Mieli d'Italia

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Marco Valentini

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Marco ValentiniIn questo momento storico in cui molti giovani si stanno affacciando all’apicoltura come possibile sbocco lavorativo, per rispondere alla crisi economica che stiamo vivendo, mi sento di dare un solo consiglio, forse più da padre che da apicoltore: “non crediate che l’allevamento delle api sia semplice e non pensIate che bastI mettere un post sui social network per imparare qualcosa. Il vostro percorso formativo sarà più complesso di quello che abbiamo intrapreso noi anziani, perché l’allevamento delle api, per vari motivi (varroa più virulenta, uso sempre più indiscriminato di pesticidi in agricoltura e sempre più tossici, cambiamenti climatici, uso disinvolto della selezione delle api, ecc.) è sempre più difficile.

Trentacinque anni fa, quando ho iniziato io, allevare le api era quasi uno scherzo, oggi bisogna essere altamente qualificati per poter salvare le api. Non so per quale motivo, probabilmente è una malattia della società moderna, eppure molti neofiti si affacciano al nostro settore con troppa faciloneria. Leggo in facebook post di apicoltori in erba del tipo: “come faccio a raddoppiare il numero degli alveari in un anno?” “Ma perché per la varroa non facciamo così..". (segue sequela di ingenuità clamorose); “ho deciso di cambiare tutte le regine ed usare la razza carnica che è più docile”; oppure, “ho ordinato un paio di buckfast”, ecc. ecc. 

Tutto questo magari al primo o secondo anno di attività!

Ecco, ci vuole più umiltà e spirito di sacrificio, per assorbire il mare di cultura apistica che c’è dietro le vostre spalle; io credo che il miglior percorso formativo sia iniziare a lavorare in maniera simile a quella di apicoltori che allevano api, da un certo numero di anni, per il proprio reddito e, poi, individuare la propria strada. Naturalmente, noi anziani abbiamo fatto i nostri gravi errori ed è giusto cambiare, ma lo si deve fare in maniera consapevole.

Probabilmente sono in conflitto di interesse, perché organizzo corsi di apicoltura altamente specializzati - ma ho intrapreso questa strada proprio perché sentivo la necessità da parte degli apicoltori in erba di acquisire professionalità in breve tempo - ma credo che il primo gradino sia seguire un corso di apicoltura serio (e qui chiedo ai dirigenti delle associazioni di apicoltura di dare le docenze a persone specializzate e non a ragazzi che sono apicoltori da pochi anni e che hanno solo una buona conoscenza teorica e poco pratica). Successivamente, acquistare una decina di alveari, lavorarci su e provare a salvarli dalla varroa, che, per il momento, mi sembra essere il problema principale di chi inizia questo mestiere; contestualmente, lavorare presso un’azienda professionale almeno per un anno e cercare di assorbire tutto quello che è possibile. Anche in questo caso vorrei fare un’esortazione agli imprenditori apistici, di aiutare questi ragazzi non tenendoli in azienda solo per fargli fare lavori ripetitivi e poco qualificanti.

Un plauso a Mieliditalia, che con questo spazio aiuta la crescita culturale degli apicoltori e dimostrerà, indirettamente, con risposte articolate degli esperti ai quesiti degli apicoltori, la complessità che c’è dietro ogni tema apistico; risposte complesse (non certo complicate), come si deve ad uno dei più suggestivi sistemi complessi – l’alveare – che vive a stretto contatto con il più affascinante sistema complesso: la Natura.

 

Marco Valentini ha creato la Bioapi società agricola s.s., che ha assieme a suo figlio Lorenzo e di cui lui è il rappresentante, è certificata bio dal 1994 (prima si chiamava Apicoltura Valentini) Marco ha iniziato nel 1977-78, mentre Lorenzo sei anni fa. Svernano con circa 300-350 alveari e 150 nuclei, ci lavorano in due.

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