|
|
LO SCARAFONE E' ALLE PORTE
Dopo l’Africa, l’America del Nord
e l’Australia l’infestazione del piccolo scarabeo degli alveari
ha raggiunto anche la vecchia Europa
Come
nel caso della introduzione di api africane in Sud America e della
varroa in Germania, anche l’arrivo di Aethina tumida in Portogallo
pare conseguente alle investigazioni di istituti di ricerca apistica
scientifiche. Centoventidue regine sarebbero infatti state importate
dal Texasgli USA da un centro di ricerca e poste a dimora in alveari
portoghesi in cui successivamente si è manifestata la presenza
del pericoloso parassita. L’infestazione si sarebbe evidenziata
in un solo alveare e quindi pur con alta probabilità che
i Quando “”i buoi erano forse già fuggiti” si è cercato
di porre rimedio con l’uccisione e la bruciatura delle famiglie
d’api , con accompagnata dalla disinfezione del terreno e,. Nel
frattempo si scopriva che dello stesso lotto e dalla stessa fonte
nordamericana erano state spedite altre 116 regine nella regione
francese dell’Auvergne e che complessivamente le spedizioni di regine
statunitensi nella sola Francia, nel corso dell’estate 2004, assommavano
a ben 19 lotti per un totale di oltre 3000 regine distribuite a
117 apicoltori. Solo a questo punto, gli organi sanitari comunitari
hanno finalmente assunto la “tempestiva e lungimirante” decisione
di bloccare anche le importazioni di regine dal Nord America. E’
quindi probabile, se non tristemente sicuro, che a breve bisognerà
far fronte a questa piaga anche negli apiari dello stivale d’Italia.
Colto da scoramento ho dedicato un po’ di tempo, tramite contatti
e letture, per cercare di avere qualche informazione supplementare
da cui ho tratto le seguenti prime schematiche e sommarie conclusioni.
Le modalità
di diffusione sono molto più varie rispetto a quelle della
varroa.
Oltre alle forme di propagazione cui siamo abituati e che sono principalmente
legate al materiale biologico vivo (spostamento di famiglie, di
pacchi d’api o di regine), per l’A. tumida esistono molti altri
possibili canali d’infestazione.
La
femmina adulta del piccolo scarabeo è in grado di deporre,
nell’arco di sei mesi, fino a duemila uova; sono pertanto ipotizzabili
più di cinque generazioni all’anno. Le minuscole uova sono
poste vicine a fonti proteiche, preferibilmente ai bordi dei favi,
sia su polline che nella cera, ma anche sulla covata delle api.
Possono tuttavia essere collocate anche su materiali molto diversi,
ad esempio nelle pieghe della corteccia delle piante. La diffusione
in Australia ed in Canada del piccolo scarabeo pare essere riconducibile
ad importazioni di cera. Gli insetti adulti, che sembrano peraltro
ben poco sensibili al freddo, hanno una loro notevole autonoma capacità
di volo che li può portare a superare i cinque km; le larve
sono invece in grado di percorrere fino a cinquecento metri per
trovare le migliori condizioni per interrarsi. L’A. tumida può
passare lunghi periodi, ed anche svernare, nei melari, negli ambiti
di lavorazione e stoccaggio di materiale apistico, così come
in molti altri ambienti e substrati naturali, senza necessariamente
trovarsi costretta a condividere con le api l’habitat dell’alveare.
Il coleottero si moltiplica con più facilità se la
famiglia d’api è debilitata, se la popolazione d’api è
squilibrata od insufficiente ed anche quando il ciclo biologico
delle api è disturbato (come nel caso dello “scompiglio”
conseguente alla visita dell’apicoltore).
Come si evidenzia
l’infestazione?
Innanzitutto
quando si apre un alveare è possibile “avvistare” piccoli
scarabei in fuga per rintanarsi all’ombra in angoli e fessure. Bisogna
inoltre considerare che il coleottero e le larve si nutrono di polline
e provocano il degrado del miele per cui i seguenti ed evidenti
segnali testimoniano una forte presenza del parassita:
• le traverse portafavo, la superficie dei favi ed addirittura gli
opercoli della covata (su cui lo scarabeo può deporre le
sue uova, specie se la famiglia d’api è debole) presentano
segni di miele e materia in fermentazione;
• il davanzalino dell’arnia o la zona sottostante si presentano
sporche, con tracce di miele e polline, sovente con effluvio olezzante
di fermentato.
Quando e come
intervenire?
Le api cercano di contrastare la presenza del coleottero nell’alveare
e questo è un importante fattore che riduce molto la capacità
riproduttiva dell’insetto. Nel contesto africano originario del
parassita, le api sono capaci di eliminare la maggior parte delle
larve; a questa attività non sembrano, invece, particolarmente
predisposte le api europee.
Potrebbe forse essere una ragione in più affinché
chi per definizione è deputato a tale fine, provi, prima
o poi, a lavorare (invece che parlarne e basta) per selezionare
e consolidate l’uso di ceppi d’api particolarmente vocati all’igiene?
Ho ragione di ritenere che l’associazionismo apistico più
responsabile, se si intravedessero anche deboli segnali in tal senso,
non esiterebbe ad investire tutta la collaborazione possibile e
necessaria.
L’attenzione degli apicoltori per la lotta al coleottero si concentra,
fino ad oggi, nel cercare di ostacolarne la moltiplicazione tenendo
sempre e solo famiglie d’api nello stato ottimale di sviluppo di
popolazione affinché possano rimuovere le uova del coleottero
prima della schiusa.
Metodi di
lotta biomeccanica
Il metodo più efficace, fra quelli sperimentati, per ostacolarne
la moltiplicazione (incluse le esche nell’ambiente) è risultato
l’uso di piccole scatole trappola con fessure della dimensione dell’A.
tumida poste nell’alveare contenenti un’esca quale birra od aceto
di sidro. L’efficacia di tali marchingegni di adescamento del coleottero,
con particolare interesse per quelli con meno di otto giorni, età
cui raggiungono la maturità sessuale, pare limitata ad un
20% di successo; maggiori risultati potrebbero essere probabilmente
ottenuti nel periodo invernale. Anche
il posizionamento della porticina di volo nella parte superiore
dell’arnia contribuisce a contenere lo scarabeo, ma presenta gli
inconvenienti di intralciare la pulizia da parte delle api, oltre
a porre non pochi problemi per il mantenimento dell’equilibrio termico
della covata.
Diversi insetti risultano possibili predatori delle larve di A.
tumida e questo fa ben sperare che sia possibile individuare specifici
competitori naturali. Da allevatori di api dovremo forse trasformarci
in allevatori d’insetti?
Per eliminare le uova dello scarabeo contenute nell’opercolo è
necessario procedere al suo trattamento entro i tre giorni successivi
alle operazioni di prelievo dei melari.
Principi attivi
utilizzati per la lotta chimica
Strisce contenenti Coumafos che vanno messe, dal momento che lo
scarabeo rifugge la luce, sul fondo dell’alveare e protette sotto
un cartone o un tessuto per garantire un riparo oscuro.
I coleotteri vi si radunano sotto e vengono di conseguenza contaminati.
Viene in tal caso da domandarsi: dove sarà possibile, perché
siano efficaci, collocarle nelle tante arnie italiane dotate di
fondo a rete? Irrorazione del suolo sottostante l’apiario con una
soluzione al 40% di Permetrina per rompere il ciclo di sviluppo
delle larve.
Le prospettive
Non ho trovato notizia di molte ricerche in atto su questa nuova
infestazione endemica apistica. L’apicoltura nord americana non
lamenta, dopo un primo sconcerto e significative perdite, un danno
particolarmente grave a seguito dell’infestazione. E’ pur vero che
i metodi produttivi e le sostanze attive là utilizzate rendono
l’apicoltura degli Usa assolutamente non paragonabile e diversa
da quella europea; tanto è vero che quel grande paese non
è riconosciuto affidabile dall’Unione Europea sul piano igienico
sanitario e questo è il motivo per cui era possibile, fino
ad ieri, importare da quell’origine api ma non miele.non ne è
possibile l’importazione di miele. E’ opportuno che l’intera filiera
apistica italiana sappia sviluppare tutte quelle iniziative di informazione,
di studio, di ricerca d’indagine tempestiva necessarie a contrastare
da subito i grandi possibili danni conseguenti al prevedibile arrivo
anche sul nostro territorio del temibile piccolo scarabeo degli
alveari. Tutto ciò prima che sia troppo tardi!
Francesco Panella
(Da L'Apis n.9
- 2004)
|
|