Mieli d'Italia

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Marco Mantovani

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MARCO MANTOVANIQCaro giovane apicoltore (giovane nel senso di nuovo, a prescindere dall'età anagrafica..), eccomi qui a tentare di sintetizzare e motivare la tua scelta a dedicarti all'arte dell'apicoltura. Arte (l'attività umana e specialmente l'industria manuale applicata alle produzioni della natura pei bisogni e pei comodi della vita...metodo o maestria nell'operare secondo certe regole..), che ha a che fare principalmente con le vostre mani e con voi stessi. Tutti gli orpelli e le sovrastrutture che vi attireranno, che vi venderanno, che vi faranno, in mancanza , sentire inadeguati, in realtà non serviranno a niente. L'apicoltura sarà ( e dovrà essere) un intimo rapporto di conoscenza tra voi e “l'animale” allevato. Si passa prima dal divenire api-cultore e dopo con il tempo professionista. Che è comunque una situazione peggiorativa, dove la contingenza (campare la famiglia, pagare il mutuo ecc.ecc.) vi allontanerà dal primo rapporto di interesse e empatia che avevate instaurato. Tenderete a standardizzare i vostri comportamenti (ad aumentare la tecnologia che è diversa dalla scienza)e le api da sistema naturale anti-fragile diventeranno via via più sensibili e deboli nei confronti dei patogeni e del clima e anche rispetto ai vostri errori e le vostre forzature. Un ritorno all'Arcadia? Un indovino pessimista? Niente di tutto questo, avvicinatevi alle api e, come dico durante gli incontri con i ragazzi dei corsi professionali, avvicinatevi in modo che non possiate più fare a meno l'uno dell'altro. Voi a vedere i campi di fiori con gli occhi composti...e le api ad accantonare un po' più miele per pagare l'assicurazione del camioncino e a trovare ottime dimore e fioriture dove vivere. La loro biologia diventerà la vostra e in primavera sciamerete e d'inverno non avrete voglia di fare niente, solo di stare imbozzolato “a glomere” a progettare lavori futuri. La professione è strada di sacrifici, di spese certe e di guadagni illusori (non fatevi abbindolare dai vari gatti e volpi che arrotondano le entrate con altre voci..), l'apicoltura è validissima per chi costruisce attrezzature e chi scrive libri. Per tutti gli altri c'è da mettere in conto (come variabili avverse) il tempo, le malattie (di entrambi), il sistema veterinario nazionale, i politici come ve li immaginate voi infiltrati nelle associazioni di categoria, i sindacalisti attaccati come cozze, le nuove patologie, il “mercato”, le cooperative di produttori,le cooperative della grande distribuzione, i colleghi con l'ego ipertrofico e l'arroganza a mille che condividono (e occuperanno) il territorio dove lavorate, i guasti meccanici (maledetti motori endotermici!) che si presenteranno con la cadenza di 1 barra 2 al giorno, gli acciacchi da “malattia professionale” e da stress mescolati insieme..devo continuare?

Per questo vi consiglio di diventare artigiani, nel senso dell'arte prima detta, sappiate diventare elettricisti, muratori, meccanici, elettronici,falegnami,giardinieri, agricoltori, qualsiasi cosa occorra per poter portare avanti il vostro volere essere apicoltori senza dipendere dall'universo mondo. Qui sta il segreto , rendersi indipendenti il più possibile, coltivare l'autosufficienza(un po' come diceva il Dott.Schumacher nella prefazione del libro di John Seymour, che se ce ne è troppa è comunque uno squilibrio) , affrontare il viaggio confidando in voi stessi perché “Cu' è riccu d'api e d'armenti, è riccu e 'un'havi nenti”, non trasformate il vostro allevamento in “monocultura”, iniziate un'apicoltura estensiva a basso impatto e su piccola scala invece di una intensiva con grossi impegni energetici ed economici. Costruitevi le arnie, ora che avete internet e non avete scuse, producete il vostro primo miele con mezzi di estrazione semplici e alla portata di ogni cucina. Sarà il miele migliore del mondo, andrete in giro a distribuirlo con un vago viso da peyote e una soddisfazione di buddità addosso. Questo vale per maschi e femmine, arnie fuori dallo standard, pesi gestibili da tutti (veramente tutti...), investimenti irrisori seguendo il principio a forbice “minimo impegno-grande risultato”.Solo così l'apicoltura diventerà parte integrante del vostro essere, un tassello della vostra personalità, una finestra sempre aperta sul mondo che vi riporterà al qui e ora tutte le volte che lo vorrete .Dopo, sceglierete cosa fare..poi .Anche perché troverete altri con gli stessi pensieri e le stesse sensazioni, non importa se contemporanei o di epoche remote, tutti uniti dalla solita definizione di “apicoltore”.

Cu' è riccu di jumenti e d'api, è riccu e nun lu sapi”.frecciatornaindietro