sviluppato il loro apparato riproduttivo, cosa che avviene in assenza del feromone reale che ne inibisce lo sviluppo in condizioni normali. Queste operaie coverebbero solo uova maschili, ma sarebbero in competizione con una nuova regina introdotta da me e ne renderebbero difficile l’accettazione. Inoltre, dove tendono a prevalere le api vecchie, più aggressive, è molto difficile inserire una regina. L’inserimento di un telaino di covata giovane (giovani larve) mi può aiutare sia a capire se c’è una vergine o no (dopo un giorno o due, se non c’è, le api comincerebbero a formare celle reali), sia ad evitare lo sviluppo di operaie ovificatrici, in attesa dell’inserimento di una regina (anche i feromoni della covata hanno infatti un effetto inibitore sugli apparati riproduttori delle operaie). Inoltre il feromone emesso dalla covata mantiene la stimolazione delle ghiandole con cui le api operaie producono pappa reale, conservando in forma le nutrici per la regina che andrà introdotta. Ovvio che prima di inserire la nuova regina dovrei eliminare ogni eventuale cella reale dai telai inseriti, per evitare la competizione.
 
Cosa rende difficile l’inserimento di una nuova regina?
- La presenza di api adulte che già volano, perché sono più aggressive e potrebbero aggredire una regina ancora percepita come “estranea”;

- la presenza di troppe api nell’alveare dove voglio effettuare il reinserimento, perché la “corte” di giovani api che normalmente accudisce la regina e ne assorbe i feromoni distribuendoli a tutto l’alveare, farà più fatica a far passare a un alveare popoloso il messaggio che la regina è presente;

- la presenza di operaie ovificatrici (come già detto);

- l’assenza totale di covata, perché implica una maggioranza di api adulte e l’assenza da parte delle api di quella percezione di “normalità riproduttiva” data dalla presenza della covata;

- l’assenza di importazione di nettare (per cui l’alveare è più statico, c’è poco scambio di cibo e anche il passaggio del feromone è più lento);

- il fatto che la regina sia giovane e irrequieta ed ecciti nelle api l’istinto ad aggomitolarla ed ucciderla;

- il fatto che, avendo passato un periodo nella gabbietta, non sia, al momento dell’introduzione, nel pieno delle sue funzioni ovificatrici, quindi “meno regina” e più leggera e irrequieta (vedi sopra);

- un periodo troppo breve (inferiore a 4-5 giorni) tra l’inserimento della regina e il controllo dell’accettazione, perché ogni disturbo può indurre nella regina un’agitazione che ne provoca l’aggomitolamento.

Cosa invece facilita l’accettazione di una regina?
- La prevalenza di api giovani (nutrici), quelle meno aggressive e più naturalmente portate ad accudire e nutrire la regina e a farsi messaggere del suo feromone;

- La circolazione di cibo, che accelera anche la circolazione del feromone;

- Il fatto che la regina non abbia interrotto la deposizione e sia pienamente efficiente al momento dell’inserimento;

- La popolazione numericamente ridotta in cui viene inserita;

- La presenza di covata aperta, i cui feromoni danno alle api una percezione di “normalità”.

Questa lista contiene non solo delle implicite indicazioni, ma anche i “perché” , e dovrebbe essere sufficiente a scegliere da soli una modalità di inserimento della gabbietta ricevuta per posta. Ci sono diversissimi modi di inserire una regina (basta guardare uno o due manuali o fare una rapida ricerca su internet per rendersene conto), ma pochi forniscono i “perché” delle varie opzioni.

Un’opzione relativamente sicura, tra le varie possibili, prevede un inserimento in due tempi: prima inserendo la gabbietta in un piccolo nucleo (2-3 telaini di covata e abbondante nutrizione), privo di api adulte: posso spostare il nucleo di lato in modo che le api adulte ritornino alla loro famiglia d’origine, o scrollare abbondanti api da telaini di covata aperta dove presuppongo esserci soprattutto api giovani (facilitando il levarsi a volo delle adulte, che non devono avere modo di rientrare nel nucleo). Dopo 5-6 giorni riunisco il nucleo, dove ormai la regina è accettata, di nuovo in deposizione, e protetta dalle api ormai “sue”, alla famiglia destinataria finale della regina. Lo inserisco al centro, in uno spazio che ho svuotato del numero di telaini che devo inserire. Facendo così, ho tenuto conto di quasi tutti i fattori sopra elencati.foto 3 per sito

Altri aspetti di una questione solo apparentemente semplice
Esaminiamo infine altri aspetti (che ci mostrano quanto può essere complessa la questione): è’ importante che la regina sia senza accompagnatrici, come suggeriscono diversi manuali? E’ importante che la regina “prenda l’odore” della famiglia? E’ importante, se sostituisco una vecchia regina, lasciar passare un periodo in cui le api percepiscano l’orfanità?

La ragione per suggerire che la regina debba essere inserita da sola è perché le accompagnatrici che si prendono cura della regina ostacolerebbero il contatto diretto tra la regina e le api della famiglia, rallentando la circolazione del feromone che, passando di ape in ape, fa sapere alla famiglia che la regina c’è. Forse non è un’operazione indipensabile, ma quando non fa perder troppo tempo si può cercare di farla, anche se richiede una attenzione e una manualità particolare proprio in un momento in cui le regine, alleggerite dalla permanenza della gabbietta, tendono a volare via perdendosi nell’aria.

Quanto all’”odore dell’alveare” (l’odore proprio di quell’alveare, diverso da quello di qualunque altro) che la regina dovrebbe assorbire per essere meglio accettata, Padre Adam riteneva fosse una leggenda, ma ai suoi tempi mancavano gli studi che invece oggi lo dimostrano. Tuttavia è interessante i l suo punto di vista, perché, vero o falso che fosse, lui sull’odore dell’alveare non ha mai contato per inserire una regina. Per Padre Adam è la relativa anzianità della regina a contare (e la quindi piena manifestazione della sua capacità ovificatrice che va naturalmente insieme a un comportamento più calmo e a un incedere più lento). L’odore dell’alveare, dimostrato soprattutto dagli studi di Michael D. Breed, comunque esiste, e le api discriminano tra amiche e potenziali nemiche proprio in base a questo odore, in cui ha un ruolo primario la composizione della cera (le proporzioni diverse per famiglia, di acidi saturi e insaturi, oltre che insieme ad altri fattori ambientali, si legano agli idrocarburi epicuticolari delle api). Poiché l’esposizione di api “straniere” ai favi di casa, in un esperimento di Breed, ha visto queste api trattate come sorelle dalle api guardiane, si è pensato che anche una regina, mantenuta per un po’ su un favo della famiglia dove deve essere introdotta, possa assumere l’odore di casa ed essere più facilmente accettata.

L’orfanità in realtà viene percepita dopo poco tempo dall’asportazione di una regina, nel momento in cui cessa la distribuzione all’interno dell’alveare del feromone reale prelevato dalla regina (addirittura dopo soli quindici minuti, secondo lo studioso canadese Marc Winston, ma anche su questo punto opinioni diverse). Padre Adam di nuovo non dà importanza a questo aspetto e sostiene che se una regina è matura si può sopprimere la vecchia e introdurre subito la nuova senza preoccuparsi del periodo di orfanità (quello che lui faceva era esporre i telaini per cinque minuti alla luce, a cui attribuiva un effetto calmante sulle api). Ma poiché noi stiamo parlando di regine arrivate per posta in una gabbietta, forse aspettare un po’ di più non guasta.

(da un contributo originale di Paolo Faccioli)frecciatornasu