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L'alimentazione
delle api
Molti apicoltori hanno sperimentato
l'esperienza di perdita del patrimonio apistico in seguito ai forti
spopolamenti delle famiglie per fame.
Questo primo contributo intende illustrare come prevenire le situazioni
di collasso delle famiglie per problematiche nutrizionali, analizzando
le strategie di alimentazione supplementare con particolare riferimento
all'alimentazione proteica.
L'alimentazione costituisce un fattore di
massima importanza per il decorso vitale dell'intero alveare e per
la maggiore capacità di difesa dalle varie avversità
che lo colpiscono.
In condizioni normali le api sono in grado di reperire a sufficienza
i nutrienti necessari per lo sviluppo delle famiglie. Le sostanze
che permettono loro di sopravvivere sono: il nettare e le melate,
che vengono trasformate in miele e immagazzinate nei favi; il polline
che costituisce la fonte principale di proteine, amminoacidi, lipidi,
vitamine e minerali; l'acqua che viene utilizzata per il controllo
della temperature e dell'umidità dell'alveare nonché
per la produzione dell'alimento larvale; la propoli, che è
necessaria per la disinfezione dell'alveare. In caso di periodi
di ridotta importazione, l'alveare ha una certa autonomia nutrizionale
che dipende da vari fattori ma in particolare dalla quantità
e dalla qualità di sostanze zuccherine e di polline raccolto
e immagazzinato e dalla forza dell'alveare (popolosità).
A causa degli effetti negativi collegati ad un attività antropica
che fa largo uso di fattori nocivi per l'ape e degli sconvolgimenti
climatici registrati negli ultimi anni, sono aumentate le situazioni
contingenti di sofferenza nutrizionale per gli alveari.
In tali casi è indispensabile che l'apicoltore garantisca
una alimentazione supplementare, allo scopo di preservare il benessere
dell'ape, così da raggiungere i traguardi ambiti della propria
attività (produzione di miele, polline, pappa reale, regine,
ecc.).
E' necessario cioè che l'apicoltore mantenga le famiglie
d'api in uno stato attivo permanente, assicurando un metabolismo
uniforme in modo da valorizzare al meglio il raccolto naturale.
L'alimentazione supplementare, infatti, raggiunge il suo massimo
effetto quando intercalata a periodi di produzione.
In condizioni di scarsa importazione o qualora non siano presenti
scorte sufficienti per la sopravvivenza, le esigenze nutrizionali
delle api possono essere soddisfatte spostando gli alveari verso
zone produttive (nomadismo) o intervenendo in modo opportuno con
somministrazione di zuccheri e di supplementi o sostituti proteici.
Nutrizione
zuccherina e proteica
Il livello produttivo delle colonie è proporzionale alla
popolazione di api adulte. Esso in condizioni ottimali dovrebbe
essere di almeno 40-50 mila unità. Per arrivare a questi
livelli le api hanno la necessità di disporre di elevate
quantità di nettare e polline.
Nel complesso lo stato nutrizionale dell'alveare risulta fondamentale
nel modificare la dinamica di popolazione delle api, influendo in
modo determinante sulla crescita, sulla produzione e sulla sopravvivenza
delle famiglie a fattori critici esterni ed interni (invernamento,
patologie, ecc). Ne consegue che nel caso in cui gli apicoltori
non possano far fronte ad eventuali carenze nutrizionali spostando
gli alveari in zone di grande flusso pollinifero e nettarifero,
è opportuno intervenire con un alimentazione supplementare.
Le nutrizioni zuccherine con sciroppi e canditi sono particolarmente
utilizzate per la preparazione delle famiglie per l'inverno, per
la stimolazione della covata alla ripresa e per la sopravvivenza
degli alveari in situazioni di emergenza.
Quando però vi sono lunghi periodi con bassa importazione
di polline o di raccolta di polline con scarso contenuto di proteine
(inferiore al 20%) è necessario nutrire con alimenti proteici.
Il polline raccolto naturalmente dalle api rappresenta, infatti,
la sorgente principale per far fronte alle esigenze nutrizionali
dell'alveare. Una colonia in un anno può consumare mediamente
dai 20 ai 70 kg di polline, in funzione della dimensione e dello
sviluppo dell'alveare. Una sua carenza può comportare la
riduzione o il blocco della covata con conseguente spopolamento
delle famiglie. Inoltre l'assenza di sostanze, tuttora non ben identificate,
presenti nel polline comporta una minore longevità della
vita delle api.
Una pratica normalmente adottata, è quella che prevede la
raccolta di favi di polline o di solo polline, quest'ultimo mediante
delle trappole, da immagazzinare in congelatore e poi da riutilizzare
in periodi di scarsa importazione pollinifera. Vi sono però
molte aziende apistiche, come quelle ad esempio che dedicano buona
parte della loro produzione alla formazioni di nuclei artificiali
e alla produzione di regine, che non hanno la possibilità
di recuperare il polline necessario per una eventuale alimentazione
proteica. Da qui la necessità di somministrare proteine mediante
dei supplementi proteici o dei sostituti del polline. E' opportuno
mettere in evidenza che tali sostanze sono in grado di sostituire
solo parzialmente l'apporto nutrizionale del polline. Ecco perché
una eventuale integrazione proteica funziona solamente quando viene
effettuata per un periodo limitato (un paio di mesi al massimo).
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Sostituti
e supplementi del polline
Solitamente tali sostanze vengono scelte in base ai seguenti parametri:
1. L'attrattività per le api
E' importante per l'assimilazione del prodotto e quindi per l'effetto
sullo sviluppo delle api. Può essere migliorata con l'introduzione
di polline, zucchero o miele.
2. Il valore nutrizionale
L'alimento proteico deve avere caratteristiche molto prossime a
quelle del polline. Di solito vengono utilizzate delle miscele dei
vari tipi di sostituti disponibili o viene aggiunto polline.
3. Presenza di sostanze tossiche.
Alti livelli di oli e sali possono provocare un aumento notevole
della mortalità di api. Anche la somministrazione di composti
con un elevato livello di proteine crude può avere un effetto
negativo sullo sviluppo della famiglia.
4. Dimensioni
delle particelle delle farine
Tutti gli ingredienti devono includere delle farine che devono essere
molto fini (dimensioni di particelle inferiori ai 500 micron).
5. Il costo
L'alimentazione deve portare ad un vantaggio economico complessivo
superiore ai costi di acquisto e di somministrazione. Non essendoci
dati a riguardo è difficile proporre gli elementi d'orientamento
sulla problematica per i vari casi specifici. Il prezzo dei prodotti
commerciali si attesta mediamente sui 4-5e/kg.
Principali
sostanze utilizzate nell'alimentazione proteica
Farina di soia
La farina deve essere stata sottoposta a processi per la riduzione
della frazione oleosa a livelli inferiori al 7% (livelli superiori
risultano nocivi per l'ape). Essa contiene circa il 50% di proteine
ed è scarsa dell'amminoacido triptofano. Non è molto
appetita dalle api ma è poco costosa. La conservazione deve
essere fatta al temperatura fresca per evitare che la farina diventi
rancida.
Farine di altre erbacee (girasole e altri
cereali)
Il contenuto in proteine è generalmente inferiore a quello
della soia. L'appetibilità è generalmente bassa. La
farina di sorgo anche se molto attrattiva per le api non è
consigliata per il basso livello di proteine.
Lieviti
Sono in generale molto appetiti dalle api. Il livello di proteine
è di circa il 50% e il contenuto di grassi si attesta intorno
al 7%. Sono i più completi dal punto di vista amminoacidico.
Per l'elevato contenuto in vitamine del gruppo B, i lieviti possono
essere considerati il sostituto per eccellenza.
Latte in polvere
Il valore biologico delle sue proteine è secondo solo all'uovo
intero, sebbene la quantità di glucidi sia piuttosto elevata.
Il contenuto vitaminico del latte è completo tuttavia, i
processi di liofilizzazione, tendono ad abbatterne considerevolmente
la quantità e la qualità. E' un alimento molto ricco
in sali minerali e non presenta particolari problemi di conservazione.
Risulta molto attrattivo per le api; il suo utilizzo aumenta notevolmente
l'appetibilità dell'alimentazione proteica.
La somministrazione
dell'alimento proteico
L'alimento può essere fornito in polvere all'esterno in prossimità
dell'apiario sotto a delle tettoie o mediante delle torte o dei
pani direttamente alle api. L'alimentazione, fatta all'interno degli
alveari, risulta la più efficace in quanto favorisce l'assimilazione
del prodotto indipendentemente dalle condizioni ambientali.
Per aumentare l'appetibilità dell'alimento proteico si può
aggiungere del polline in una quantità che va dal 5 % al
15% e dello zucchero (zucchero a velo) che nella mescola può
rappresentare oltre il 50% della sostanza secca. Se si usa dello
sciroppo zuccherino per la preparazione delle torte è preferibile
utilizzare concentrazioni dell'ordine del 70%(zucchero) - 30%(acqua).
Questo ridurrà le possibilità di alterazioni del prodotto.
Inoltre va ricordato che l'aggiunta di zucchero risulta necessaria
per abbassare la quantità di proteine presenti nella mescola
per portarle al 10-15% in peso. Quantità più elevate
possono avere un effetto tossico sulle api.
Al posto dello zucchero può essere utilizzato del miele.
Tuttavia esistono dei pericoli di trasmissione di malattie della
covata (peste europea e americana) che valgono anche per il polline.
Tali sostanze andrebbero sterilizzate prima dell'uso.
Per quanto riguarda le torte, esse una volta preparate devono pesare
dai 200 ai 500 grammi e possono essere utilizzate immediatamente
o confezionate in sacchetti di plastica e quindi poste in congelatore
per prevenire il deterioramento dei componenti. Alle api va somministarata
una torta per alveare ogni 7-10 giorni. In alveari piccoli la dose
da distribuire può ridursi a 100 grammi ogni due settimane.
Ciò che è importante ricordare è, che una volta
iniziata la nutrizione, non si può interrompere fino alla
presenza di fioriture pollinifere adeguate per la famiglia che ha
allargato nel frattempo le covate.
Per quanto attiene alla miscelazione, essa varia a seconda del composto
che si vuole ottenere (n° dei componenti della mescola), delle
quantità delle sostanze che devono essere mescolate e dei
dispositivi disponibili.
Se le quantità sono notevoli conviene utilizzare dei miscelatori
industriali.
Conclusioni
Finora l'alimentazione con sciroppo e con candito zuccherino si
è dimostrata particolarmente efficace nell'allevamento delle
famiglie. La nutrizione proteica, invece, non è mai stata
largamente praticata per i seguenti motivi:
1. la maggior parte delle volte non c'è stata effettiva necessità
di utilizzare l'alimentazione proteica;
2. molti formulati commerciali presentavano scarsa appetibilità
per le api, da qui l'abbandono da parte dell'apicoltore di tale
tipo di alimentazione.
E' probabile che le circostanze in cui l'alimentazione proteica
può portare a dei benefici varino nei diversi territori e
che in molti casi il costo possa essere superiore al vantaggio che
l'integrazione effettivamente può dare.
In definitiva la nutrizione proteica è, almeno per adesso,
uno strumento da utilizzare in situazioni di "emergenza"
nutrizionale, che ha come obiettivo primario quello di conservare
al meglio le capacità vitali dell'alveare e di renderlo così
meno soggetto all'attacco delle patologie che altrimenti accelerano
pesantemente lo spopolamento ed il collasso degli alveari.
Pierantonio Belletti
Giorgio Della Vedova
Commissione Sanitaria U.N.A.API.
(Da
L'Apis n.1 - 2004)
31 Luglio, 2010
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